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Marchiori (coach della GTGT Academy): “I capisaldi di Norman sono etica del lavoro, calma e capacità di adattarsi al giocatore”


Ancora non c’è l’annuncio ufficiale, ma l’indiscrezione dell’autorevole quotidiano londinese Times sull’addio di Darren Cahill e l’ingresso di Magnus Norman nel team di Jannik Sinner animano questo finale di 2026 a due volti per il nostro campione, esaltante in primavera estate con il record storico di successi consecutivi nei Masters 1000 più il secondo titolo a Wimbledon, amarissimo da fine luglio quando la persistente infiammazione al ginocchio l’ha costretto a chiudere anzitempo l’annata, con la conseguente – e dolorosa – perdita del n.1 nel ranking mondiale. Sta lavorando a Monte Carlo Sinner, in silenzio, recuperando salute e forma per rientrare alla grande nella prossima stagione. C’è anche Cahill in questi giorni ad accompagnarlo, probabilmente per un ultimo periodo insieme e un sentito passaggio di consegne.

Ci sarà tempo per analizzare i pro e i contro di questo cambio nel team, che appare ormai inevitabile, con l’ex n.2 del mondo Norman pronto a prendere la pesantissima eredità dell’australiano, decisivo nel rafforzare gioco e mentalità di Jannik. Magnus è stato un grande tennista e poi coach di assoluto valore, come dimostrano i risultati eccezionali raggiunti con Dimitrov (ha dato una struttura a un tennis un po’ “leggero”), Soderling (portato nell’élite del tennis mondiale) e soprattutto Wawrinka, trasformato da picchiatore con zero margine e continuità a tre volte campione Slam, battendo Roger, Novak e Rafa nei loro momenti migliori.

Norman è personaggio tutt’altro che sconosciuto nel mondo della racchetta, ma è molto interessante l’intervista di Cristian Sonzogni a Gianluca Marchiori, giovane coach 35enne di Brescia che da 12 anni lavora in Svezia presso la Academy GTGT, fondata da Norman insieme ad altre glorie del tennis svedese. Nessuno può raccontare meglio di lui chi sia veramente Magnus e quali siano i suoi metodi di lavoro. Il ritratto che Marchiori disegna di Magnus è affascinante: competenza, calma, empatia, serietà, tutti ingredienti assai graditi – anzi basilari – per essere ben accetto nel team Sinner, e anche la capacità di modulare il lavoro non su propri dogmi da trasferire al proprio assistito ma un totale adattamento alle esigenze del giocatore. Questi i passaggi salienti dell’intervista, pubblicata su SuperTennis.

“Dal punto di vista tecnico è molto preparato, ovviamente. Ma la sua grande qualità è che si adatta moltissimo al giocatore” racconta Marchiori. “Non cerca di costringere il giocatore dentro al suo metodo: fa il contrario. Quando allenava Stan aveva un modo di lavorare, quando allenava Soderling ne aveva un altro. La cosa incredibile di Magnus è la sua etica del lavoro, la passione che mette in ciò che fa e soprattutto la calma che riesce a trasmettere. Secondo me, a quel livello, è proprio una delle cose che fanno la differenza”.

Capire chi ha davanti è la forza di Norman: “Quello che è riuscito a fare con Stan è stato dargli tantissima fiducia e tantissima calma proprio nei momenti nei quali è più difficile trovarle. È una qualità che gli invidio, perché da quando lo conosco l’ho sempre visto così. Ogni sessione che fa è al massimo del focus, riesce a trasmettere fiducia e nello stesso tempo mantiene le cose semplici. Non ti complica la vita dal punto di vista tennistico. Ti fa sentire bene. E poi i risultati che ha ottenuto come coach parlano abbastanza chiaramente”.

Uno dei punti forti del metodo dello svedese è la capacità di ascoltare: “Soprattutto all’inizio devi ascoltare il giocatore per capire dove si sente in fiducia, dove invece ha dei dubbi, quali sono le situazioni nelle quali si sente più sicuro e quelle nelle quali lo è meno. Magnus è molto bravo proprio in questo. Si adatta a chi ha davanti. Anche quando ogni tanto mi aiuta con Niels (il tedesco McDonald, ndr) gli dice cose che magari a Stan non avrebbe mai detto, perché sono giocatori diversi. Non parte da ciò che vuole lui: parte dalla persona e dal giocatore che ha davanti”.

