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“Più tosta per Kimi rispetto a Michael”: Alessandro Benetton e il paragone tra Antonelli e Schumacher


Certe vittorie hanno il potere di riaprire pagine importanti della storia. Il titolo mondiale conquistato da Andrea Kimi Antonelli, diventato a soli vent’anni il più giovane campione del Mondo nella storia della Formula 1, riporta inevitabilmente alla memoria un’altra stagione d’oro del motorsport italiano: quella della Benetton. Una scuderia capace di sfidare e battere i giganti della Formula 1, conquistando due titoli iridati Piloti con Michael Schumacher nel 1994 e nel 1995 e il Mondiale Costruttori nel 1995. Oggi, a distanza di oltre trent’anni, un italiano torna sul tetto del mondo, riaccendendo entusiasmo, ricordi e inevitabili confronti. Ne parliamo con Alessandro Benetton, Presidente di quel team, e oggi di Edizione, protagonista di quella straordinaria avventura sportiva, per ripercorrere il passato, leggere il presente e capire cosa rappresenti il successo di Antonelli per il futuro dell’automobilismo italiano.

“A tutti e due piace guidare, hanno un debole per la vittoria”

La stagione di Andrea Kimi Antonelli ha scomodato paragoni ingombranti con i grandi del passato, tra cui anche Michael Schumacher, vede delle affinità tra i due? «Ogni individuo è diverso, con una propria personalità, tanto più nel caso dei piloti, però ci sono degli elementi che li contraddistinguono in maniera abbastanza simile. Penso che entrambi siano estremamente determinati e concentrati. Michael l’ho conosciuto bene, Andrea no, ma mi sembra che siano entrambi molto naturali e spontanei. Ma soprattutto che si divertano a fare il loro lavoro: gli piace guidare, fare gare e soprattutto gli piace vincere». Sceglieste Schumacher dopo che fece praticamente solo una qualifica a Spa. Sia voi che Mercedes avete visto il talento al di là del risultato dando a un giovane la possibilità di poter esprimere il proprio valore. «È una buona lettura, esistono anche qui dei parallelismi. Entrambi hanno dimostrato da subito l’attitudine alla velocità e quello è qualcosa che hai dentro di te e che ti appartiene e ti rende diverso dagli altri. L’unica differenza è che Michael è arrivato da noi quando eravamo un Team abbastanza competitivo ma non blasonato, permettendogli di avere un po’ meno pressione rispetto ad Antonelli che invece ha esordito direttamente in Mercedes».


Fonte: http://www.tuttosport.com/rss/formula-1

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