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A Lione un omaggio alla squadra francese che nel 1991 vinse in Davis Cup battendo lo squadrone USA


Ci sono delle imprese sportive che restano impresse nella memoria collettiva, anche se non le vivi in prima persona. Vittorie a sorpresa che stupiscono, esaltano e rendono i protagonisti eroi quasi leggendari, e nel tennis diverse di queste appartengono all’epica della Davis Cup. Una delle finali più emozionanti e sorprendenti dell’epoca moderna è certamente quella del 1991 quando lo squadrone USA formato da campioni del calibro di Pete Sampras, Andre Agassi e il fortissimo doppio Flach – Seguro sbarcò a Lione al Palais des Sports de Gerle. Un weekend indimenticabile per il pubblico francese e non solo, perché Leconte e Forget, guidati dal carisma di capitan Noah, sorpresero tutti superando i fortissimi avversari e riportando a Parigi la grande insalatiera da sfavoriti.

Nel primo singolare del venerdì, Agassi rimontò un set a Forget e portò agli USA il primo punto. Era considerato un match quasi fondamentale, perché in pochi credevano che Henri Leconte potesse battere sul veloce indoor “Pistol” Pete Sampras. Invece il braccio mancino di “Riton” entrò quasi in trance e con una partita pazzesca – sospinto anche dal calore del pubblico di Lione – superò in tre set il campione di US Open 1990 e prossimo dominatore del tour. Il doppio era come sempre importantissimo, e anche qua il pubblico sospinse la coppia Forget – Leconte a battere il consolidato team statunitense Flach – Seguso. Alla domenica nel quarto match scesero in campo Sampras e Forget, i due n.1 delle rispettive nazionali. L’elettricità era massima e i colpi offensivi, coraggio e servizio di Guy prevalsero su Pete, con il terzo e decisivo punto a favore della Francia. Le scene dei festeggiamenti in campo dei giocatori di casa fecero rapidamente il giro del mondo e rimarranno per sempre impresse nel cuore degli appassionati.

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A 35 anni da questa leggendaria impresa, in quel di Lione si è voluto ricordare quella squadra che tanto regalò agli appassionati francesi. L’idea è partita da Jo-Wilfried Tsonga e Thierry Ascione, co-organizzatori del torneo di Lione: hanno riunito i protagonisti di un’impresa che continua a occupare un posto speciale nella storia del tennis francese, inclusi gli allenatori e i giocatori che facevano parte della squadra ma non scesero in campo. La squadra al completo era guidata da Yannick Noah, con Guy Forget, Henri Leconte, Olivier Delaître, Fabrice Santoro, Arnaud Boetsch, Éric Deblicker (allenatore), Patrice Hagelauer (allenatore), Bernard Montalvan (medico), Jérôme Bianchi (fisioterapista) e Danielle Bombardier (responsabile della logistica), un team affiatato che contro ogni pronostico trionfò sugli Stati Uniti.

Di fronte al pubblico di Lione, Henri Leconte – come riporta l’Equipe – ha rievocato dopo 35 anni l’atmosfera nello spogliatoio al termine della prima giornata, dopo la sconfitta di Forget contro Agassi e poco prima di scendere in campo contro Sampras: “Non preoccuparti, Guy. Tra due ore gli avrò rifilato una bella batosta e saremo sull’1-1!”. “Henri urlava: Adesso vedrete cosa combino a Sampras!”, ha confermato Forget. “Henri era sorprendente nelle sue dichiarazioni. Riusciva a farci ridere oppure a farci sognare. In quel momento, però, era completamente posseduto…”. Ricordando che razza di partita disputò dominando il campo con angoli incredibili e un coraggio leonino, si può dire che quella era la realtà di una giornata per lui mitica, forse la sua più importante vittoria dell’intera carriera.

Arnaud Boetsch, riserva nella finale, si è rivolto a Forget dicendo: “Ti ricordi, Guy, in macchina prima dell’ultimo incontro della domenica? Dovevi battere Sampras per regalarci il punto decisivo. Non osavamo parlare, eri bianco come un lenzuolo. Si sentiva tutto il peso di quel momento…”. “È incredibile l’impatto che le cinque settimane di quella campagna hanno avuto sulle nostre vite”, ha proseguito Yannick Noah. “Si era creata una sorta di energia capace di costruire legami indissolubili. Ci eravamo promessi che, qualunque cosa fosse successa, saremmo rimasti amici. Ed è un legame che durerà per sempre”.

Una splendida celebrazione, ma Yannick Noah non si è lasciato scappare l’occasione per un’ultima stoccata polemica. “L’ultima volta che ho incontrato Haggerty — all’epoca presidente della Federazione internazionale e responsabile del nuovo format — durante una cena, gli ho detto: “Quando ti guardo, mi viene da vomitare”. E gliel’ho detto davanti a un testimone. All’epoca avevo le palle…”, contestando la rivoluzione che ha stravolto la manifestazione nel 2019. Oggi si è tornati in parte all’indietro, con il ritorno degli incontri casa-trasferta per qualificarsi alla Final 8, anche se non si gioca più tre set su cinque e molto è cambiato. Quel che resta immutato è il fascino e tensione agonistica che ancora molti match di Coppa Davis sono capaci di regalare. Basti ricordare i brividi vissuti a Bologna nel 2025, per la nostra prima “insalatiera” alzata di fronte al nostro pubblico.

Marco Mazzoni


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

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