Kimi Antonelli è già campione a sua insaputa? Possibile, anzi probabile. Imola continua a lavorare e a spendere per essere in calendario il 6 dicembre al posto di Abu Dhabi, con notevoli chance di farcela. E se saltano i due ultimi GP mediorientali – c’è in ballo anche il GP Qatar del 29 novembre – le gare che rimangono da disputare non sono più cinque ma quattro: in tal caso i 123 punti di vantaggio che Kimi ha in classifica sul primo inseguitore, George Russell, basterebbero e avanzerebbero per metterlo in sicurezza.
La situazione si sbloccherà però solo il 9 novembre, quando probabilmente apprenderemo dell’inserimento dell’“Enzo e Dino Ferrari” come chiusura di stagione. Farà prima Kimi a risolvere il problema domenica a Città del Messico, prendendosi quei due punti che gli permetteranno di diventare comunque l’erede moderno di Alberto Ascari (1953).
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Antonelli sempre al limite
Non correrà al risparmio Antonelli, a pochi chilometri dallo stadio Azteca: quella città è posto da Italia-Germania 4-3, non da ragionieri. Novembre sarà un mese con quattro GP, un tour de force per condensare la lunga trasferta nelle Americhe e in Asia che darà modo di vincere, festeggiare e gettare le basi per il 2027. «Finché non è finita non è finita – ha detto scaramanticamente Antonelli domenica -. Sarebbe bellissimo chiudere in bellezza con un’altra vittoria e poi goderci il resto della stagione».
Le tre mosse di Kimi ad Austin
Il successo di Austin gli ha dato ancora più sicurezza perché non è stato ottenuto in virtù di una Mercedes largamente superiore – per quanto gli sviluppi introdotti da Sepang abbiano cominciato a funzionare – ma con tre mosse molto personali: un giro impressionante sabato nel primo tentativo di pole della Q3, una partenza fulminante in gara con gomme medie contro le più prestazionali soft di Verstappen (e dire che a inizio anno lo stacco al via era per Kimi un vero tallone d’Achille) e infine la strategia a una sosta, non una mossa vincente in assoluto ma che comunque ha funzionato, grazie allo svelamento delle gomme dure.
Il papà Marco impressionato da Kimi
I prodigi del ragazzo stanno lasciando a bocca aperta anche chi lo conosce meglio di chiunque altro. Suo padre Marco, chiamato da Kimi per essergli sempre accanto anche al costo di un estenuante pendolarismo con l’Italia (dove c’è pur sempre da mandare avanti l’attività della Antonelli Motorsport), sta rivedendo nel suo ragazzo lo stesso divertimento sbarazzino dei tempi del kart, in totale assenza di pressione nonostante questa sia la Formula 1, uno sport e un ambiente che ti pressa sotto le responsabilità (Russell in bambola lo dimostra in modo palese).
La maturità sta dunque arrivando a cavallo della leggerezza con cui correva il Kimi bambino, ed è certificata dalla nuova capacità di contenere i track limits. Lo stesso padre Marco gli aveva dato affettuosamente del somaro, per questo particolare vizio, dopo il successo di Spa-Francorchamps.
Fonte: http://www.corrieredellosport.it/rss/formula-1
