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F1, Briatore grida vendetta: “Rprendiamoci quello che ci hanno tolto”


Il Tricolore che non ti aspetti. Kimi Antonelli? Dietro e oggi ancora più indietro. La Ferrari? Delusa. Graziata a un passo dalla clamorosa eliminazione in Q2 ma nel pazzo gioco delle scie, delle furbate e delle penalizzazioni alla fine in una seconda fila tutta rossa che profuma quando meno di speranza. Ma nel sabato di Monza al posto dell’auspicato verde(biancorosso) c’è il blu della grandeur francese con la prima pole di Pierre Gasly sulla pista che sei anni fa (con l’AlphaTauri) gli ha regato la prima, unica e altrettanto sorprendente vittoria. Ma dietro alla rinascita dell’Alpine, a metà tra karma e rivincita dopo la rissa di venerdì con la McLaren per il caso della sentenza sul podio tolto a Monaco, c’è tanta, tantissima Italia. A parte che Gasly vive a Milano (al microfono esalta i tifosi nella nostra lingua) e soprattutto a capo del team, che nonostante grandi investimenti della Renault di Luca De Meo (altro pilastro tricolore, uno dei tanti fuggiti dalla galassia Fiat) era sprofondato nel ruolo di cenerentola della Formula 1, da due anni c’è Flavio Briatore. Il grande reietto del Circus per il Crash Gate 2008, l’unico “vecchia scuola” che non ha paura di imporsi, dire la sua. Fregandosene anche del politically correct imperante. Accendendo il venerdì con le accuse di imparzialità Fia per un giudice legato alla McLaren. Così, dal suo ufficio al primo piano dell’hospitality azzurra Alpine, ci accoglie come chi è tornato a guardare in tutti i sensi il Circus dall’alto.

Briatore: “La cosa più importante è reagire”

«La verità? Me l’aspettavo. Non ho perso il libretto delle istruzioni di questo monto e ci sono tornato per vincere, non per fare il turista» afferma il 76enne manager cuneese che ha scoperto Michael Schumacher (1994 alla Benetton) e poi (2005-2006) battuto e pensionato con la Renault del suo pupillo Fernando Alonso. L’ultimo poleman della galassia Renault, 19 anni fa (Budapest 2009), «il primo a farmi i complimenti con un messaggino di cinquanta cuoricini» racconta Flavio prima di togliersi qualche sassolino… Il primo: «Questa cosa qui fa bene per tutto lo sport dopo la brutta giornata di venerdì. Ci hanno levato punti che non dovevano esserci tolti. E quanto è così la cosa più importante è reagire. L’abbiamo fatto fin troppo. Si vede che era il karma…». Ma c’è n’è un altro, perché in fondo Flavio quando vede Rosso… «A livello personale c’è quasi da piangere, pensando a dov’eravamo quando sono arrivato, ovvero ultimi. Fare la pole a Monza, davanti alla Ferrari… Cosa volete di più. Gli abbiamo dato tre decimi». Il tutto rivendica l’italianità del team francese con sede in Inghilterra. «Ci sono io, anche se abito a Montecarlo come Jannik (Sinner che aveva annunciato per ieri ma verrà oggi, ndr), così faccio arrabbiare tanti contestatori. E poi i nostri sponsor sono tutte grandi aziende italiane, le migliori: Gucci (che prossimo anno darà il titolo alla squadra), Eni, Msc…». Il segreto però è… tedesco. «La cosa fondamentale è stata fare l’accordo con Mercedes per i motori. Ringrazio Luca (De Meo), non era facile per la Renault mette quello Mercedes. È stata la pietra miliare, la mia condizione per lavorare qui. Con motore, cambio e retrotreno Mercedes abbiamo potuto concentrarci sul telaio, la parte anteriore».

Il favorito resta Russell

Ma aver bruciato Russell di 60 millesimi non è passato inosservato nel team d’argento. «Toto (Wolff, arrabbiato con Verstappen per la furbata finale che ha stoppato George, ndr) mi ha subito scritto: adesso non ti lamenterai più che i nostri motori sono troppo cari…». Ora però c’è da finire il lavoro. Qui e oltre. «Partiamo per finire sul podio, poi sognare una vittoria si può e si deve» ci saluta Briatore che pregusta già il diventare il secondo team satellite a battere la Mercedes, già sconfitta nelle due ultime gare dalla McLaren di Norris, qui in difficoltà e pure alle prese con un Piastri pasticcione e furbetto. E retrocesso (da 3° a 6°) per aver ostacolato Lawson nel Q2. Il favorito resta Russell, anche se la botta è grossa e non basta il suo «tanto a Monza non conta…» a coprire l’incazzatura di Wolff. Anche Kimi Antonelli incassa, ma col sorriso. Sapeva già di dover partire dietro (non sarà ultimo visto che come lui ci saranno Lawson e Albon) e soprattutto ha maturato il credito dell’aiuto (inutile) dato a Russell. «Peccato aver girato con più benzina per dare la scia a George, vedendo il tempo che ho fatto in Q2 con le gomme usate mi potevo giocare la pole» sottolinea col canino avvelenato il bolognese, pronto alla rimonta impresa. «C’è tanto da recuperare, ma il passo mostrato nelle prove è molto buono. Quindi vediamo di fare una buona partenza, di stare fuori dal casini nelle prime due chicane e poi martellare il più possibile». Per riportare il verde al posto del blu. Il Tricolore che si contende con la Ferrari come il popolo della F1.

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