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Michelsen sfida Alcaraz: “I campi a Parigi sono molto più rapidi che a Tokyo e non ho niente da perdere. La mano di Carlos è incredibile”


Alex Michelsen lancia il guanto di sfida a Carlos Alcaraz: sotto il tetto della Defense Arena la palla viaggia parecchio, ho fatto tesoro della recente partita persa a Tokyo con condizioni assai più lente e comunque combattuta, e non ho niente da perdere. Così il 22enne californiano approccia la partita che aprirà il programma serale del Masters 1000 parigino contro il n.3 del mondo, in grande forma dopo la bella vittoria a Vienna senza cedere un set. Carlos partirà con i favori del pronostico, ma Michelsen quest’anno ha fatto passi da gigante, con la formidabile esperienza vissuta poche settimane fa a US Open, dove è arrivato nei quarti dimostrando in primis a se stesso di poter stare al passo coi migliori. Di sicuro il suo servizio “bomba” e un primo colpo di scambio assai incisivo si possono esaltare in quest’edizione davvero veloce del torneo parigino; resta da vedere se Alcaraz sarà troppo intenso e riuscirà a farlo correre tanto lateralmente, mettendo a nudo il suo principale limite, ossia una certa lentezza negli spostamenti rispetto all’eccellenza della disciplina. Sarà comunque una partita interessante, che l’americano approccia con spirito assai positivo viste le sue dichiarazioni a Parigi dopo la bella vittoria su Lehecka.

“Credo che quest’anno la superficie sia nettamente più veloce rispetto alla passata stagione” afferma Michelsen parlando delle condizioni del torneo parigino. “L’anno scorso mi era sembrata persino più lenta di quella di Roma… Questa volta penso che abbiano aumentato la velocità. Sono sicuro che in molti si lamenteranno perché la palla rimbalza piuttosto bassa e con il servizio si possono ottenere punti diretti. Inoltre, non è necessario forzare troppo per trovare il vincente. È una sorta di equilibrio precario: non puoi prenderti troppi rischi, altrimenti finisci per commettere errori, ma non puoi nemmeno essere troppo prudente, perché l’avversario ne approfitterà subito per prendere il controllo dello scambio”. Alla fine quest’edizione del Masters 1000 Parigi restituisce al tennis un gioco indoor d’altri tempi, dove la rapidità e lo spirito offensivo sono premiati.

Michelsen quindi ha illustrato i progressi del suo gioco in questa stagione: “Il mio servizio è migliorato moltissimo quest’anno. Riesco a piazzare la palla molto meglio e durante le partite sto mantenendo con continuità una percentuale di prime superiore al 65%. Anche il diritto è migliorato. Sono sempre stati i due colpi che mi hanno tradito maggiormente nei momenti di pressione. Ovviamente, capita a tutti di sbagliare qualche servizio o qualche diritto, ma l’obiettivo è continuare a progredire gradualmente, migliorando dell’uno per cento alla volta. Inoltre, sottolineerei i progressi sul piano degli spostamenti. Ho lavorato moltissimo in palestra per raggiungere la migliore condizione fisica possibile. Adesso la preparazione atletica è il mio focus principale, ma sto cercando di recuperare il tempo perduto”.

Michelsen ha solo 22 anni ma riflette su come la vita del tennista sia relativamente breve e quindi è bene godersela a pieno: “Non c’è nessun altro posto in cui preferirei essere. So che non giocherò a tennis per sempre. Possiamo lamentarci tutti della lunghezza della stagione, ed effettivamente è lunga, ma alla fine siamo noi a scegliere di giocare. Inoltre, il tempo a disposizione nella nostra carriera è limitato, quindi dobbiamo goderci ogni momento finché possiamo”.

Michelsen visse una esperienza forte a US Open, stoppato nei quarti di finale dopo una battaglia feroce. Delusione enorme, ma anche un carico di nuova consapevolezza sul proprio potenziale. “È stata dura. Ripensandoci, credo che avrei dovuto concedermi qualche giorno in più di riposo. Mi sono fermato soltanto quattro giorni, perché sentivo il bisogno di fare qualcosa di diverso e pensavo che sarei impazzito rimanendo a casa senza fare nulla. Così sono tornato ad allenarmi, anche se probabilmente sarebbe stato meglio recuperare un po’ più a lungo. A essere completamente sincero, quella partita mi perseguiterà per il resto della vita. Avrei dovuto raggiungere le semifinali, ma a volte succedono queste cose. Ho probabilmente sentito un po’ troppo la pressione e i riflettori, ma non posso fare altro che imparare da quell’esperienza. La cosa più importante che mi porto dietro è la consapevolezza di avere il livello necessario per ritrovarmi nuovamente in una situazione del genere. Se un giorno riuscirò a raggiungere le semifinali di uno Slam, probabilmente smetterò di pensare a quella partita. Fino ad allora, continuerò a ripensarci”.

Nuove certezze da portare in campo contro Carlos Alcaraz, a pochi giorni di distanza dalla partita giocata in Giappone, persa in tre set. “Credo che quando esprime il suo miglior tennis sia incredibile. Ho giocato contro tantissimi tennisti, ma quello che riesce a fare è qualcosa che mi ha colpito particolarmente. Esegue smorzate da posizioni in cui nessun altro giocatore penserebbe nemmeno di provarci, e le esegue in maniera straordinaria. Anche la sua abilità nei pressi della rete è incredibile. Inoltre, è esplosivo. Mi è capitato di colpire alcune palle pensando che avrebbero rimbalzato due volte prima che potesse raggiungerle e, un attimo dopo, me lo ritrovavo già accanto. Devo abituarmi a situazioni di questo tipo ed essere pronto ad affrontarle. Spero che la superficie più veloce sia dalla mia parte. Il campo centrale di Tokyo era incredibilmente lento, quindi per me più veloce sarà e meglio è. Ho una grande motivazione nel confrontarmi con lui. Inoltre, non ho nulla da perdere. Ultimamente ho perso contro giocatori di altissimo livello ed è un’esperienza fantastica poter affrontare tennisti che occupano le prime posizioni del circuito. Sono convinto di poter raggiungere un giorno quel livello, ma per riuscirci devo cominciare, prima o poi, a batterli. Vedremo cosa riuscirò a fare domani”.

Marco Mazzoni


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

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