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Cozzoli, una presidenza da allargare: ora deve rappresentare tutta la Serie A1


Vito Cozzoli è il nuovo presidente della Lega Pallavolo Serie A Femminile. L’elezione chiude i vent’anni di presidenza di Mauro Fabris, ma i numeri del voto consegnano al vincitore anche il primo problema da affrontare.

Cozzoli ha raccolto 7 voti su 14 nella Serie A1 e 13 su 16 nella Serie A2. Considerando il sistema ponderato che attribuisce alla A1 il 60 per cento del peso assembleare e alla A2 il restante 40, è stata la seconda serie a fornirgli il margine decisivo.

Non sarebbe corretto sostenere che sia stato eletto esclusivamente dalla A2: senza sette consensi nella massima categoria non avrebbe avuto una base sufficiente. Ma è altrettanto evidente che non è stato eletto dalla A1 nel suo insieme. Metà delle società della categoria principale ha scelto un altro candidato.

È un risultato legittimo, prodotto dalle regole che la stessa Lega si è data, ma politicamente singolare. La Lega rappresenta i club di un movimento che esprime la nazionale campione olimpica e mondiale, da poche settimane vicecampione d’Europa. Sul versante dei club, la Serie A1 ha portato Scandicci e Conegliano a disputare l’ultima finale del Mondiale per club, chiusa con il titolo di Scandicci e il secondo posto di Conegliano. Eppure il presidente chiamato a rappresentare questo vertice sportivo ed economico è stato eletto grazie alla maggioranza costruita soprattutto nella Serie A2. 

Non è un’anomalia statutaria e non va messa in discussione la piena dignità della seconda categoria. Ma il paradosso politico esiste: la guida di uno dei movimenti più vincenti al mondo non nasce da una maggioranza dei club che ne producono i risultati, la visibilità internazionale e una parte decisiva del valore commerciale.

È da qui che dovrà partire la presidenza Cozzoli.

Durante la campagna elettorale la sua candidatura è stata associata a un’area precisa della Lega, con Vero Volley Milano (con il duo Fumagalli – nella foto sorridente dopo l’elezione di Cozzoli – Marzari a tirare le fila e i fili) tra i principali promotori, insieme a Vallefoglia e a una parte consistente della A2. Sul fronte opposto si erano collocate diverse società di vertice e di consolidata tradizione nazionale e internazionale.

Il voto segreto non consente di sovrapporre automaticamente gli schieramenti della vigilia alle scelte espresse nell’urna. Il risultato, però, è inequivocabile: la A1 si è divisa a metà. Cozzoli dovrà dimostrare rapidamente di non essere il presidente del gruppo che ne ha promosso la candidatura, ma di tutte le società, comprese quelle che non lo hanno votato.

Il tema diventa ancora più delicato nel rapporto con la FIPAV. Alcune delle realtà più aderenti a Cozzoli appartengono (e hanno tenuto viva) quell’area che negli ultimi anni ha espresso le posizioni più conflittuali nei confronti della Federazione.

Cozzoli dovrà evitare che la presidenza venga percepita come il trasferimento a livello istituzionale delle battaglie condotte da una parte delle società. La linea verso la FIPAV dovrà essere costruita collegialmente, coinvolgendo tanto chi chiede maggiore autonomia quanto chi ijnvece considera prioritario ricostruire un rapporto stabile ed equilibrato con la Federazione che è, e resta, la padrona di casa del movimento.

Il programma prevede entro novanta giorni una bozza di protocollo d’intesa con la FIPAV su diritti audiovisivi (?), tesseramenti e coordinamento dei calendari. Non conterà soltanto che il documento venga scritto: sarà decisivo capire chi contribuirà a definirlo e se rappresenterà davvero tutte le componenti della Lega.

Parallelamente, Cozzoli dovrà rispondere alla categoria che gli ha consegnato la vittoria. Alla A2 ha promesso nessun nuovo costo obbligatorio nei primi cento giorni, acquisti centralizzati per streaming, assicurazioni e logistica, una vicepresidenza con delega specifica e criteri pluriennali per la distribuzione dei ricavi.

Sono impegni concreti e verificabili. La A2 non potrà però diventare un blocco elettorale da ricompensare contrapponendolo alla massima serie. Proteggere le società più esposte è necessario, ma senza dimenticare il contributo economico e internazionale prodotto dai club di vertice.

Un primo segnale arriverà dalla composizione della Commissione Marketing e Commerciale. Se riprodurrà soltanto gli equilibri usciti dalle elezioni, servirà a poco. Se coinvolgerà anche le società che non hanno sostenuto Cozzoli, potrà diventare il luogo nel quale ricostruire collegialità e trasparenza.

La formula dei primi cento giorni è molto politica e si adatta solo parzialmente ai tempi di una Lega sportiva. In tre mesi non si possono cambiare il campionato, i diritti televisivi o il costo del lavoro. Il primo risultato da verificare non sarà quindi economico, ma politico.

Cozzoli dovrà dimostrare che i sette voti ricevuti nella A1 non rappresentano il confine della sua presidenza. Il programma indica obiettivi ambiziosi: un milione di spettatori, 30 milioni di audience, cinque miliardi di visualizzazioni digitali e grandi eventi da 15-20 mila presenze. Ma nessuno di questi traguardi sarà raggiungibile con la massima serie divisa in due blocchi.

La A2 ha dato a Cozzoli la presidenza. Ora saranno i club della A1, tutti (e non solo), a misurare la sua capacità di guidare davvero la Lega.


Fonte: https://www.volleyball.it/links/rss/argomenti/volleyballit/rss.xml

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