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Stefan Edberg a Parigi parla del serve and volley: “Bisogna cominciare a lavorarci fin da giovanissimi, oggi non lo allenano quanto necessario. Una maggior varietà farebbe bene al tennis”


“Mi diverto sempre a guardare il tennis, ed è bello sentirsi benvenuti ogni volta che ho l’occasione di tornare. È qualcosa che apprezzo davvero molto”. Sorridente, elegante, con il tempo che non sembra sfiorarlo da vero Dorian Grey con la racchetta, così Stefan Edberg parla dalla Defense Arena di Parigi, uno degli ospiti più applauditi in occasione della quarantesima edizione del torneo indoor francese, arrivato in Francia per l’iniziativa di richiamare diversi ex campioni. Lo svedese vinse l’edizione 1990, con una finale agrodolce visto che il suo grande rivale Becker fu costretto al ritiro sul 3 pari del primo set. Edberg è presente in ogni edizione di Wimbledon, dove trionfò in due edizioni e ha vissuto per moltissimi anni con la sua famiglia, ma ogni volta che appare sugli spalti di un torneo in giro per il mondo riceve un tributo enorme, visto il lascito immortale di correttezza, tennis elegante e un gioco di volo senza pari.

È stato curioso assistere all’incontro dello svedese con Carlos Alcaraz, forse il più grande talento tecnico dell’era attuale. Quando Charlie è nato nel 2003 Edberg si era già ritirato da diverse stagioni, ma il carisma di Stefan ha coinvolto anche lo spagnolo, felicissimo di conoscere la leggenda in un breve incontro nell’Arena. Stefan ha rilasciato alcune dichiarazioni ai presenti, sottolineando l’importanza di Alcaraz per la disciplina vista la positività che il giovane di Murcia trasmette in partita, oltre ad un talento senza pari che rende il suo gioco spettacolare. Queste alcuni estratti del pensiero di Edberg, raccolti da Tennis Major.

“Alcaraz è un giocatore straordinario già di suo e, naturalmente, ha fatto un grande ritorno, perché è rimasto lontano dai campi per parecchio tempo e non è mai facile rientrare dopo un’assenza così lunga. Per fortuna è tornato” racconta Edberg. “È un giocatore molto importante per il tennis, sia per il suo modo di essere sia perché ama questo sport e stare in campo. È anche un po’ uno showman. Ha un repertorio completo, che spazia dalla potenza alla sensibilità nei colpi. È quindi bello rivederlo in campo e in una condizione così buona”.

“È un giocatore unico nel suo genere, quindi è normale avere grandi aspettative nei suoi confronti” continua Stefan. “Ma è fantastico vedere quello che ha fatto e quello che sta facendo in questo momento. Spero riesca a mantenere questo livello, perché stare in campo è impegnativo e bisogna cercare di evitare gli infortuni il più possibile. Penso che sia ancora giovane e che abbia davanti a sé una carriera molto lunga”.

Carlos è uno dei pochi big che talvolta rischia anche serve & volley, una soluzione che sceglie per sorprendere gli avversari e non lasciare loro la iniziativa, tattica che può reggere vista la sua mano di grandissima qualità. Edberg è stato il Re della specialità, da molti anni superata ma ancora assai valida soprattutto quando le condizioni sono rapide. Tornerà mai in auge? Così Stefan: “Penso che il tennis proceda per cicli e che oggi ci si alleni in maniera diversa rispetto al passato. Il gioco si è sviluppato soprattutto da fondo campo, mentre il serve & volley è una soluzione che richiede tempi più lunghi per essere assimilata. Bisogna cominciare a lavorarci fin da giovanissimi e credo che forse i giocatori non si allenino quanto sarebbe necessario. Bisognerebbe iniziare a disputare partite a un’età molto giovane, in modo che questo tipo di gioco diventi parte del proprio bagaglio tecnico, qualcosa che venga naturale. Non è facile cominciare a vent’anni o a ventuno”.

“Avere varietà nel proprio gioco, però, rappresenta un vantaggio” continua Edberg. “È un’arma che può sorprendere gli avversari e permettere di vincere le partite. È questo il mio punto di vista. Sono quindi convinto che il serve & volley tornerà. Non raggiungerà i livelli di un tempo, questo è certo, ma credo che una maggiore varietà nel gioco farebbe bene anche al tennis nel suo complesso”.

Chiedono ad Edberg un parere sulle superfici, mediamente assai più lente rispetto a quando rubava gli occhi agli appassionati con volée straordinari, in particolare nei molti tornei indoor allora in calendario. Il tennis attuale avrebbe bisogno di tornare a campi più veloci? “Non bisogna rendere i campi eccessivamente veloci, ma penso che questa sperimentazione sia positiva: qui si è provato ad aumentare leggermente la velocità della superficie e credo che, in generale, sia importante avere una certa varietà sotto questo aspetto” afferma Edberg. “Se il campo è un po’ più rapido, il tennis cambia e si gioca in modo diverso. Naturalmente diventa più difficile difendersi e, allo stesso tempo, è più facile attaccare e adottare il serve & volley. Una maggior varietà può solo fare bene”. Quindi anche Stefan appartiene al “partito” che preferirebbe condizioni più varie, rispetto all’appiattimento medio che ha reso troppi tornei identici, soprattutto quelli sul sintetico outdoor.

“Penso che il tennis sia cresciuto molto come sport. Credo che si stia facendo un buon lavoro anche per valorizzarne la storia e mantenere vivo il legame con i grandi campioni del passato. Per i tifosi più anziani, forse, è bello poterci rivedere, sapere che siamo ancora presenti fisicamente ai tornei, sugli spalti oppure, come accaduto oggi, anche in campo per essere presentati al pubblico. È un elemento che arricchisce il tennis” conclude Edberg.

Marco Mazzoni


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

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