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“Antonelli top. Ferrari, troppa politica e molti problemi”. Il punto sul mondiale di Barnard


Nemici in pista, ma soprattutto amici al punto che uno fu testimone di nozze dell’altro. Ieri sir Patrick Head, co-fondatore della Williams, e John Barnard, progettista ex Ferrari e non solo, hanno voluto rendere omaggio alla figura di Enzo Ferrari, arrivando a Torino in forma privata per visitare la mostra intitolata “I nemici del Drake – Enzo Ferrari e le Scuderie Inglesi”. Auto di F1, ricordi e meraviglie che hanno attirato oltre 180 mila visitatori (più le presenze nei vari talk) premiando l’iniziativa del MAUTO curata da Carlo Cavicchi e Mario Donnini. “Una cosa che infastidisce molti proprietari di team è che Enzo sia una icona assoluta: non esiste uno come lui e non ne esisterà un altro: e poi Ferrari è Ferrari, persino Hamilton ha dovuto guidarla…” hanno detto all’unisono. Tra ricordi e aneddoti del passato, John Barnard ha guardato in avanti (mentre Head commentava i risultati e la velocità di Charles Leclerc…). Anche in Malesia riflettori puntati su Kimi Antonelli, l’enfant prodige? “È un pilota favoloso, la sua capacità di essere veloce è davvero impressionante. Ha avuto un grande avvio, ma adesso deve cominciare a pensare al campionato del mondo”. Difficile per chi ama essere più veloce e stare davanti… “Deve imparare a gestire la situazione favorevole. Quindi se deve arrivare terzo, deve arrivare terzo. Non deve cercare di arrivare secondo e rischiare di andare a sbattere. Deve costruire quella che io chiamo l’esperienza da campionato del mondo. Ma è ovviamente il prossimo pilota che può farcela, penso che ci riuscirà quest’anno. Davvero impressionante”.

“Ferrari, elimina la politica”

Le ricorda qualcuno del passato? “Ognuno ha le sue caratteristiche. Io mi trovavo molto bene e mi piaceva lavorare con Alain Prost. Sono d’accordo con Patrick Head su Nigel Mansell: era un pilota davvero duro, molto combattivo. E sapete, c’è uno dei piloti che stranamente non viene mai menzionato: John Watson. È stato il primo pilota con cui ho lavorato quando la McLaren è diventata la nuova McLaren, nel 1981. E lui mi ha davvero insegnato molto su quello che voleva che facesse la macchina”. Nel suo passato c’è la doppia esperienza in Ferrari: come vede oggi la Rossa? “Credo che i problemi siano molti e non abbiamo abbastanza tempo per parlarne… Oggi queste squadre sono così diverse dal passato, ma di sicuro c’è ancora “politica” all’interno della Ferrari ed è qualcosa di molto difficile da eliminare anche perché la Ferrari in Italia non è soltanto un team, ma rappresenta uno stile di vita. Devono semplicemente riuscire a far lavorare la squadra come un gruppo, tutti insieme, stessa direzione. E non dovrebbero permettere a nessuno, e includo anche i piloti, di creare dinamiche politiche all’interno della squadra. Dovrebbe essere una cosa chiusa: i piloti fanno il loro lavoro e basta. Penso che forse capiate cosa intendo senza che debba dirlo esplicitamente…”.

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“Nuove regole tolgono qualcosa al pilota”

Si ritroverebbe nella F1 attuale? “È molto diversa. Non sono contento di come sono state impostate le regole. Penso che tolgano qualcosa al pilota. Credo che ci sia troppo controllo della ricarica delle batterie. Penso che ci sia un po’ troppo di tutto questo perché alla fine influisce sul contributo del pilota, e questo non mi piace. Allo stesso tempo, però, gli uomini del marketing e quelli che gestiscono i soldi lo adorano, perché a ogni gara puoi avere un pilota diverso davanti. Beh, non proprio un pilota diverso davanti, ma puoi avere un grande rimescolamento delle vetture nelle prime posizioni, e questo a loro piace. È un mondo diverso. Probabilmente non sarebbe adatto a me, non sono sicuro… Per esempio, se ti venisse in mente un’idea fondamentalmente nuova, ti sarebbe ancora permesso di metterla in pratica in F1? Non credo, a meno che tutte le squadre non siano d’accordo. Non so davvero come funcione oggi, quindi non posso essere specifico. Ai miei tempi potevo prendere una decisione e, sostanzialmente, era fatta. Se decidevo di andare in una certa direzione, andavamo in quella direzione. A volte sbagliavo, ma a volte avevo ragione e facevamo dei grandi passi avanti”.


Fonte: http://www.tuttosport.com/rss/formula-1

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