Inutile prenderci in giro, le vittorie non sono tutte uguali. Non le sentiamo tutte uguali e non hanno lo stesso peso, perché arrivano in momenti diversi, da giocatori differenti che attraversano fasi di carriera non sempre lineari e quindi hanno una valenza a volte straordinaria. Questo è il caso del titolo ottenuto da Lorenzo Musetti all’ATP 250 Lione. Non un torneo di quelli che sogni di vincere da bambino, ma… per il nostro toscanaccio è un successo meritatissimo e di una importanza pivotale poiché rappresenta la classe pietra angolare da cui ricostruire una carriera che era arrivata all’apice, alla top 5, e che si è maledettamente complicata tra infortuni, cali di forma, crollo di fiducia. Molti hanno commentato il successo di Lorenzo come una vera sorpresa, ma in realtà andando a scrutare il suo gioco, per chi vi scrive non lo è nemmeno così tanto. Avevo commentato la vittoria di Musetti contro Arnaldi nel derby di inizio torneo, traendo eccellenti sensazioni a livello di fisicità, reattività, forza esplosiva nelle gambe e attitudine, tutto confermato dal successivo bel successo su Kouame nel secondo turno. E questo è una delle chiavi d’oro che rendono il “Muso” un tennista fortissimo.
È facile farsi un po’ abbagliare dalla bellezza stilistica del suo gioco, quelle accelerazioni formidabili che tagliano le gambe ai rivali e illuminano di luce purissima il rettangolo di gioco, ma per misurare il metro della forma di Lorenzo c’è da osservare altri aspetti che non siano soltanto la velocità di palle e quel suo rovescio degno del Louvre. Quando Musetti sta veramente bene ha una potenza nelle gambe, una rapidità nella copertura del campo e facilità di esecuzione strepitose, e questo lo porta a giocare aggressivo, continuo, senza perdere campo e bloccarsi in un attendismo che troppe volte ha pagato a carissimo prezzo. Tanto per fare due esempi lampanti, nell’estate del 2024, quando “Lori” esaltò per qualità del suo tennis su erba – fondamentale apprendistato per alzare l’asticella della prestazione e qualità di tutto nel suo gioco – era un fulmine negli spostamenti, arrivava sempre benissimo, presto, in anticipo, e la passività non si ricordava nemmeno cosa fosse. A Wimbledon stroncò nei quarti un fortissimo Fritz con un gioco non dissimile a quello mostrato ieri a Lyon, con una capacità di trovare appoggi fantastici e così lavorare la palla in tutto il conoscibile e oltre. Una bellezza.
Stessa cosa accadde l’anno scorso in primavera su terra battuta, con una serie di risultati stupendi e arrivando a giocarsela alla pari contro Alcaraz, fortissimo fisicamente e assai deciso nel giocare il suo tennis senza aspettare l’altro. Questo si è rivisto anche a Lione: una fisicità e sicurezza che eleva il suo livello di tennis e lo porta a non crollare all’indietro, prontissimo ad orchestrare le sue sterminate possibilità di variare angoli, rotazioni, profondità, pronto ad attaccare e fortissimo nel contrattaccare dalla difesa, spesso davvero mozzafiato. Quando Musetti sta davvero bene, la sua determinazione aumenta a dismisura e anche la fiducia cresce, come il focus e la tenuta mentale nelle difficoltà. Vedi i 4 match point annullati contro Cobolli in semifinale, andando a giocarseli alla grande, attaccando per primo o ribaltando tutto a suo favore da difesa ad attacco.
Forza nelle gambe, tenuta mentale sotto stress, velocità di movimento ed esecuzione, tutto va di pari passo, un circolo virtuoso che si autoalimenta palla dopo palla, scambio dopo scambio, vedendo il suo tennis che scorre rapido e impetuoso come una fresca cascata alpina di primavera. E non un caso che in questa condizione generale la fiducia è tornata, e pure il servizio performa alla grande perché la battuta è un colpo che dipende terribilmente dalla sicurezza in se stessi, non c’è disturbo dell’avversario che tenga. La prima palla ha viaggiato costante e sicura nella settimana di Lione e ha sostenuto a dovere il tennis di Musetti.
