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Van Assche dopo la vittoria su Musetti: «Ho capito che amo il tennis. Non basta rimettere la palla in campo»


Luca Van Assche conquista il suo primo quarto di finale in un Masters 1000 e racconta il percorso che lo ha riportato a credere nel proprio tennis. Dopo il successo su Lorenzo Musetti per 7-5 3-6 6-4 a Parigi, il francese ha parlato della crescita del suo gioco, dei dubbi vissuti durante la discesa in classifica e del lavoro che gli ha permesso di ritrovare fiducia e motivazioni.

«Sono molto felice di essere ai quarti di finale per la prima volta nella mia carriera. Spero che non sia l’ultima, ma la prima di tante. Sono davvero contento della mia prestazione di oggi e di quelle di questa settimana. Finora è stata una settimana fantastica per me», ha esordito.

La lotta contro Musetti e il salto di qualità al servizio
Contro l’azzurro, Van Assche ha dovuto superare anche alcuni momenti complicati. La capacità di rimanere dentro la partita è una delle qualità nelle quali si riconosce maggiormente.

«Credo sia una mia qualità e penso di averlo dimostrato in tante partite. Sono felice di sentirmi così combattivo, ancora di più contro un giocatore di questo tipo: se non lotto su ogni punto, gli concedo tante occasioni».

Il francese ha poi spiegato quanto il suo tennis si stia evolvendo rispetto all’immagine di giocatore prevalentemente solido. Il servizio sta diventando una risorsa importante, anche nei passaggi nei quali la pressione aumenta.

«Qualcuno può considerarmi un giocatore che è soltanto solido, ma con le partite e l’esperienza capisci che rimettere semplicemente la palla in campo non basta. Ho la fortuna di poter contare su un servizio potente, ma bisogna lavorare duramente e questo aiuta».

«So che il mio gioco deve essere aggressivo. Devo comandare lo scambio e oggi ho servito bene. Contro alcuni giocatori è più difficile che contro altri. Lorenzo gioca da fondo e serve molto bene. In diversi momenti sono riuscito a imporre il mio tennis e ne sono stato felice».

Gli infortuni, la classifica e le domande sul futuro
La soddisfazione di Parigi assume un significato particolare alla luce delle difficoltà attraversate. Van Assche ha ricordato quanto sia stato complicato gestire le sconfitte dopo essere arrivato giovanissimo tra i primi cento.

«Quando scendi in classifica è un momento difficile, soprattutto perché non ero abituato ad avere problemi. A 19 anni ero nei primi cento, poi improvvisamente sono arrivate sconfitte complicate e non ero preparato a questo. L’anno scorso è stato difficile: ero spesso infortunato e non riuscivo a giocare con continuità».

«Mi facevo delle domande: che cosa voglio fare? Se voglio giocare, come devo farlo per riuscire a esprimermi? Credo che Olbia mi abbia fatto bene e mi abbia permesso di ritrovare fiducia».

Il ritorno nei Challenger lo ha costretto a confrontarsi con una quotidianità diversa e con un livello competitivo tutt’altro che semplice da affrontare.

«Per un periodo non stavo bene. Ero tornato nei Challenger e il livello è molto alto, quindi non vincevo tante partite. Perdi il lunedì, aspetti una settimana e poi perdi di nuovo il lunedì successivo. I tornei non hanno il prestigio degli ATP o degli Slam e mi chiedevo: è questo quello che voglio fare? Mi sono accorto che il piacere dipendeva soprattutto dai risultati».

Da quella riflessione è iniziato un cambiamento nel modo di vivere il lavoro e la competizione: «Ho capito che amo il tennis, che mi piace il circuito e che voglio giocare. Abbiamo lavorato molto su questo con il mio team e le persone che mi stanno vicino, concentrandoci anche sul percorso di apprendimento, senza guardare soltanto alle vittorie e alle sconfitte. Mi ha aiutato molto».

Il rapporto con Villette e l’adattamento al cemento indoor
Nel percorso di ricostruzione ha avuto un ruolo importante l’allenatore Sébastien Villette.

«Abbiamo cominciato a lavorare insieme prima di questa stagione e ci siamo capiti. Ha una buona visione del mio gioco, crede molto in me e questo mi aiuta. Abbiamo costruito un bel rapporto e lavorato duramente, perché senza lavoro non arrivano i risultati. Mi ha sostenuto durante tutto l’anno: siamo riusciti a far progredire il mio tennis e a imparare anche dalle sconfitte».

La terra rimane la superficie sulla quale sente maggiore familiarità, ma i progressi stanno producendo risultati anche al coperto: «Mi piacciono tutte le superfici. Quella sulla quale mi sento meglio è la terra, ma gioco bene anche sul cemento indoor. Il mio tennis si è adattato: prima era complicato per il diritto, ma ci ho lavorato tanto e adesso mi sento bene».

Ai quarti Hijikata: «Se è arrivato fin qui, lo merita»
Il prossimo avversario sarà Rinky Hijikata, protagonista dell’eliminazione di Novak Djokovic. Van Assche non considera il nome dell’australiano una garanzia di un impegno più accessibile.

«Non l’ho mai affrontato, nemmeno in allenamento. È un ottimo giocatore: se è ai quarti, merita di esserci. Ha vinto cinque partite per arrivare fin qui, battendo anche Djokovic, e ha ottenuto belle vittorie in carriera. Gli piace questa superficie, gioca veloce e si trova a suo agio in queste condizioni. Sarà una bella partita: adesso mi concentrerò sul recupero per essere pronto per domani».

Dal nostro inviato a Parigi, Enrico Milani


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

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