Le corse della Ferrari quest’anno sono come un livido: cambia il colore ma non il dolore, quando tocchi l’argomento. Base dei guai è questa macchina, un contenitore dentro il quale ci sono novità anche originali, segno di creatività e voglia di osare – a cominciare dalla visibilissima ala reversibile – ma poi si finisce sempre per sbattere su due pecche non irrilevanti: la scarsa efficienza in qualificazione e la potenza del motore in gara.
Ieri, conoscendo questi limiti, si è fatto quel che si poteva con Leclerc, giustamente mantenuto in pista in presenza della Virtual (era partito con gomme hard e fermarlo lo avrebbe costretto a un secondo pit stop), ma poi non premiato dal lineare sviluppo della corsa.
Il problema raro della Ferrari
Hamilton, partito bene (e rimbalzato sul primo cordolo riatterrando verso Verstappen, il quale ha salvato entrambi dalla collisione invadendo la chicane), era quarto quando nel volgere di pochi giri ha sentito morire i freni, cosa poco sana se sei incastrato tra i muri del Madring. Un problema di affidabilità davvero raro per la SF-26, finora mostratasi macchina solida, ancorché imperfetta.
«Sono demoralizzato per me e per chi lavora in squadra, in pista e in fabbrica – ha detto Lewis – La macchina era grandiosa e sentivo di poter lottare per il podio, se non addirittura per le prime due posizioni». Accenti entusiastici che si sono spenti nell’impatto con i fatti: «Mi sono dovuto ritirare molto presto per colpa dei freni, ora dobbiamo concentrarci sulle possibilità residue di lottare per qualcosa di importante». Non ha meglio precisato di cosa si tratti.
La Ferrari ha più volte citato «il sistema frenante» e non i freni: l’avaria potrebbe dunque essere stata elettronica (o comunque determinatasi nel sistema brake-by-whire).
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