Due giri da campione del mondo (tra il 24° e il 25°) grazie ai giochi di strategia e dei pit-stop, ma Kimi Antonelli alla fine – come per altro previsto – deve “accontentarsi“ della nona vittoria stagionale, rinviando la festa di una settimana in Messico, dove domenica dovrà marcare appena due punti (arrivare nono) per diventare il terzo italiano iridato in Formula 1, settantatré anni dopo Alberto Ascari. Il GP delle Americhe, 18° atto del campionato 2026, è una cavalcata trionfale fin dal via, ma le combinazioni (molto difficili) utili per festeggiare il titolo con cinque gare d’anticipo non si realizzano: Lewis Hamilton finisce quarto, restando aritmeticamente nei giochi per appena tre punti, mentre George Russell agguanta l’ottavo posto, l’ultimo disponibile per mantenersi (molto teoricamente) in corsa, a -123 punti dal compagno di squadra con 125 ancora da assegnare. Diciamolo: è fatta. Comunque, dovunque. Non è bastato il rito della briscola, rispolverato da Kimi sabato sera in una cena nel centro di Austin. Stavolta non aveva con sé l’amico-socio Marco Bezzecchi, bloccato dal maltempo in Australia nel suo sempre più complicato recupero Mondiale nella MotoGP e portafortuna a Monza, una delle imprese chiave della stagione del bolognese.
Partenza super del bolognese che capitalizza la pole e mantiene la leadership
Il risultato però è stato lo stesso: Antonelli ha vinto. La partita. E per uno come lui, superstizioso il giusto (anzi, di più), è stato un buon segno. «Ora vado in pista per vincere e completare il lavoro. Sarà una corsa come un’altra, con lo stesso obiettivo» ha detto al team e pure ai giornalisti nelle interviste pre-gara. Vinta. Anzi, dominata «facendo un altro sport» (come gli ha detto Toto Wolff via radio) fin dalla partenza. La chiave. «Leclerc a Singapore ha evitato il botto con Max? Io il piede non lo alzo» aveva annunciato il bolognese prima di salire in macchina. Detto e… non fatto. Non certo per colpa di Kimi. Gli è bastato uno spunto mostruoso per aprire subito il gap e andarsene. Anche perché Verstappen non è scattato bene, al punto da trovarsi addosso le Ferrari (entrambe hanno passato subito Hadjar con l’altra Red Bull) in curva 1, con Charles Leclerc che dopo aver combattuto ruota a ruota con Lewis Hamilton s’è buttato come un leone nello snake, passando l’olandese all’esterno di curva 3. Un sorpasso mostruoso. Al quale Verstappen ha risposto alla fine del giro. Da quel momento è iniziata un’altra gara, quella per il secondo posto. Con Ferrari e Red Bull sulle due soste e le Mercedes su una. La strategia vincente, a patto di essere Kimi Antonelli (che delusione Russell!). Alla fine il migliore degli altri è Leclerc, che ripassa Verstappen al 50° giro, sei dalla fine. Sesto podio stagionale per il monegasco, che stoppa la rinascita dell’olandese, vincente nelle ultime due uscite. «Una buon gara – dice Charles, apicve di una Ferrari che conquista più punti delle altre scuderie e rinforza il secondo posto nel Mondiale costruttori –. È mancata la vittoria, che era il nostro obiettivo, ma abbiamo mostrato un buon passo. La Mercedes ha usato una strategia che non era nei nostri piani, in compenso con Max mi sono divertito molto». Parole opposte per l’olandese: «Nel complesso non è stata una buona gara. A differenza dalle ultime qualcosa non ha funzionato». Goduto quasi al… Max invece Kimi. La nona vittoria (stagionale, quante Leclerc in nove anni di carriera) è potente anche in chiave 2027, perché promuove il nuovo pacchetto che sembrava bocciato. «È il risultato che volevamo e che il team merita per tutto il lavoro fatto. Stategia perfetta, è stata una vittoria della squadra» afferma Antonelli, a due punti dal titolo che arriverà domenica in Messico. «Sì, siamo molto vicini, ma voglio chiudere in bellezza, vincendo altre gare». Da cannibale.
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