in

Macci mette in guardia Shelton: “L’ingaggio di Ferrero da parte probabilmente non produrrà un cambiamento sostanziale”


Il mondo del tennis è in discreto fermento da domenica 1° novembre, quando è uscita prima l’indiscrezione e quindi la conferma da parte dei diretti interessati sulla nuova intrigante collaborazione tra Ben Shelton e Juan Carlos Ferrero, ex mentore di Alcaraz chiamato a supportare papà Bryan nel team dello statunitense. È stata una discreta sorpresa, poiché in molti – soprattutto in Spagna – pensavano che l’ex n.1 del mondo avesse scelto di aiutare con la sua esperienza la crescita sportiva e umana di un giovane talento nazionale, uno tra Jodar, Landaluce o Merida, oppure il brasiliano Fonseca, altro grande prospetto a livello internazionale un po’ fermo da qualche tempo, anche per colpa di ripetuti problemi fisici. Invece Ferrero lavorerà con gli Shelton, cercando di spingere Ben a compiere l’ultimo passo e diventare stabilmente un tennista in lotta per vincere gli Slam, dopo la prima finale raggiunta lo scorso settembre a New York, persa contro il neo n.1 Zverev.

Sarà curioso vedere i tre all’opera, personaggi tra loro molto diversi: esplosivo e focoso Ben, forte di una fisicità dirompente e un tennis muscolare e aggressivo; assai calmo e paziente papà Bryan, passato ad allenare il figlio dopo una lunga e vincente esperienza a livello di College negli USA; risoluto e puntiglioso Ferrero, decisivo nel raccogliere un Alcaraz bambino e portarlo passo dopo passo a vincere ben 6 Slam e diventare il più giovane n.1 ATP nella storia moderna del gioco. Ma saranno tutte rose e fiori? A sentire il parere a caldo espresso dal veterano dei coach statunitense Rick Macci, non è detto che la nuova “connection” porti facilmente i frutti sperati.

Attraverso un post su X, Macci ha sottolineato come “allenare un talento generazionale dotato di qualità innate come Alcaraz rappresenti per Ferrero una sfida completamente diversa rispetto a quella che lo attende ora con Shelton”. L’analisi del coach americano prosegue con degli spunti interessanti. “Big Ben è migliorato anno dopo anno e oggi occupa la quarta posizione del ranking mondiale. È la migliore coppia padre-figlio che abbia visto da molto tempo. Ferrero ha adesso il compito di portare il giocatore cresciuto nei Florida Gators a un livello tale da consentirgli di conquistare uno o più titoli del Grande Slam, o addirittura di raggiungere la vetta della classifica mondiale. Un’impresa che, se possibile, sarebbe persino più grande di quella realizzata durante gli anni al fianco del mago spagnolo”.

Fin qua tutto bene. Macci ha proseguito non solo sottolineando la grande sfida, ma anche le difficoltà che Ferrero dovrà certamente affrontare, a partire dalla principale lacuna nel tennis di Shelton, il rovescio. Un colpo migliorato rispetto ai suoi esordi nel tennis Pro, ma ancora non a livello del resto del suo repertorio e dove, ovviamente, tutti gli avversari martellano senza pietà… “L’ingaggio di Ferrero da parte di Shelton probabilmente non produrrà un cambiamento sostanziale. Il rovescio di Big Ben non ha un solido collegamento con il terreno. Ristrutturare un colpo da fondo è una sfida molto più complessa rispetto al lavoro sul servizio, perché entrano in gioco le componenti legate agli spostamenti e una memoria muscolare profondamente radicata fin da quando ha iniziato a giocare da bambino. Di conseguenza, il suo rovescio, sia negli scambi da fondo sia in risposta, rappresenta un punto debole apparentemente marginale, ma in realtà decisivo”, spiega coach Macci.

Secondo Rick, questo è il limite che zavorra il tennis di Ben e spesso lo porta a complicarsi la vita da solo anche in partite che, sulla carta, non dovrebbero rappresentare un problema. “Il suo rovescio funziona: dopo tutto, ripetere un movimento cento milioni di volte finisce inevitabilmente per migliorarne l’esecuzione. Ma questo non significa che sia il gesto tecnico ottimale. Shelton dispone di altre armi che lo rendono un avversario estremamente pericoloso, ma la mancanza di una buona aderenza con il terreno nel suo rovescio farà sì che molte partite, che dovrebbe portare a casa senza troppe difficoltà, si trasformino in incontri molto combattuti”.

Un punto di vista autorevole, che mette in guardia Ferrero e gli appassionati che seguono Ben da facili entusiasmi sui miglioramenti che questo nuovo team potrà generare nel gioco e prestazioni di Shelton. Macci sottolinea un banco di prova importante, per tutti: riuscire a cambiare in profondità il rovescio di Ben sarà una grande sfida per tutti. Già nei mesi scorsi papà Bryan aveva raccontato di come il lavoro col figlio sul lato destro dei suoi fondamentali fosse stato notevole, cercando di cambiare lo swing del rovescio in modo che l’impatto con palla fosse meno diretto e secco; con un gesto più ovalizzato e ampio la speranza era di trovare più controllo e sicurezza rispetto al natio colpo, ficcante per attaccare ma poco sicuro in costruzione e ancor meno in difesa, I risultati sono stati discreti ma lontani dal centrare in pieno l’obiettivo. E questo anche per un discorso di attitudine, pazienza, lucidità di Ben nello scegliere come giocare il rovescio sotto pressione. A US Open lo abbiamo visto usare con qualità il back, ma non basta. La dimostrazione è venuta in finale contro Zverev. Non resta che attendere il 2027 per vedere se la mano di Ferrero avrà un reale impatto nel tennis di Shelton.

Marco Mazzoni


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

Tagcloud:

Effetto Alcaraz a Vienna: oltre 90.000 spettatori e sette giorni di tutto esaurito

Bellucci vince il derby con Sonego e avanza a Parigi