MONZA – E dunque: tutta qui la Ferrari? Il motore con il secondo sviluppo straordinario (Aduo2), la SF-26 buona per telaio e aerodinamica, la spinta dei tifosi che avrebbe dovuto consentire a Leclerc e Hamilton di salire quanto meno sul podio. È stata invece una domenica impossibile da archiviare senza tirare in ballo la parola disastro. Un disastro totale, tecnico e sportivo, al cospetto dei vertici con Elkann e Vigna nel box. Tecnico perché ora Fred Vasseur dice: “Sapevamo che Monza sarebbe stata la pista più difficile per il nostro motore“, usando così una carenza come un solido argomento difensivo. In realtà c’è poco da dire: se una macchina è adatta solo per determinate configurazioni di pista – questa è adatta a noi, quest’altra no – vuol dire che non è da Mondiale. Disastro sportivo, anche, perché i due erano stati sì autorizzati a giocarsela ma non a lottare col sangue agli occhi, non cercando di spingersi fuori a vicenda.
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Le colpe di Leclerc ed Hamilton
Di chi la colpa? Di Leclerc che immediatamente al via, all’uscita della Prima Variante, ha negato ogni spazio esterno a Lewis, di fatto spingendolo nella ghiaia, da cui era uscito in ottava posizione. E chi era stato il primo a provocare? Hamilton, staccando subito come un dannato, inserendosi come un cuneo tra Leclerc già impegnato in frenata, e la curva. Indice evidente di una mancanza di chiarezza nella gestione dei piloti. Questo al primo giro, ma il peggio doveva arrivare e i toni più cupi si sarebbero avuti due tornate più tardi: Leclerc, brevemente affacciatosi in seconda posizione ma poi in poche centinaia di metri infilato da Gasly e Verstappen, ha perso la macchina sul cordolo esterno, più esattamente su un tombino di drenaggio dell’acqua.
L’incidente di Leclerc al terzo giro
A oltre 230 all’ora si è innescato un effetto-pendolo che ha consegnato la SF-26 alla durezza delle barriere: un botto da 50G (tante volte la forza centrifuga) che Charles ha accusato lateralmente sulla destra. Macchina demolita ma pilota vivaddio illeso: “La botta è stata dura e l’occhio destro non aveva più una buona visione. Poi è migliorata, ma prima di Madrid (già domenica prossima, ndr) farò qualche altro controllo“. Ha raccontato: “Avevo prima perso potenza, poi c’era stato un ritorno improvviso di energia che mi ha sorpreso“. Una riflessione andrà fatta su questa elettronica divenuta troppo sofisticata, con interventi dell’intelligenza artificiale che apprende le esigenze del pilota per poi dosare l’energia secondo quello che crede di aver capito.
Hamilton vuole essere il capitano
Sulle scintille nella Prima variante: “Siamo andati oltre il limite, Lewis nella prima curva e io poi nella seconda ho cercato di stare più stretto possibile, ma non è bastato“. Hamilton ha incrementato di otto punti il vantaggio su Leclerc (ora è a +36) e lamenta che la squadra non lo abbia promosso capitano, chiedendo a Charles di fargli da paggetto. Ma dipende dai distacchi: un terzo posto in classifica non comporta automaticamente la candidatura per il Mondiale piloti. La sua gara è stata ovviamente sofferta, fuori dalla zona podio e in lotta serrata con Gasly e Piastri, con Verstappen e Norris: sesto, alla fine. “Sono devastato dal risultato – ha poi detto Hamilton – avevo sperato così forte per tutti quelli che hanno lavorato duro in fabbrica per darci gli aggiornamenti, ma non ho potuto lottare: anche il sesto posto è stato un piazzamento difficile da ottenere. Non siamo all’altezza dei ragazzi lì davanti“. I Mercedes ovviamente, ma ieri anche Verstappen che pure s’era lamentato tanto della sua Red Bull. Sulla battaglia iniziale, Hamilton ha accusato il compagno: “La sua è stata una manovra dannosa (in risposta al suo duro attacco, ndr), c’ero io davanti e nella sua mossa non c’era alcun “noi”“, dunque secondo Lewis alcuno spirito di squadra. “Io guido pulito, ma qui non ci sono le regole d’ingaggio che avevo in Mercedes. Dovremo parlarne“.
Fonte: http://www.corrieredellosport.it/rss/formula-1
