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Sinner 2026: i numeri di una stagione da dominatore ma… troppo breve


C’è un che di malinconico nell’iniziare un lunedì di metà ottobre scrutando l’alba dalla finestra, con le prime foglie gialle accartocciate sulla soglia e un buio che a fatica diventa luce mentre si assapora il necessario caffè della moka. Al 19 ottobre 2026, Jannik Sinner inizia la sua settimana n.94 da leader del ranking ATP, un numero ragguardevole ma primato purtroppo destinato a durare ancora per poco, mestamente fermo per lo stranoto e stramaledetto problema infiammatorio al ginocchio destro. Si sono scritti fiumi di parole – anche a sproposito – e versate cascate di lacrime per la sua situazione, incerta ma soprattutto sfortunatissima perché l’annata del nostro Campione fino al 12 luglio, giorno della seconda vittoria a Wimbledon e sua ultima apparizione in torneo, era straordinaria.

Un termine appropriato e non buttato lì per scrivere sensazionalismi da quattro soldi. Purtroppo l’Australian Open non è andato come sperato, per una partita girata male e non gestita al meglio contro un avversario mai domo; e che dire del malore accusato a Roland Garros quando mancavano 4 punti dal portare a casa un successo normalissimo contro un giocatore qualsiasi come JM Cerundolo… Magari all’indomani tutto sarebbe rientrato e la corsa Invicta sulla terra battuta sarebbe continuata, forse e molto probabilmente sino ad alzare la Coppa dei Moschettieri. Non v’è alcuna certezza che il torneo parigino sarebbe finito così, ma con un JS a posto era lo scenario più plausibile.

Queste le uniche due macchie di una stagione 2026 clamorosa per Sinner, baciata dal record All-time dei Masters 1000 vinti, tutti e 5 quelli da inizio anno (e 6 contando pure Paris Indoor 2025, altro record assoluto) e dal secondo titolo ai Championships. Jannik per settimane e settimane è stato banalmente imbattibile. Il più forte. Bravissimo a non spremersi nemmeno a tutta, dosando forze e colpi per innestare le marce alte e diventare imprendibile nelle partite decisive. Abbiamo ancora tutti negli occhi la bella finale di Monte Carlo, vinta contro Alcaraz sul territorio di caccia preferito dello spagnolo. Lì Jannik si riprese il n.1 del ranking, ma quella vittoria rappresentò molto, molto di più. Fu la certificazione di una supremazia territoriale in quella fase storica, e le vittorie continuarono ad arrivare una dopo l’altra, anche quella storica al Foro Italico 50 anni esatti dopo Adriano Panatta. Qualcosa di meraviglioso e che ora tutti rimpiangiamo terribilmente. Sinner volava sul campo, forte in difesa e fortissimo in attacco, con un servizio diventato architrave di un tennis molto vicino ad un ideale di perfezione che non esiste ma a cui tutti tendono con le proprie forze.

Giocando così bene, Sinner nel 2026 ha scavato un solco profondo con tutti gli avversari, e praticamente tutti glielo riconoscono. Lo stesso Sascha Zverev, con una certa classe, ha ripetuto più volte che i suoi titoli e il suo prossimo n.1 sono arrivati anche per l’assenza di Jannik, che in stagione l’ha battuto cinque volte su cinque. E lo certificano moltissimi rilievi statistici che riportiamo volentieri per sottolineare come l’annata terribilmente sfortunata dell’azzurro sia stata tanto dominata quanto purtroppo breve.

Jannik Sinner ha chiuso un brevissimo 2026 con 6 titoli (5 M1000 + Wimbledon), 44 vittorie e sole 3 sconfitte. La sua percentuale di successi è del 93,6% ed è la quinta più alta nell’Era Open: davanti all’azzurro solo l’incredibile 1984 di John McEnroe, il 1974 di Jimbo Connors e la doppietta di Federer 2005 – 2006

1984 – John McEnroe – 82 W 3 L – 96,5%

1974 – Jimmy Connors – 94 W 4 L – 95,9%

2005 – Roger Federer – 81 W 4 L – 95,3%

2006 – Roger Federer – 92 W 5 L – 94,8%

2026 – Jannik Sinner – 44 W 3 L – 93,6%

E non è finita qua. Infatti Sinner chiude la sua terza stagione consecutiva con una percentuale di vittorie superiore al 90%: infatti nel 2024 Jannik vinse 73 partite subendo 6 sconfitte, per un rendimento del 92,4%, e nel 2025 il suo score fu di 58 vittorie e 6 sconfitte, per un eccellente 90,6% di successi. Solo altri 4 giocatori nell’Era Open sono riusciti a vivere tre stagioni di fila con una percentuale di vittorie superiori al 90%: Borg (1977-1980), Connors (1974-1976), Lendl (1985-1987) e Federer (2004-2006). Altro dato fantastico che conferma la qualità del nostro Campione nelle ultime tre annate, condotte da dominatore.

Anche i rilievi di rendimento delle varie situazioni di gioco premiano decisamente il 2026 di Sinner, ovviamente quelle in termini percentuali e non assoluti viste le poche partite disputate da Jannik in soli sette mesi di attività. Jannik domina per percentuali di punti vinti sulla prima di servizio, 80,68%, davanti a Hurkacz e Fritz. Ancor più interessante l’aver dominato l’annata anche per percentuale di punti vinti sulla seconda di servizio, col 58,67%, davanti a Shelton e Zverev. Forte di una battuta così continua a precisa, Jannik è leader anche per percentuale di game di servizio vinti, con un pazzesco 93,37% (535 sui 573 disputati); segue Shelton staccato di ben 3 punti percentuali e quindi Zverev.

Per palle break salvate, Jannik è secondo dietro a Hurkacz (71,31% il polacco, 70,99 l’azzurro). Per i punti vinti in risposta, Sinner è leader stagionale affrontando le seconde di servizio, col 54,10% (seguono Medvedev ed Alcaraz), mentre rispondendo sulla prima palla Jannik è terzo col 32,96%, e in questa categoria comanda Alcaraz (34,91%, poi Medvedev col 33,23%).

Nelle classifiche riepilogative dell’ATP sui leader nelle ultime 52 settimane in tre categorie fondamentali, Jannik guida per il rendimento al servizio (306,8 punti), è terzo in risposta (158,1, di pochissimo dietro a Merida e Alcaraz) e secondo nella categoria “Pressure” (252,8 punti, appena dietro al 253,4 di Fils).

Tanti numeri, anche troppi… ma alla fine sono l’ulteriore certificazione di un grande 2026 di Jannik Sinner, seppur durato soltanto 193 giorni. Cosa poteva succedere da agosto in poi senza l’infortunio al ginocchio? A New York sarebbe stato il grande favorito, e magari anche in autunno avrebbe continuato a giocare benissimo come gli accade dal 2023, il punto di svolta della sua carriera. A Torino mancherà terribilmente, in un torneo ormai diventato “suo” per mille motivi. Pensieri malinconici d’ottobre, con la luce dell’alba ormai diventata pieno sole di una giornata limpida, ma non per questo meno ricca di rimpianti.

Marco Mazzoni


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

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