Va detto che le condizioni del torneo francese sono quasi ideali al gioco del nostro talento: la pulizia che consente l’indoor aiuta Lorenzo a impattare la palla con il timing ideale, e un campo non così rapido impedisce che la traiettoria dopo il rimbalzo schizzi via, così che si può lavorare con tagli, far saltare molto la palla oppure entrare decisi. I cambi di ritmo hanno bisogno di quel filo di tempo in più che il rapidissimo rende più difficile. Una settimana da incorniciare per Musetti, bravo a resistere alla fatica, ad avversari mai domi, a battere un giocatore forte come Fritz in finale imponendo la sua classe, facendolo letteralmente infuriare con una continua alternanza di rotazioni e cambi di ritmo. Ha ritrovato sensazioni Musetti, altrimenti non rispondi così bene ad un servizio importante come quello del californiano, andando raramente in difficoltà.
Questo successo è fondamentale per Musetti, per mille motivi. Intanto chiude un cerchio nerissimo iniziato con il “crack” a Melbourne contro Djokovic, un infortunio che ha devastato il suo 2026. Che annata poteva essere se avesse giocato la semifinale degli Australian Open contro Jannik? Magari avrebbe perso, ma poi si sarebbe presentato un America Latina sullo slancio e avrebbe potuto costruire una annata da top 10 con ben altri risultati e soddisfazioni. Non lo sappiamo, ma è facile ipotizzare che poteva essere una stagione ricca di successi e magari avrebbe confermato la sua posizione da primi dieci o almeno avrebbe lottato per tenerla. Purtroppo i molti infortuni, perlopiù muscolari, sofferti da Lorenzo sono un problema reale, forse provocati anche da un gioco dispendioso, e la speranza è che abbia lavorato bene per ovviare il più possibile a questo.
Ma questo titolo è importante per il nostro azzurro anche perché mancava da 4 anni, Napoli 2022, con diverse, anzi troppe finali perse, alcune davvero da favorito (Chengdu 2025 per dirne una, persa al tiebreak del terzo contro Tabilo). Un titolo meritato, che cancella questa tensione del non ritrovare il successo e diventa un boost meraviglioso a continuare così, terminare bene quel poco che resta della stagione e ripartire di slancio nel 2027. Un titolo ottenuto giocando bene, a tratti benissimo con momenti divini, e nessuno come lui ha bisogno di sensazioni positive per giocare il suo miglior tennis. Il suo braccio e la sua testa vivono di sensazioni, è una svolta che va cavalcata e rafforzata per questo importantissima.
Un torneo vinto davvero rilevante anche per il nostro intero movimento, visto che un trofeo mancava da Sinner a Wimbledon, 12 luglio scorso. I nostri formidabili ragazzi ci hanno abituato fin troppo bene in questi anni… tanto che la vittoria di Musetti a Lione fa tornare il sorriso a tutti, un po’ ingrigiti da mesi di poche vittorie e soprattutto prestazioni mediamente al di sotto del livello di molti dei nostri giocatori.
La speranza è che Musetti possa reggere questa condizione. Non si può giocare sempre a tutta, ma che resti sano, in salute, così pimpante e resistente. Ne abbiamo terribilmente bisogno anche per la Final 8 di Davis Cup, dove senza Jannik e con la condizione di altri nostri giocatori non al meglio, un Musetti così potrebbe essere quell’asso nella manica di cui abbiamo bisogno, il secondo giocatore (dietro a Cobolli, per ranking) che si prede il primo incontro delle sfide e lancia il resto della squadra. Tra l’altro Lorenzo ha un po’ un conto aperto con la Davis e chissà, se mai fosse decisivo a vincerla di nuovo, entrerebbe nell’epica della sua carriera, diventando un momento di straordinaria importanza, e anche riscatto per un passato non così brillante in maglia azzurra. Scenari. Godiamoci questo titolo a Lione, che sia una vera, completa ripartenza e cancelli una stagione troppo sfortunata.
Marco Mazzoni
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