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L’alba di una edizione che si annuncia rivoluzionaria: «un ‘avventura mai vista prima»


Cos’è l’America’s Cup per il manager che deve guidarla?

«L’ho sempre vista come l’espressione massima della vela e delle regate, con personaggi in grado di investire tempo e denaro rappresentando il proprio Paese in sfide al massimo della tecnologia dell’epoca, grandi equipaggi e grandi timonieri, belle località…».

E com’è invece la Coppa che ha trovato?

«Una Coppa America che nessuno ha mai visto perché da questo ciclo cambia tutto: i diritti che erano in capo solo al defender, ora sono in capo alla Partnership. È una grande trasformazione, è una startup, che ha però un’eredità incredibile da preservare, è un brand fortissimo e sta a noi svilupparlo a vantaggio di tutti».

Come cambiare mantenendo questa eredità?

«L’America’s Cup va difesa e protetta in un contesto sportivo, mediatico e finanziario che è molto cambiato in 175 anni. Il framework legislativo con il Deed of Gift resta e dobbiamo rispettarlo. Ma lo dobbiamo traslare in un mondo in cui i contenuti sportivi sono diventati puro business e i partecipanti sono diversi, nuovi player, fondi, private equity, investitori, come in tanti sport. La partnership è nata proprio per questo».

SailGP e America’s Cup sono concorrenti?

«La partnership ha deciso l’America’s Cup ogni due anni, come la Ryder Cup di Golf, un altro grande evento sportivo globale biennale. In mezzo ci sono vari tornei di golf alcuni molto importanti altri meno. Avere oltre alla Coppa altre regate che attirino il pubblico è positivo. Poi l’America’s Cup è una roba e il SailGP è un’altra, masu questo lascio la parola al pubblico, e agli esperti che siete voi».

Gli inglesi avranno il loro AC75 per Napoli?

«Sono sicuro che avremo tutte le barche. Anzi, per la prima volta avremo in gara tutte le quattro nazioni che hanno vinto il Trofeo almeno una volta in 175 anni della sua storia. Inizieremo con due giorni di regate di flotta, e se penso alle immagini di questi sette mostri che navigano a 50 nodi, con Capri sullo sfondo e il Castello di fronte, credo che rimarranno nella storia dello sport».

Com’è la giornata del Ceo di AC Partnership?

«Io lavoro per sette azionisti, la giornata è lunga con gente che sta in Nuova Zelanda, in Australia o a San Francisco, quindi senza orario e su tanti fronti. Ho da fare con i team e con le autorità perché come dico sempre, noi portiamo le squadre poi il campo lo fanno loro, devo dire che c’è un allineamento molto costruttivo sono molto contento dei rapporti che abbiamo. È un lavoro molto interessante e stimolante, un’occasione per crescere». 

Qual è il suo personale obiettivo alla guida della partnership dell’America’s Cup?

«Fare degli eventi che rimangano nella storia della città e dello sport della vela. Grazie alla Coppa America e agli investimenti del Governo, una parte nuova di Napoli si svilupperà o rinascerà. Poi vorrei anche divertirmi perché è bello lavorare quando ti diverti».

La città di Napoli è il teatro di questa America’s Cup.

«Siamo a meno di un anno dall’evento e già la città respira un po’ di Coppa America, da quando arrivi alla stazione o all’aeroporto, la gente ne parla nei bar e a cena. Questo è molto gratificante, c’è un evento sportivo di cui loro sono fieri. Poi tra team e ACP parli di tre-quattromila persone tra le famiglie i bambini, ti devi integrare e siamo stati tutti accolti in modo eccezionale, un piccolo paese all’interno della città. E poi è fantastico che da terra, dal castello e dal lungomare si riuscirà a vedere le regate».

Chi vincerà la Coppa nel 2027?

«Non lo so e voglio sperare che tutti abbiano le stesse chance».


Fonte: http://www.tuttosport.com/rss/motori

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