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    Hamilton senza freni: “F1 club per ragazzini miliardari”

    ROMA – La Formula 1? Un club per bambini miliardari. Parola di Lewis Hamilton, non l’ultimo arrivato in quell’ambiente, bensì un sette volte campione, che ha cambiato il Circus in pista e fuori dal circuito. In un’intervista al quotidiano spagnolo “As”, il britannico della Mercedes ha detto la sua sulla situazione attuale: “Ci sono sempre ottimi piloti che arrivano, nel mio caso sono arrivato insieme a Rosberg e Kubica, Alonso c’era già da un poco, prima ancora vinceva Schumacher. Ci sarà sempre un’era di qualcuno. A mio avviso viviamo in un’epoca in cui questo è diventato un club per ragazzini milionari. Se dovessi ricominciare da una famiglia operaia, sarebbe impossibile per me essere qui oggi. Perché gli altri ragazzi avrebbero molti più soldi. Dobbiamo lavorare per cambiarlo e renderlo uno sport accessibile, per i ricchi e per le persone di origine più umile”.
    Sugli obiettivi
    Hamilton ha poi ribadito che, a questo punto della carriera, vincere non è più fondamentale come una volta: “Vincere l’ottavo titolo non cambierebbe molto. So chi sono, da dove vengo e di cosa sono capace. Non ho idea se vincerò, anche se lavoro per ottenere il primato. I numeri non sono ciò che mi preoccupa di più. Mi preoccupo di quello che sono. Lo sport è la mia vita, è il mio lavoro. Direi che la F1 è la mia seconda priorità, anche se non sarei in grado di fare nessuna delle altre cose senza questa competizione. Voglio aiutare le persone, istruirmi e incoraggiare tutti intorno a me. Mi ci vorrà del tempo per parlare con coloro che gestiscono la Formula 1 e vedere come possiamo fare meglio, come essere più efficienti e diversificati nel futuro dell’automobilismo. Non prendo mai un no come risposta”. LEGGI TUTTO

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    MotoGp, Vietti: “Rossi un idolo fin da subito, sono un pilota grazie a lui”

    ROMA – Valentino Rossi è il mentore di tanti suoi attuali colleghi, oltre che di numerosi giovani con il sogno di approdare in MotoGp. Uno di questi è Celestino Vietti, all’esordio nella classe intermedia, che ha ammesso quanto sia stata importante la figura del ‘Dottore’ nel suo cammino verso il motomondiale: “La prima volta che ho visto Valentino Rossi è stato nel 2004, con la mia famiglia davanti alla tv. Abbiamo visto una delle sue prime gare con la Yamaha, è diventato subito il mio idolo. Uno dei primi ricordi che ho è lo lo show che fece dopo la bandiera a scacchi, fu così divertente ed emozionante. E io ho subito pensato che volevo essere lì, che volevo essere un pilota nel mio futuro”, le sue parole. 
    Le parole di Vietti
    Vietti, sin dai primi passi fatti in Moto3 nel 2018, non ha mai nascosto la propria stima verso Rossi. Quest’anno per il classe 2001 è arrivato un settimo posto in Qatar come miglior risultato stagionale: “Ho visto tutte le gare di Valentino – prosegue Celestino -, mi ricordo bene il sorpasso su Gibernau a Jerez, il sorpasso a Laguna Seca su Casey Stoner. Poi ho cominciato ad andare nei circuiti, a fare le prime gare con con le mini moto. Quando sono entrato nella VR46 Academy nel 2015 ho realizzato un sogno, non avrei mai pensato di poter diventare un pilota da campionato del mondo”. LEGGI TUTTO

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    F1, Hamilton: “Il Circus è diventato un club per ragazzini miliardari”

    ROMA – “Ci sono sempre ottimi piloti che arrivano, nel mio caso sono arrivato insieme a Rosberg e Kubica, Alonso c’era già da un poco, prima ancora vinceva Schumacher. Ci sarà sempre un’era di qualcuno. A mio avviso viviamo in un’epoca in cui questo è diventato un club per ragazzini milionari”. Lewis Hamilton, intervistato da As, non nasconde la sua opinione verso l’ambiente attuale in Formula 1 e la composizione dei piloti, a suo avviso diversa dal passato e molto condizionata dalla storia dei piloti. Tanti i piloti arrivati dal nulla, ma altrettanti, secondo il britannico, quelli che hanno potuto contare su genitori o parenti piloti. “Se dovessi ricominciare da una famiglia operaia, sarebbe impossibile per me essere qui oggi – ha affermato -. Perché gli altri ragazzi avrebbero molti più soldi. Dobbiamo lavorare per cambiarlo e renderlo uno sport accessibile, per i ricchi e per le persone di origine più umile”.
    Sugli obiettivi
    Hamilton ha poi ribadito che, a questo punto della carriera, vincere non è più fondamentale come una volta: “Vincere l’ottavo titolo non cambierebbe molto. So chi sono, da dove vengo e di cosa sono capace. Non ho idea se vincerò, anche se lavoro per ottenere il primato. I numeri non sono ciò che mi preoccupa di più. Mi preoccupo di quello che sono. Lo sport è la mia vita, è il mio lavoro. Direi che la F1 è la mia seconda priorità, anche se non sarei in grado di fare nessuna delle altre cose senza questa competizione. Voglio aiutare le persone, istruirmi e incoraggiare tutti intorno a me. Mi ci vorrà del tempo per parlare con coloro che gestiscono la Formula 1 e vedere come possiamo fare meglio, come essere più efficienti e diversificati nel futuro dell’automobilismo. Non prendo mai un no come risposta”. LEGGI TUTTO