Quest’anno le WTA Finals si disputeranno sui campi di Indian Wells per poi accasarsi a Charlotte, vista la brusca e prematura interruzione del contratto con la Arabia Saudita. Fu una scelta di rottura, forse anche azzardata, quella di portare il massimo evento femminile in un paese nel quale i diritti delle donne sono ancora oggetto di forti discussioni e problemi, tanto che l’annuncio dello scorso luglio dell’addio a Riad per tornare negli USA non fu poi una grande sorpresa. Si era ovviamente accettato la montagna di denari promessa dalle sterminate risorse del fondo sovrano PIF, ma il riscontro dal campo (e dalle stesse giocatrici) non fu così positivo e quindi ecco il cambio di rotta repentino e ritorno negli Stati Uniti, dove l’evento è stato organizzato per molti anni in più città.
Il “masters” femminile infatti nacque a Boca Raton nel 1972, e dopo due edizioni si spostò a Los Angeles per restare quindi molti anni a New York, ma anche con passaggi a Oakland e il recente (ma poco fortunato) Fort Worth nel 2022. Viste le esperienze non positive (su tutte quella da Cancun del 2023, con i campi non ancora terminati quando arrivarono le giocatrici!), la WTA ha cambiato traiettoria per il suo evento di punta: basta affidarsi ad un soggetto terzo per la sua organizzazione, deve essere il nostro diamante, da noi stessi messo in opera e capace di attirare il massimo bacino di utenza come tifosi e rilevanza. Una rivoluzione totale, che la presidente della WTA Valerie Camillo ha illustrato nel corso del podcast Served, condotto da Andy Roddick.
“Charlotte ha fatto squadra per ospitare le WTA Finals” afferma Camillo. “La prima cosa da capire per spiegare come siamo arrivati a Charlotte è che abbiamo cambiato le nostre ambizioni su come volevamo organizzare le Finals. Da alcuni decenni, il torneo veniva affidato in licenza a operatori terzi, che si occupavano dell’organizzazione e ne definivano in larga misura le caratteristiche. La WTA aveva comunque un ruolo, naturalmente. La nostra ambizione, però, era dire: stiamo uscendo da questa fase, il nostro accordo con l’Arabia Saudita sta giungendo al termine. Possiamo ripensare il modo in cui organizziamo il nostro campionato? Vogliamo aumentarne la visibilità, renderlo più grande e dargli maggiore importanza, a beneficio dell’intero circuito. Un campionato di livello mondiale rappresenta un vantaggio anche per le giocatrici”.
“Il primo passo è stato individuare mercati in cui potessimo contare su tifosi appassionati, pronti a seguire con entusiasmo ciò che portiamo loro” continua Camillo. “Come possiamo trovare soluzioni innovative per ampliare la nostra copertura televisiva e lavorare su tutti gli elementi che contribuiscono a trasformare gli eventi più importanti dello sport in ciò che sono?”
Camillo ha poi raccontato chi l’ha contattata per avviare il percorso che ha portato le WTA Finals a Charlotte. “La mia prima telefonata è arrivata da Max Eisenbud, di IMG. Mi chiamò e disse: So che state valutando diverse possibilità. Avete pensato a Charlotte?. Da lì è cominciato tutto. Max aveva un legame con la Charlotte Sports Foundation, un’organizzazione davvero particolare che non conoscevo. Durante il primo incontro con loro, dissi che quella era la strada da seguire”.
“Per passare da un modello in cui ci affidiamo a soggetti esterni a uno in cui organizziamo direttamente il torneo, dovevamo attraversare una fase intermedia, trovando qualcuno che ci aiutasse a colmare il divario. È quello che abbiamo trovato nella Charlotte Sports Foundation, nel tessuto imprenditoriale locale e nelle istituzioni dello Stato, della città e della contea. Tutti si sono mobilitati per convincerci a scegliere Charlotte. È stato davvero bello sentirsi corteggiati: hanno fatto di tutto per averci. Questo rafforza la volontà di costruire una partnership e la fiducia in ciò che possiamo realizzare insieme, dandoti grande sicurezza”.
Chiaro il cambio di rotta della WTA: Camillo vuole che le Finals diventino l’appuntamento più ambito del calendario e ritiene che la decisione di organizzare direttamente il torneo possa contribuire a raggiungere questo obiettivo. Nel 2027, Charlotte diventerà la settima città statunitense a ospitare il torneo di fine stagione e, secondo il programma, dovrebbe restare nella città del Nord Carolina a lungo. Anche identificare un luogo preciso per un evento è un segnale di forza.
Marco Mazzoni
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