Kimi Antonelli, a vent’anni, è campione del Mondo. Non è un film, anche se forse una sceneggiatura così bella, prima o poi, sul grande schermo ci andrà. Kimi Antonelli, come Sinner, come i campioni olimpici e come quella meravigliosa Italia del 2006, il suo anno di nascita, prende la storia del nostro Paese ci mette il suo bel faccino pulito, i suoi capelli ricci, il suo sorriso e il suo straordinario talento. Il presente è suo e non è mai stato così luminoso. Ma ci sono volte in cui il futuro passa davanti a una telecamera senza che nessuno possa davvero immaginare quello che accadrà. È successo anche a Kimi Antonelli, quando era soltanto un bambino con la velocità negli occhi e un mondo ancora tutto da conquistare. Nel 2016, mentre il cinema italiano raccontava la passione per i motori con Veloce come il vento, diretto da Matteo Rovere, Andrea Kimi Antonelli compariva nel film con una piccola parte. Un dettaglio rimasto sullo sfondo, quasi una nota a margine. Fino a quando la sua storia non ha cominciato a correre molto più veloce di qualsiasi sceneggiatura. Il titolo del film, oggi, sembra quasi una profezia. Veloce come il vento: una definizione che accompagna perfettamente il percorso di un ragazzo capace di bruciare le tappe e arrivare al vertice della Formula 1. Ma non c’è bisogno di inventare coincidenze o forzare il racconto. La suggestione è già tutta lì, in quell’incrocio inatteso tra la finzione cinematografica e la vita reale di un pilota destinato a lasciare il segno.
Kimi Antonelli al cinema, il ruolo in Veloce come il vento
A riportare alla luce il retroscena è stato Stefano Accorsi, protagonista del film nei panni di Loris De Martino. Rovere, in quei mesi, entrò in contatto con l’Antonelli Motorsport, guidata da Marco, il papà di Kimi, e ne nacque una collaborazione costante, tanto che la scuderia mise a disposizione anche le macchine. Baby Kimi non aveva neppure 10 anni, si divertiva sul set e quindi quando ci fu bisogno di un bambino il regista pensò a lui. Il ragazzino si divertì sul set, conquistò tutti per la sua serietà ma si capiva che il percorso era destinato altrove. Macchina sì ma non da presa. In pista. Veloce come il vento, appunto. Fino a diventare il protagonista di una delle storie più importanti dell’automobilismo italiano. Oggi che il Mondiale è davvero suo, quella scena del 2016 è molto più di una curiosità cinematografica. È la fotografia simbolica degli inizi, il fotogramma di un destino ancora da scrivere. E il titolo di quel film, a questo punto, racconta tutto. Kimi, veloce come il vento. Anche quando il vento della storia non aveva ancora cominciato a soffiare dalla sua parte.
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