Laurea in Economia… Mentale. Kimi Antonelli non smette di stupire e ad accumulare promozioni, lodi e ovviamente risultati . Ulteriore dimostrazione domenica a Singapore, dove con una Mercedes peggiorata dagli aggiornamenti e in condizioni ambientali estreme (il caldo umido già di default a Marina Bay era peggiore per il pulviscolo bollente portato dagli incendi che infiammano l’Indonesia) è riuscito a massimizzare il risultato con podio ottenuto grazie a un doppio sorpasso finale di un nervoso Lando Norris e un Lewis Hamilton in crisi di scelte e fisica. Al punto da finire la gara al centro medico. Il bolognese, che ha patito il caldo anche per un problema ai freni cercando refrigerio mettendo le mani fuori dall’abitacolo nei rettilinei, invece ha gestito le difficoltà alla perfezione, conquistato il primo match point mondiale. E non per la freschezza dovuta all’età.
Kimi Antonelli e la gestione della fatica mentale in Formula 1: il confronto con Hamilton
Lo spiega Riccardo Ceccarelli, mental coach e titolare di Formula Medicine, nella sua consueta opinione post GP sul Motorsport.com. «Non c’entra la componente fisica, in questi casi subentra quella mentale – afferma il viareggino che segue molti piloti e anche Jannik Sinner –. Ricordo uno Jarno Trulli che era super allenato. Aveva concluso un GP a Monza stremato e il tempio della velocità non è un circuito faticoso. La sua Toyota aveva problemi di consumo con le gomme e per resistere al suo compagno di squadra che, con un assetto migliore stava andando a prenderlo, guidò al limite per tanti giri con una macchina instabile. L’effetto era stato che Jarno aveva consumato tantissima energia di testa. Hamilton si è trovato in una situazione simile: il consumo delle energie mentali crea anche una tensione muscolare e la fatica diventa doppia». E questo spiega il malore e la decisione (autonoma e sbagliata) di non obbedire alla chiamata del team per il pit stop in Virtual Safety Car. Antonelli invece, stanco e provato, ha mantenuto una grande lucidità.
Riccardo Ceccarelli spiega il segreto di Kimi Antonelli: lucidità, energia e talento
«Kimi ha un dono innato: quello dell’economia – afferma Ceccarelli –. Non spreca mai le energie psicofisiche. È una caratteristica dei grandi campioni. Riesce a superare facilmente i problemi, i momenti in cui viene messo sotto critica. Vuol dire che sa liberare la mente dai pensieri inutili e, quando guida, non spreca energie proprio come Verstappen. L’olandese infatti non soffre il caldo, mentre altri collassano, proprio perché guida in maniera naturale». Il medico toscano prosegue quindi il contronfo con l’olandese, e non solo. «Anche con una monoposto non troppo competitiva, Kimi riesce sempre a tirar fuori il massimo da un weekend difficile: è la forza del campione. È stato così per Senna, per Schumacher e lo è per Verstappen. Antonelli credo che faccia parte di questa categoria di piloti che a volte vengono definiti fortunati, perché magari succede qualcosa che li avvantaggia, ma la fortuna è un treno che passa veloce e sul quale devi saper saltare sopra. Non è fortuna, è semplicemente la capacità di massimizzare la situazione di un certo momento. E Singapore ci ha dato un’ulteriore conferma in questa direzione su Kimi».
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