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Benetton e la Formula 1: “Schumacher dava il massimo, dopo Senna mi sono chiesto…”


“A volte, se vuoi trovare il tuo spazio, devi in qualche modo riscrivere le regole. Perché, se ti limiti a seguire le regole, segui una traiettoria già tracciata. E se segui quella traiettoria, c’è sempre qualcuno davanti a te”. E’ questo l’approccio alla discontinuità che, secondo Alessandro Benetton, ha caratterizzato l’esperienza di Benetton Formula: superare gli schemi consolidati e cercare soluzioni nuove per competere con scuderie che vantavano una lunga tradizione nel motorsport.

Le parole di Benetton

Ospite di High Performance (il podcast britannico condotto da Jake Humphrey e Damian Hughes, dedicato alle scelte e alla mentalità dei protagonisti dello sport e del business), l’imprenditore – oggi Presidente di Edizione e Mundys – ripercorre il percorso che portò una realtà proveniente dal mondo dell’abbigliamento ai vertici della Formula 1. “All’inizio nel circus la gente rideva di noi perché non avevamo alcuna esperienza né un passato nel settore. Venivamo dall’abbigliamento. Cosa potevamo saperne di ingegneria e motori?”, racconta, ricordando una sfida affrontata cercando continuamente nuove soluzioni.

Schumacher e il ricordo di Senna

Tra le scelte decisive, l’ingaggio di Michael Schumacher. “Fin dal primo giorno mi è stato chiarissimo che non si lasciava intimidire da niente. Non lo intimidiva il fatto di essere molto giovane. Non lo intimidiva il fatto di non avere esperienza, né si lasciava intimidire dagli altri campioni”, ricorda Benetton, sottolineando la determinazione del pilota tedesco. “Dava il massimo. E ti diceva: ‘Mi aspetto che anche tu faccia lo stesso’. Era lui a fissare lo standard”. Un approccio che, secondo Benetton, si traduceva anche nella capacità di responsabilizzare ogni componente della squadra. Nell’intervista trova spazio anche il ricordo del tragico weekend di Imola del 1994, segnato dalle morti di Roland Ratzenberger e Ayrton Senna. “Ho pensato: che cosa stiamo facendo qui? Dovrebbe essere uno sport. Non dovrebbe essere un luogo in cui le persone muoiono”, racconta Benetton, ripercorrendo uno dei momenti più dolorosi nella storia della Formula 1.


Fonte: http://www.tuttosport.com/rss/formula-1

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