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Bastianini: “Merito più di quello che ho raccolto”


Come racconterebbe questo momento della sua vita?

«In poche parole direi strano, dato che non ho ancora trovato una quadra che mi permetta di essere sempre al top: a volte riesco ad ottenere il massimo, altre volte no. Non sempre riesco a sfruttare il mio pacchetto, ora potremmo essere sulla strada giusta».

È rilassato fuori dalla pista quanto caldo in pista. È facile compiere il passaggio da una modalità all’altra?

«Mi è sempre venuto automatico. Quando arrivo in pista, stacco un po’ la spina, evito di pensare più di tanto. Ovvio che ragioni, però non ragioni “sto per sorpassare” o cose del genere. È più qualcosa legato all’istinto, ma fuori dalla pista sono meno istintivo. Di solito in gara meno pensi e più hai le cose sotto controllo, se ci rimani troppo vuole dire che c’è qualcosa che non va. Dico sempre che le gare più belle le ho fatte quando mi è sembrato di stare in sella un minuto, invece che tre quarti d’ora».

Qual è la lezione che ha imparato in questi due anni difficili con KTM?

«Ho imparato ad adeguarmi alle situazioni. All’inizio non mi sono adattato alla KTM, ho cercato di adattare lei a me: capire che non era corretto è stato forse l’elemento più difficile da mandare giù, ma quando mi sono adattato ho fatto delle belle gare. Ho capito quindi che, anche se si hanno dei punti forti, non è detto che si debbano usare quelli per essere veloce. Ho cercato di studiare ed imparare di chi guidava diverso da me, per arrivare al risultato sperato. All’inizio devi sacrificarti, ma è così».

Dicono che parla molto con la sua moto. Nei momenti difficili cerca di spronarla o la manda a quel paese?

«Non sono sempre stato dalla parte della mia moto (sorride ndc). Sicuramente la KTM ha del potenziale, ma ha una finestra di utilizzo molto piccola, quindi se non riesci a farla lavorare in quella fase ti castiga. Capire in ogni weekend se sei o meno dentro quella finestra è la cosa più difficile».

Parlare a una moto italiana sarà più… semplice l’anno prossimo?

«Eh con il tedesco è dura (ride ndc), vedremo come andrà il prossimo anno».

Ha lavorato con uno psicologo sportivo di recente. Come è stato? In cosa l’ha aiutata?

«È giusto avere una persona che ti segue sia nei momenti difficili che in quelli felici, e che ti tiene sul pezzo. È questione di equilibrio: a volte sei troppo fiducioso, altre troppo poco, e quando ho capito di avere uno scompenso in termini di volontà di eccellere ho fatto questa scelta dello psicologo. Ogni atleta che vuole essere al top deve avere secondo me una persona che lo aiuta ad avere sempre la mentalità giusta».

Ripensando alla sua carriera in MotoGP, sente di aver raccolto meno rispetto al suo talento?

«Secondo me potevo raccogliere di più. Sono consapevole di aver buttato (lo dice in modo più colorito ndc) alcune situazioni, quindi sicuramente non ho ottenuto ancora quello che penso di poter ottenere, ma le cose spesso si devono incastrare. A volte serve anche una dose di fortuna, che probabilmente da quando sono in MotoGP non ha girato molto dalla mia parte, ma non è finita quindi ci proviamo».

Parla di situazioni in pista o fuori?

«Entrambe le cose. Sono arrivato in MotoGP abbastanza giovane, e sia io che Martin siamo stati subito molto veloci: ci siamo contesi la sella ufficiale Ducati e quel momento me lo sono vissuto molto bene. Da lì in poi secondo me ho sbagliato un po’ approccio: è vero che mi sono fatto male alla prima gara, ma tornassi indietro cercherei di fare le cose diversamente».

Ripensando un po’ al suo momento con Ducati, si è sentito tradito a fine 2024?

«Credo che la Ducati abbia creduto abbastanza in me quando sono arrivato nel team ufficiale, ma dal secondo infortunio (a Barcellona nel 2023 ndc) qualcosa è cambiato nella visione di me. Da quel momento non ho più sentito le stesse vibrazioni positive di prima quando entravo nel box, e tutto questo è proseguito nel 2024, che è stato un anno interessante, ma con la consapevolezza sin dalla prima gara che non sarei rimasto in Ducati l’anno dopo. Mi sarebbe piaciuto dimostrare diversamente il mio potenziale».

A proposito di Ducati. Come vede la situazione di Pecco Bagnaia?

«Come ho detto quando sai di dover lasciare un posto “ti scende la catena”. Credo che nel suo box si sia guastato qualcosa, che in piccola parte è la stessa cosa accaduta a me. Credo che Pecco abbia visto una casa in Ducati, ma quando vedi dei cambiamenti e non vedi più quel posto come casa devi andare avanti, ma non è semplice. L’ho vissuto anche io e sicuramente mi ha fatto crescere».

Come vive l’avvicinamento al prossimo anno?

«In realtà ci sto pensando poco, ma ci ho pensato molto ad inizio anno (sorride ndc), dato che sapevo di volere cambiare per il mio futuro. Comunque cerco di dare sempre il massimo quando scendo in pista, perché il contrario sarebbe contro natura per me».

Come si immagina il prossimo anno? Una svolta tecnica epocale o piccoli cambiamenti?

«Secondo me non cambieranno drasticamente i valori in pista, forse cambieranno più quelli dei piloti: dovremo tutti adattarci a tante novità, quindi sicuramente quello che faremo in sella farà la differenza. Credo che il pilota sarà più valorizzato».

Lei è tra i piloti che arriverà al primo test ufficiale senza aver mai toccato la 850 o le Pirelli. Lo ritiene giusto?

«Non voglio dire che mi fa arrabbiare, però mi fa storcere il naso, dato che tutti avremmo dovuto fare almeno una giornata di test prima di Valencia, dove forse ci scambieremo i regali i Natale più che girare. Il test del Red Bull Ring sarebbe dovuto essere aperto a tutti, magari con delle 1000 o delle 1000 depotenziate, per iniziare a capire le gomme. Secondo me chi non proverà le gomme avrà uno svantaggio».

Quale caratteristica e a chi la ruberebbe tra i suoi attuali avversari?

«Direi qualcosa un po’ da tutti. Acosta ha grande adattabilità alle situazioni, mentre Martin è molto costante. La determinazione non mi manca, sotto quella voce siamo a posto».

Ha detto in una intervista “Li ho già battuti, posso farlo ancora”: sogna il colpo gobbo da pilota satellite?

«Ci proveremo ed è normale. Trackhouse è un bel team e potremo fare belle cose, ma non voglio sbilanciarmi troppo perché devo conoscere anche solo i membri del team. Il supporto da Aprilia non mancherà, quindi dipenderà molto da me».  


Fonte: http://www.corrieredellosport.it/rss/moto

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