Arriva finalmente dall’altro mondo la notizia dell’altro mondo: a vent’anni, il nostro turbobaby è re (piccolo principe) della Formula uno, il più giovane di sempre, il più di tante altre cose. Giriamo tutti quanti a massima velocità nel circuito dell’inverosimile, mai visto nel roboante circo dei motori un simile prodigio, vedi già l’esaurimento scorte degli aggettivi superlativi. Nel momento della beatificazione, abbastanza risaputa la trafila di vita: nato a Bologna nel 2006, a 13 anni (2019) corre nei kart, vince come un ossesso, nel 2025 esordisce in Formula 1, senza dimenticare di diplomarsi, un anno dopo eccolo qui col Mondiale a tracolla. È l’impossibile che diventa possibile. È davvero la romantica riedizione motorizzata del Piccolo Principe, che ci fa viaggiare sulle ali del sentimento e dell’immaginazione, sovvertendo tutte le convenzioni e tutti i luoghi comuni, trasformando una rosa usuale come il titolo iridato in una rosa unica tra tutte, originale e particolare, perché come dice la volpe del libro “è il tempo e la cura che hai speso per la tua rosa a fare la tua rosa così importante”. Magari Kimi ne vincerà altri dieci o venti (come età ci sta dentro comodo), ma da qui in poi nessun Mondiale avrà lo stesso sapore e la stessa suggestione. Questo ha la grandezza e la stravaganza dell’impresa bambina, proprio nel mondo adulto e paludato dell’alta informatica e della sofisticata tecnologia. E se un Piccolo Principe arriva a scaravoltare il sistema con il candore scaltro e saggio della sua freschezza, tutto diventa inevitabilmente fiabesco. Così come tutti lo percepiamo adesso.
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Antonelli campione del mondo in Formula 1
Naturalmente non mi azzarderei mai a definirlo il figlio che ogni mamma vorrebbe avere, perché le madri italiane già stanno sveglie con le pulsazioni a duecento e gli occhi a palla quando i loro ragazzi tirano tardi tra disco e movide, figuriamoci saperli nella bolgia di un gran premio, a quelle velocità, con quei rischi (anche se andrebbe detto una volta per tutte che i bolidi del giorno d’oggi sono nettamente più sicuri del monopattino usato senza casco in giro per la città). Però la tentazione di rappresentare Kimi come ragazzo ideale è troppo forte, difficile lasciarlo passare via come un ragazzo qualunque. Meglio: diventa specialissimo proprio perchè è qualunque, il che di questi tempi dice abbastanza, anzi dice quasi tutto. Gli zanza che di motori ne sanno sempre una più di Prost e Alesi sono già pronti a dire piano con i botti e i petardi, ormai le corse le vince la macchina, il pilota conta zero, obbedisce all’elettronica, con la Mercedes vinco anch’io.
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Naturalmente c’è del vero, ma sempre meno vero del fatto che la Mercedes in Kimi ha creduto quando ancora ciucciava il biberon, su Kimi ha investito, su Kimi ha rischiato. E guarda caso c’è un altro pilota che guida la stessa macchina, più esperto e scafato, eppure rimasto dietro in classifica. Dunque, un applauso in più per Kimi e bentornata la centralità del pilota, che ancora riesce a fare una differenza. Diciamo sempre che ci sono campioni costruiti sul lavoro, sui sacrifici, sulla volontà. Nel caso di Kimi, non si può lasciar fuori il dono celeste, il talento vagamente divino, prima di tutto il resto. Senza dimenticare la passione, il motore che nella vita, anche nell’età dei sogni, spinge più di qualunque cilindrata.
L’impresa di Kimi a vent’anni
Se mai, stupore aggiunto allo stupore, è vedere come un ventenne abbia sopportato il ruolo lungo l’intera stagione. Vincere un Gp può capitare, due pure, ma reggere e dominare un campionato dall’inizio alla fine è di pochi. Kimi si è allegramente spupazzato tensioni, pressioni, emozioni, imperturbabile e sereno come un monaco tibetano, come un maestro zen, o come un curato d’oratorio di certi tempi e di certi quartieri. Questa l’impresa nell’impresa: guidare la potenza di un peso enorme persino più virtuosamente del suo bolide di centomila cavalli. A vent’anni, e mi scuso per la ripetizione.ù
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Pronti via, inni e bandiere come alla festa del patrono, il fratellino d’Italia riporta a casa il Mondiale 73 anni dopo Ascari (1953, paleolitico della F.1). Adesso che la mistica patriottica dei Sinner e delle Brignone è quanto meno sospesa fino a nuovo bollettino medico, adesso che le nuotatrici alla Curtis sono in rimessaggio invernale, la nostra meglio gioventù ci scodella il ventenne più veloce della storia. Grazie, se ne sentiva il bisogno: così la smettiamo almeno per un giorno di pensarli tutti maranza.
Fonte: http://www.corrieredellosport.it/rss/formula-1

