La F1 è a Baku per il quindicesimo appuntamento del Mondiale. Il protagonista è Kimi Antonelli, dominatore inatteso della stagione con otto vittorie in quattordici gare. Dall’altra parte c’è una Ferrari ancora alla ricerca di una propria identità, tra difficoltà tecniche e qualche tensione interna. Ivan Capelli, ex pilota di F1 e oggi commentatore di Sky Sport F1, ha fornito alcune chiavi di lettura. Capelli, iniziamo da Mercedes: Russell era partito con l’idea di poter lottare per il Mondiale, ma si è trovato in casa l’avversario più forte. Che cosa è successo? «Si è trovato un Kimi Antonelli già pronto. Una situazione che l’ha chiaramente sorpreso e per questo in alcuni weekend ha fatto fatica trovare il bandolo della matassa». Si aspettava un Antonelli così performante? Otto vittorie e una maturità impressionante, considerando che è alla seconda stagione in Mercedes. «No, sinceramente nessuno si aspettava un Kimi così trasformato rispetto alla passata stagione. Ha capito subito il cambiamento radicale del regolamento e ne ha tratto un grande vantaggio. Lui, che dal punto di vista dell’esperienza è ancora molto giovane, si è trovato immediatamente a suo agio con queste vetture, che hanno circa il 30 per cento di carico in meno rispetto a quelle dell’anno scorso. Lui riesce a far sembrare tutto facile. Quello che agli altri sembra difficile, a lui riesce in maniera molto naturale. Ed è proprio questa la differenza».
Ferrari in difficoltà: motore, strategie e continuità
Passiamo alla Ferrari. Una macchina che si fa fatica a inquadrare: ottimo telaio, ma power unit non all’altezza? «È una stagione particolare. All’inizio dell’anno hanno fatto delle scelte tecniche sul motore che probabilmente hanno dato subito il segnale di essere in ritardo. E quando parti indietro sei costretto a rincorrere per tutta la stagione. Il problema è che, quando sei sempre all’inseguimento, devi inventarti qualcosa: nella strategia, nell’assetto, nella gestione della gara. E così aumentano anche i rischi di commettere errori o di non avere continuità nelle prestazioni. Ogni pista diventa quasi una scoperta. E questo non aiuta la crescita della squadra, non fa bene al morale dei piloti e soprattutto non permette di costruire quella continuità che serve».
Leclerc-Hamilton, Capelli: “La Ferrari deve essere più compatta”
Vasseur ha detto che non esistono equilibri prestabiliti tra Leclerc e Hamilton. Dopo Monza, però, sono emerse alcune tensioni. È sbagliato non pianificare determinate situazioni? «In una squadra importante come la Ferrari, soprattutto con il livello di competitività che c’è oggi in F1, è necessario correre in maniera molto più compatta. Le altre squadre utilizzano gli ordini di scuderia per ottimizzare le posizioni, le prestazioni e gli equilibri interni. Devi farlo, non puoi far finta di niente. Altrimenti rischi di concedere un vantaggio agli altri, perché loro combattono nel modo giusto, mentre tu puoi ritrovarti con due piloti che alla prima curva si ostacolano invece di aiutarsi a guadagnare posizioni». Lei ha corso negli anni Novanta e oggi la racconta in televisione. Che F1 è questa? Verstappen ha criticato vetture che, a suo dire, non esaltano il pilota. Da ex pilota, che idea si è fatto? «È semplicemente l’evoluzione della F1. Ci sono dei tecnicismi che condizionano molto il modo di guidare. Oggi il pilota probabilmente non deve più guidare soltanto d’istinto, ma deve ragionare molto di più. Noi eravamo abituati a pensare che prima acceleravo in uscita di curva e più ero veloce alla fine del rettilineo successivo. Oggi può succedere il contrario: entrare in curva portando più velocità e accelerare dopo permette alla batteria di durare più a lungo sul rettilineo».
Ivan Capelli sulla nuova F1: tecnica e guida dei piloti
Non è però un controsenso? «Assolutamente sì, ed è proprio questo che disturba i piloti: non c’è più soltanto una guida istintiva, c’è una sorta di forzatura dettata dalla tecnica. Tuttavia a questi livelli è anche necessario adattarsi».
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