L’ottava sinfonia di Kimi Antonelli non suona bene neppure a lui, campione di onestà ed empatia qual è. Gli viene messa sul piatto d’argento da una Direzione Gara che penalizza il volo di Lando Norris, perfetto tra la qualifica e il Gran Premio fino al 14° giro, quando il solito Lance Stroll ne combina una e nelle stanze dei bottoni dormono, esponendo la Virtual Safety Car per portare fuori l’Aston Martin dal toboga del Madring quando il campione del mondo, nettamente in testa, aveva già passato l’ingresso della pit-lane, sfruttato invece da Antonelli e Max Verstappen (e tanti altri) per ridurre l’handicap di una sosta molto lunga sul nuovo circuito spagnolo. Un’occasione che rilancia l’olandese e conferma quanto questo sia il Mondiale di Kimi e della Mercedes, relegando la McLaren numero 1 al terzo posto al termine di una gara a lungo condotta da Charles Leclerc per la scommessa di strategia della Ferrari (partire con le hard e aspettare) non premiata nonostante le gufate rosse per una bandiera dello stesso colore. Ferrari dunque per la quarta volta consecutiva fuori dal podio, con Lewis Hamilton subito ko senza pedale del freno. Kimi invece centra il secondo successo in otto giorni, anche se ha il gusto molto diverso dalla storica apoteosi di Monza.
Sentenza sul Mondiale
Ma l’ottavo successo stagionale e in carriera (eguaglia Jacky Ickx) che gli regala l’ennesimo record (più giovane vittoria alla prima gara su un nuovo circuito, battendo di due anni il 22enne Vettel a Suzuka) e gli fa piantare il Tricolore anche in Spagna, dove non aveva mai sventolato, è una sentenza sul Mondiale (+81 sul compagno George Russell solo quinto) e la conferma che il bolognese compie continui e costanti passi in avanti, anche di maturità. «Sicuramente non è stato il modo in cui avrei voluto vincere. Lando meritava la vittoria, e mi è dispiaciuto per lui, ma ce la teniamo stretta e guardiamo avanti per capire dove migliorare» ammette con candore e grande sportività Antonelli, mentre Norris mastica amaro: «Sento di aver fatto tutto nel modo giusto durante il weekend. Veder sfumare la vittoria così fa davvero schifo, ma è… la Formula 1. Una gara dovrebbe essere vinta dalla prestazione migliore e da una buona strategia, stavolta si è trattato di una regola che avvantaggia alcune persone molto più di altre». Con questo Kimi non sbaglia nulla, a partire proprio dalla gestione della Virtual, perfettamente supportato dal muretto Mercedes a differenza probabilmente della McLaren che poteva anticipare le mosse tardive della Direzione Gara.
Kimi, il momento chiave e le gomme
«La comunicazione tra me e Bono (il suo ingegnere, ndr) è stata molto buona. Mi ha avvisato di cosa succedeva e io ho cercato di rallentare un pochino nell’ultimo settore per vedere se riuscivo a beccare la Virtual proprio prima dell’entrata in pit-lane. È stato un timing perfetto». Insomma, come l’Ottava di Beethoven, quella di Antonelli è una sinfonia in Fa Maggiore. Nel senso che Kimi Fa e lo fa in modo Maggiore, migliore degli altri. In tutto. Stando fuori dai guai nel convulso via, gestendo al meglio il momento chiave e soprattutto le gomme per il finale, accettando tanti giri al… rallentatore dietro a Leclerc. «Una situazione difficile, dire che ho avuto molta, molta pazienza. Poi quando Charles ha pittato ho avuto strada libera e sono riuscito a fare il mio passo».
Mix perfetto dei campioni
E andarsi a prendere una vittoria fortunata e meritata. Il mix perfetto dei campioni, vendicando per altro subito la domenica no dell’amico Marco Bezzecchi a Misano, dove la MotoGP ha parlato spagnolo con Marc Marquez e cinque suoi connazionali a partire dal fratello Alex ai primi sei posti. Il tutto con Carmelo Ezpeleta, il boss delle due ruote ora di proprietà della F1, a sventolare la bandiera a scacchi e soprattutto Re Felipe di Spagna a premiarlo sul podio. Un’incoronazione, anche se Kimi non vuole sentire parlare ancora di Mondiale nonostante un vantaggio che nessuno ha mai recuperato in otto-nove gare, quelle che mancano. «Stavolta ci è andata bene, ma la ruota gira e può succedere di tutto – avverte il bolognese –. Io continuo a non guardare alla classifica e a cercare di fare il massimo weekend dopo weekend, alzando l’asticella e massimizzando tutte le opportunità che mi vengono date». Ma che la corona se la sia già presa lo dice Hamilton. «Quest’anno non c’è modo di fermare Kimi e la Mercedes, hanno fatto un lavoro fenomenale e se lo meritano». Aggiungete che Jack Wolff, il figlio di nove anni del team principal, ieri ha conquistato in Italia il suo primo campionato tra i kart, beh, la Stella brilla ed è più fresca che mai.
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