Ci sono domeniche in cui la Ferrari sembra giocare a scacchi e dimenticarsi di muovere il pezzo. Singapore è stata una di queste: secondo posto di Charles Leclerc, sesto di Lewis Hamilton, 26 punti in cassa, oltre ai 13 della Sprint. Il bilancio è buono, ma ha il sapore del dolce lasciato a metà.
Leclerc e Verstappen, il duello al via del GP di Singapore
Si parte da curva 1. Leclerc scatta benissimo, Marina Bay pare sua, i tifosi rossi già sognano. Poi arriva Max Verstappen con una staccata al fulmicotone, dura ma corretta, e il monegasco deve scegliere tra l’eroismo e il buonsenso. Sceglie il secondo. «Per forza, sennò saremmo finiti entrambi contro il muro» ha spiegato, riconoscendo all’olandese una manovra «al limite, ma l’ha giocata bene». Poi il retroscena: nei primi sette giri Verstappen aveva un problema di deployment e Charles non lo sapeva. «Forse se lo avessi saputo avrei potuto usare di più la mia batteria, ma con il senno di poi si può sempre fare meglio». Il senno di poi, si sa, è la disciplina in cui siamo tutti campioni del mondo. Resta una gara con il coltello tra i denti, una strategia a due soste spremuta fino in fondo e un podio che interrompe un digiuno di cinque gare. Leclerc guarda avanti: «Abbiamo portato dei pezzi che ci hanno permesso di fare uno step, anche se non ancora abbastanza. Dobbiamo continuare la lavorare per poter tornare a vincere e spero di farlo presto».
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