Tutti i voti e i giudizi sui protagonisti del Gp di Singapore, che ha visto il quattro volte iridato replicare il trionfo di Sepang e sfatare il tabù di Marina Bay. E ancora, il podio di Antonelli che consente all’italiano della Mercedes di mettere le mani sul mondiale e a tutta l’Italia della F1 di tornare a fari conti per il titolo dopo oltre 70 anni dall’ultimo titolo tricolore e quasi 20 anni dopo il mondiale della Ferrari, che a Singapore si è però concessa un felice weekend grazie alla gara da urlo di Leclerc.
Semaforo verde
Verstappen 10 – Due pole, due vittorie, neppure una crepa. Domina la Sprint sul bagnato e il GP sull’asciutto, cancellando il tabù Singapore. Sembra un prestigiatore, ma il trucco non c’è: governa gomme, ritmo e rivali, anche senza radio. Due vittorie consecutive e una sicurezza ritrovata: quando SuperMax sente odore di vittoria, lascia agli altri soltanto le briciole.
Red Bull 9,5 – Guai a liquidarla come l’ennesima impresa di Max contro il mondo. Da Monza a Sepang, fino a Marina Bay, la RB22 ha guadagnato equilibrio e competitività. Vincere dove per anni aveva sofferto è la prova del nove: il lavoro del team ha restituito all’olandese una macchina con cui dettare legge.
Leclerc 9- – In Q3 dice di aver “chiuso gli occhi” per cercare il limite di una Ferrari nervosa in frenata: la pole sfuma per 54 millesimi. Nella Sprint soffre le intermedie, domenica si prende un secondo posto che sa di massimo possibile. Al via affianca Verstappen, ma non forza la mano. Max ha costruito una reputazione nei duelli e Charles sceglie di non giocarsi tutto alla prima curva. Prudenza o rispetto? Di certo non mancanza di talento.
Antonelli 8,5 – La W17 aggiornata è imprevedibile, e lui impiega il weekend a decifrarla. Non trova il colpo da fuoriclasse sul giro secco, ma in gara ragiona da veterano: mentre Norris cerca un varco su Lewis, Kimi coglie l’attimo e gli soffia la posizione. Il colpo di chi vede più lontano. Il podio è il premio per una domenica lucida, e un altro pezzo di Mondiale.
Hulkenberg 8,5 – Lo chiamano Hulk, ma qui domina Bruce Banner: testa fredda, esperienza, precisione. Settimo nella Sprint, ottavo nel GP, tiene Russell dietro senza concedergli un centimetro. L’Audi non è un’astronave e lui non finge che lo sia: incassa quanto la macchina consente. Dopo tanti anni dal debutto, il talento non è invecchiato. Semmai ha imparato a non sprecare nulla.
Lawson 8 – Quinto nella Sprint, settimo domenica: risultati pesanti per la Racing Bulls. Niente proclami, niente spettacolo a ogni costo. Mentre altri si perdono nei duelli, lui porta punti al box.
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