Norman era il “classico” svedese fortissimo di gamba e super solido, senza grandi invenzioni. Come tecnico in realtà propone un modello di gioco assai più evoluto: “Ha una visione del tennis molto più aggressiva e propositiva rispetto a quando giocava lui” racconta Marchiori. “Si è adattato completamente all’evoluzione del gioco. Ha detto tante volte, scherzando, che se il Magnus giocatore avesse dovuto affrontare al massimo livello Djokovic o Federer avrebbe preso 6-1 6-1 6-1. Lui era stato un giocatore fantastico, numero 2 del mondo, però aveva anche dei limiti. Nel senso che non era uno di quei talenti ai quali viene tutto facile. (…) Lui è arrivato a quel livello lavorando come un pazzo, mettendo ogni giorno tutto ciò che aveva. I limiti che aveva come giocatore li ha completamente superati, in campo e poi come allenatore. Oggi ha una visione molto più flessibile e aggressiva. E soprattutto riesce in pochissimo tempo a leggere ciò di cui ha bisogno un giocatore, oppure cosa può dare fastidio all’avversario dall’altra parte della rete. Anche tatticamente è molto preparato“.

Una delle domande chiavi: Norman, grande tecnico da campo, si dovrà confrontare con Vagnozzi, altro coach estremamente preparato. Come sarà il suo inserimento? Così la pensa Marchori: “Magnus non è assolutamente uno che ha bisogno di imporre la propria presenza. Faccio sempre un esempio. Io sono arrivato alla Good to Great quando avevo 22 anni, quasi 23. La prima volta che sono andato in campo con lui, con Elias Ymer, Magnus aveva già allenato Soderling in due finali Slam e aveva già vinto l’Australian Open con Stan. Io non ero nessuno, avevo appena iniziato ad allenare. Eppure fu lui a chiedermi se vedevo qualcosa di particolare, se avevo qualche input da dargli. Questa cosa mi sorprese completamente. È apertissimo. Quando ho lavorato con Stan, io ero più una figura di supporto, ma Magnus mi chiedeva continuamente se vedevo qualcosa di diverso da lui, se avevo qualche osservazione. Ascolta molto. Penso che con chi fa un lavoro tecnico e tattico già importante, Magnus possa aggiungere qualcosa, ma credo che la sua arma in più sia soprattutto la calma e la fiducia che riesce a dare al giocatore”.

Marchiori ha appena conosciuto Cahill, quindi non se la sente di fare un confronto diretto tra i due, ma è significativa questa affermazione: “Magnus ha quella stessa capacità di portare equilibrio senza avere bisogno di essere al centro”. Non è una frase banale e può forse spiegare la scelta di Norman per rimpiazzare il prossimo “pensionato” Cahill. Quando Jannik all’inizio del 2022 decise di recidere il “cordone ombelicale” con coach Piatti per prendere in mano la propria carriera, ha certamente deciso di mettersi al centro di tutto. In questi anni si è parlato moltissimo del ruolo fondamentale di Vagnozzi e Cahill nella definitiva maturazione tecnico-tattica e agonistica di Sinner, ma in realtà il più grande passo in avanti l’ha fatto proprio Jannik, con le proprie gambe, nutrendo la propria sapienza sul gioco, sulla vita in torneo e in partita dall’esperienza del suo team, ma prendendosi tutte le responsabilità di ogni scelta. Aperto al confronto, umile e prontissimo nell’accettare consigli e critiche, ma volendo essere il centro di tutto perché è la sua vita, la sua carriera, è lui che in campo gioca, vince o perde.

Per questo un coach ancora giovane ma con fortissima esperienza anche da giocatore era la scelta più logica per sostituire Cahill. Vedremo quando arriverà la fumata bianca e come si svilupperà il rapporto tra i due e nell’intero team. Non aspettiamo altro che ritrovare Jannik in campo, pronto a dare il suo meglio.

Marco Mazzoni


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

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