Una leggenda contro un simbolo: non poteva uscirne indenne la Ferrari dopo aver affiancato Lewis Hamilton (7 Mondiali e mostrine spalmate sul petto come se gli avessero rovesciato addosso una guantiera di insalata russa) a Charles Leclerc, il pilota col dna della Scuderia, il pre-destinato a soffrire. Gare in rosso 171, successi nove in otto anni – quanti Antonelli in uno – a fronte di 27 pole. La priorità assoluta è per entrambi la leadership della squadra, non conta altro. Disciplinati a Maranello si ritrovano poi a darsele tra la Stowe e la Club a Silverstone, nella Prima Variante a Monza, alla curva 4 in Messico, e non solo in queste occasioni. Ma è davvero troppo per una Ferrari che, non essendo vincente in assoluto, non dovrebbe sprecare. E invece.
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I grandi problemi
I due si sono accusati dopo l’episodio che ha spalancato la strada alla vittoria di Max Verstappen, negando alla Rossa l’occasione del terzo successo dell’anno. La colpa prevalente è stata di Leclerc, ma ci sono state occasioni in cui anche Hamilton, pensando a sé, ha danneggiato la Ferrari. Lewis già in corsa s’era aperto in radio per dire con voce cavernosa ai suoi: «Abbiamo grandi problemi. Grandi, grandi problemi», chiaramente riferito all’abrasiva interazione con Leclerc. Poi a gara finita: «Abbiamo perso dei punti, la vittoria e io il secondo posto in campionato (ora è terzo, ndr). Non sarà facile ma dobbiamo parlarne affinché non si ripeta».
Fonte: http://www.corrieredellosport.it/rss/formula-1

