L’America’s Cup è molto più di un evento sportivo. Come immagina che cambierà il volto di Napoli?
«La Coppa America ha rafforzato l’idea di Napoli come città di mare ed è intorno a questa risorsa che ruota la trasformazione della città. Napoli sarà sotto i riflettori di tutto il mondo e la sfida che abbiamo davanti va ben oltre la realizzazione delle opere infrastrutturali. Napoli accoglierà migliaia di visitatori che giungeranno in città per assistere alle regate e saremo chiamati a dimostrarci all’altezza della nostra proverbiale accoglienza, affermando un volto nuovo, quello di città moderna, innovativa e internazionale».
Quali saranno gli interventi destinati a trasformare Napoli oltre Bagnoli?
«Sulla scia dell’America’s Cup Napoli sta vivendo una grande trasformazione urbana che riguarda non solo Bagnoli, ma tutta la fascia costiera della città, dal Lungomare che farà da tribuna alle prossime regate, fino al versante orientale di San Giovanni a Teduccio, con il recupero del litorale e la restituzione del mare ai residenti. L’effetto dell’evento dovrà estendersi all’intera area metropolitana, migliorando collegamenti, spazi pubblici, waterfront e servizi. L’obiettivo è creare una città più accessibile, efficiente e competitiva, capace di mantenere nel tempo i benefici degli investimenti realizzati per la Coppa».
In che modo l’America’s Cup diventa il motore della trasformazione di Napoli?
«Gli interventi su Bagnoli proseguono nel rispetto dei tempi e degli obiettivi del cronoprogramma di Governo. La Coppa America ha contribuito a schiacciare il piede sull’acceleratore di un processo di rigenerazione urbana già previsto, contribuendo inoltre ad allargare all’intero territorio la realizzazione di opere che rendano la città più innovativa, competitiva e proiettata nel Mediterraneo e nei grandi circuiti globali».
Come stanno collaborando le forze politiche per arrivare alla conclusione del progetto?
«Un evento così grande e impattante sul territorio non si improvvisa e richiede un grande impegno a tutti i livelli istituzionali, con il Governo in primis e Regione, Città metropolitana, Struttura Commissariale di Bagnoli, insieme ovviamente al Comune di Napoli. C’è piena sintonia e responsabilità istituzionale, riconosciuta da tutti. Ed è un grande elemento di forza per tutti noi, che lavoriamo perché sia la più bella edizione di sempre, e magari possa rimanere qui». È auspicabile un intervento tra pubblico e privato per far crescere la città? «Assolutamente sì, ci stiamo lavorando concretamente da quattro anni su vari fronti. Le grandi trasformazioni urbane funzionano quando il settore pubblico realizza infrastrutture e visione strategica, mentre il privato porta investimenti, innovazione e capacità gestionale, generando sviluppo e occupazione duraturi. Crediamo molto nel partenariato pubblico-privato dopo decenni di immobilismo, chiacchiere e progetti rimasti sulla carta».
Napoli è già una destinazione turistica internazionale: qual è la sfida oggi?
«Il vero tema è governare gli enorm flussi che fortunatamente abbiamo e che fanno di Napoli una meta turistica consolidata tutto l’anno grazie alla nostra programmazione. Con delibere e vari provvedimenti, stiamo coniugando lo sviluppo turistico con il rispetto del centro storico e degli abitanti, in modo da garantire una qualità della vita più elevata».
Sono previsti interventi strutturali sulla mobilità?
«Abbiamo già investito molto sul trasporto pubblico, tram green, nuove stazioni della metropolitana (una a Bagnoli a due passi dalle basi dei team) e sui nuovi bus. I programmi collegati all’evento prevedono il rafforzamento dell’accessibilità e dei collegamenti tra porto, aeroporto, stazioni ferroviarie e area occidentale della città. L’obiettivo è rendere Napoli più connessa e funzionale ben oltre il 2027».
L’evento sarà occasione per riqualificare il patrimonio urbano?
«Nell’ottica di riconquistare il mare, sì. La riqualificazione del waterfront, degli spazi pubblici e delle aree inutilizzate rappresenta uno dei principali obiettivi, da Bagnoli fino ad arrivare alla periferia orientale».
Sono previste aree pubbliche per assistere alle regate?
«La Coppa America è un evento sportivo di grande fascino, ma qui a Napoli la sua nota di esclusività assumerà un connotato diverso: la premessa era che l’AC fosse una manifestazione popolare, con accesso garantito a tutti gli appassionati che popoleranno il lungomare dove verrà allestito un villaggio per assistere alle gare che si terranno di fronte Castel dell’Ovo. Poi ci saranno terrazze naturali come il Virgiliano».
Sono previsti investimenti per la nautica e il sistema portuale?
«Per le pre-regate di settembre si utilizzerà il porticciolo di Nisida. Poi abbiamo creato il percorso che darà il via libera al porto di Vigliena, una volta chiuse le pratiche necessarie».
Come trasformare un grande evento in sviluppo stabile?
«Molti degli interventi infrastrutturali saranno permanenti, la nostra logica non è legata al singolo grande evento. Napoli sta cambiando con una nuova mentalità. La Coppa America come acceleratore per favorire un processo di rigenerazione e di trasformazione più ampio sull’intero territorio».
Come stanno vivendo i napoletani questa sfida?
«La città piano piano sta comprendendo l’impatto dell’evento. Nelle ultime settimane, si sono viste in mare sotto Castel dell’Ovo le prime imbarcazioni, si è percepito l’effetto. Poi i team girano la città, ne godono le bellezze, portano l’immagine di Napoli nel mondo».
Qual è l’eredità concreta che vorrebbe lasciare a Napoli?
«Una rinnovata cultura del mare, risorsa negata per decenni. In generale, vorrei che oltre alle opere materiali, vi sia in tutti noi la fiducia nella capacità della città di realizzare grandi progetti, usare bene le risorse e fare il bene comune».
Se Napoli dovesse candidarsi anche per il 2029, quali risultati dovrebbero essere raggiunti?
«Vediamo come va questa sfida, sono molto fiducioso e un pochino scaramantico».
Quanto conta un evento internazionale per la rinascita di Bagnoli?
«Bagnoli rinasce a prescindere dalla Coppa America. Il suo volto sarebbe cambiato comunque. Rigenerare Bagnoli significa la possibilità di restituire credibilità alle istituzioni e fiducia ai cittadini. Guardate cosa siamo in grado di fare. Ne parlerà l’Italia, il mondo».
Qual è il messaggio che vorrebbe lasciare ai napoletani?
«Crederci, appunto. Lavorare insieme, per costruire un futuro sostenibile per le giovani generazioni. La Napoli di oggi e di domani»
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