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Russell, la penalità diventa un caso Mercedes: Antonelli vede il Mondiale, George prende tempo


Già, c’è un momento, nelle stagioni che prendono una piega, in cui la fortuna smette di essere un dettaglio e diventa una sentenza. Per George Russell quel momento ha il rumore di un motore che cede a cinque giri dalla bandiera a scacchi, in Malesia. Per Kimi Antonelli, invece, ha il profumo di una coppa che si avvicina: 102 punti di vantaggio e il primo match point mondiale ad Austin, nel prossimo week end. La Mercedes arriva alla pausa dopo la tripletta asiatica con un’anima doppia. Da un lato un ragazzo bolognese di vent’anni che vince, rimonta, sale sul podio anche nei round storti. Dall’altro un compagno che ha costruito la propria stagione su una scommessa e se l’è vista rovesciare contro. Il rischio di Russell era calcolato: rimandare l’introduzione del quinto motore, già oltre il limite di quattro consentito, per scontare la penalità dove la rimonta fosse possibile. Monza e Baku erano le due piste indicate dalla squadra. Lui ha preferito aspettare ancora, puntando su Austin, dove l’avrebbe comunque atteso il nuovo turbo sviluppato con il primo gettone ADUO, il meccanismo che consente aggiornamenti ai propulsori in corso d’anno. Due penalità in una, in sostanza. Il piano è saltato a Sepang. La power unit si è surriscaldata e si è danneggiata, gli altri elementi del pool erano al limite. Conseguenza: Singapore con partenza dal fondo la domenica. A Marina Bay poi Sprint finita al secondo giro, col GP concluso al nono posto sul circuito cittadino asiatico.

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Russell: “Sarebbe meglio montare l’ADUO su una pista più semplice nei sorpass”

Ora dovrà scontare un’altra penalità in Texas? Lui spera di no: «Il motore Mercedes con ADUO arriverà probabilmente più avanti, credo a Las Vegas. Una nuova penalità prima o poi accadrà, stavolta potremo scegliere un tracciato più semplice per i sorpassi», l’idea del britannico, ma nella gara in Nevada tutto potrebbe essere già chiuso a livello iridato. Antonelli, infatti, ad Austin non pagherà nulla. A Monza ha cambiato la power unit senza toccare il turbo, che dunque entrerà in versione ADUO senza sanzioni. Gli basterà vincere e sperare che George non vada oltre la nona posizione. E se non sarà Austin, ci sono Messico e Brasile, la terra di Senna. Il calendario resta incerto: Qatar e Abu Dhabi, dopo i bombardamenti vicino a Losail e Yas Marina, sono in bilico, e la stagione può chiudersi con 22 o 23 GP. Con questa incognita, anche la gestione dei motori diventa un rebus. Russell, però, non si arrende: «L’obiettivo ora è migliorare la macchina, siamo stati la squadra dominante per tutta la stagione. Ma nelle ultime gare la Red Bull ci è stata superiore. Anche a Baku Verstappen era al mio livello». E qui entra il retroscena. Il vice team principal Bradley Lord ha raccontato nel podcast ufficiale che a Singapore la squadra dei meccanici era piena di sostituti, per infortuni e turnover: alcuni non facevano un pit stop in gara da quindici anni. Eppure la Mercedes ha rivendicato il pit stop più veloce per il 2° weekend di fila. Le statistiche ufficiali dicono altro: il più rapido è stato quello Red Bull, 2”20 contro 2”26 dei meccanici Mercedes, terzi. Ma in classifica stagionale il distacco resta netto: 347 punti contro 244. È questa la fotografia più fedele: una squadra che regge anche quando manca qualcosa, e un titolo che, più che una questione di se, è ormai una questione di quando.


Fonte: http://www.tuttosport.com/rss/formula-1

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