Jack Draper vuole tornare a giocare con continuità, ma chiede al tennis di interrogarsi sulle condizioni in cui i suoi protagonisti sono chiamati a competere. Dopo una stagione segnata dagli infortuni, con appena 15 partite disputate nel 2026, il britannico ha espresso tutta la propria preoccupazione per un sistema che, a suo giudizio, sta sacrificando la salute dei giocatori agli interessi economici.
Al centro delle sue critiche ci sono il calendario ATP, le condizioni di gioco e l’evoluzione di uno sport sempre più impegnativo sul piano fisico. Draper parte dalla propria esperienza, fatta di tentativi di rientro e nuove interruzioni, per allargare il discorso alle difficoltà di un’intera generazione.
«Voglio una carriera lunga, ma gestire il calendario non è facile»
La risposta più immediata al problema del sovraccarico sembra essere quella di giocare meno. Per il britannico, però, questa scelta si scontra con le ambizioni e con la necessità di costruire il proprio percorso nel circuito.
«Tutti i giovani tennisti vogliono migliorare e raggiungere grandi risultati. Per farlo non puoi saltare i tornei, devi giocare quasi tutte le settimane. Io ho le idee chiare: cercherò di gestire meglio il mio calendario perché desidero avere una carriera lunga, ma non è facile farlo».
È il dilemma che emerge dalle sue parole: proteggere il proprio corpo senza rinunciare alle occasioni per crescere. Per chi sta cercando continuità dopo diversi problemi fisici, ogni ritorno diventa un equilibrio delicato tra il desiderio di competere e la necessità di rispettare i tempi del recupero.
L’accusa ai vertici: «Troppe decisioni prese per guadagnare»
Il passaggio più duro riguarda le scelte di chi governa il tennis. Draper riconosce che siano stati compiuti anche progressi, ma ritiene che la direzione complessiva esponga gli atleti a rischi eccessivi.
«Nel tennis sono state prese molte decisioni con l’obiettivo di guadagnare denaro, soprattutto ai vertici. E, anche se sono state fatte anche molte cose buone, stanno mettendo in pericolo un’intera generazione di giocatori, che continuano a infortunarsi».
Una presa di posizione netta, che si inserisce nel dibattito sull’allungamento degli appuntamenti e sullo spazio disponibile per riposare e prepararsi. Il problema, nella lettura del britannico, riguarda l’organizzazione complessiva della stagione e la possibilità di sostenere quei ritmi nel tempo.
Palline, superfici e intensità: l’analisi di Draper
Il calendario è soltanto una parte della questione. Secondo Draper, anche le caratteristiche del gioco moderno contribuiscono ad aumentare il carico fisico degli incontri.
«C’entra molto anche l’evoluzione del gioco: i campi sono più lenti, le palline sono più lente e gli atleti sono sempre più preparati fisicamente. Per questo il tennis non si trova in una buona situazione».
È la sua interpretazione di un problema complesso, maturata durante mesi nei quali gli infortuni gli hanno impedito di esprimersi con regolarità. La volontà di riprovarci rimane intatta, ma per Draper il prossimo obiettivo va oltre il singolo risultato: tornare a competere e riuscire a restare in campo, costruendo una continuità che finora il fisico gli ha negato.
Francesco Paolo Villarico
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