Domani a Jerez si chiuderà il capitolo della carriera di Nicolò Bulega nel Mondiale Sbk. Un lustro nel quale, insieme al Team Aruba, ha ritrovato il sorriso, la velocità e soprattutto ha raccolto due titoli iridati: il primo in Supersport nel 2023 e il secondo quest’anno in Sbk festeggiato nel round di Casa a Cremona davanti a tutti i vertici Ducati. Con i successi tra le derivate dalla serie, Bulega si è guadagnato la MotoGP con il Team VR46 che lo riaccoglierà dopo averlo già fatto correre nel Mondiale Junior Moto3 (vincendo il titolo nel 2015), in Moto3 e Moto2. Dodici mesi fa sulla pista di Jerez, Bulega si è giocato il titolo fino all’ultimo metro con Toprak Razgatlioglu (che ritroverà in MotoGP il prossimo anno), concluso con una tripletta tra le minacce e i fischi dei tifosi turchi per il contatto con l’allora pilota Bmw nella Superpole Race. Rispetto allo scorso anno, torna a Jerez con molta meno pressione. «Sicuramente più tranquillo dell’anno scorso, era stato un weekend un po’ “caldo”… È una pista che mi piace molto. Ho un feeling un po’ strano perché sarà la mia ultima gara in Sbk con Aruba e ci tengo molto a fare bene. Da una parte sono contento e dall’altra sono triste».
“Non credevo più in me”
Quanto è cambiato in questi cinque anni con il Team Ducati Aruba? «Quando ero arrivato qui non ero come ora e soprattutto non ero nella situazione in cui vado via. Sono arrivato giù di morale, non credevo più in me. O meglio, credevo in me ma non ero capace di tirare fuori quello che avevo dentro. Il Team mi ha dato una grandissima mano: mi ha aiutato a esprimere tutto quello che era il mio potenziale». Cosa direbbe al Nicolò Bulega del 2022? «Gli direi di non mollare, di circondarsi di persone che credono in lui, che gli mandino energia positiva e che lo aiutino. Soprattutto che lo supportino affinché possa emergere». In caso di tripletta, raggiungerà Troy Bayliss a quota 52 successi in Sbk, cosa prova? «Lunedì ero con la squadra e mi sono messo a guardare un po’ di statistiche perché non mi ricordavo più quante gare avevo vinto. Sono andato sul sito della Sbk e ho visto che mi mancavano giusto tre vittorie per raggiungere Troy. Non è una cosa così fondamentale, anche solo aver vinto qualche gara in meno per me è un successone. È chiaro che lasciare la Sbk raggiungendolo sarebbe fantastico».
La MotoGp
Il prossimo anno ad attenderla ci sarà la MotoGP e il Team VR46. Cosa si aspetta? «Sarà una sfida tosta, piena di ostacoli ma ora sono più consapevole di quello che posso fare, più maturo. Sicuramente tornare in quel team sarà bello: troverò molte persone che ho lasciato in passato. Sono uno dei pochi che ha fatto tutto il percorso dalla Moto3 fino alla MotoGP con lo stesso Team (l’altro è Fabio Di Giannantonio con Gresini, ndr). Sarà un grande stimolo per fare bene». Al suo posto arriverà Franco Morbidelli, pensa che il Team Aruba potrà aiutarlo a tornare ad esprimere tutto il suo potenziale come ha fatto con lei?
«Non siamo tutti uguali e ognuno ha bisogno di cose diverse nella propria vita. Credo che sia il miglior team per dimenticarsi delle cose brutte e cercare di tirare fuori il meglio di sé. Franco è un grande talento, ma non è riuscito a esprimere il suo potenziale. Può succedergli la stessa cosa che è successa a me».
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