Torino – Cinquecentotrentaquattro anni e tredici giorni dopo, Andrea Kimi Antonelli va alla conquista dell’altro mondo. L’impresa che un pilota italiano in Formula 1 non è riuscito a portare a termine da 73 stagioni, da quando Alberto Ascari realizzata la doppietta iridata 1952-1953, prendendosi il trono sul quale l’anno prima per la prima volta si era seduto Nino Farina. Gli albori del Circus, roba da preistoria delle quattro ruote sportive. Un po’ appunto come tornare indietro all’epopea visionaria di Cristoforo Colombo, lo scopritore finanche inconsapevole di quel Continente che rappresenta la frontiera della felicità anche per questo ventenne bolognese, pioniere delle nuove generazioni nostrane di chi conquista senza spargere sangue ma sorrisi, finanche un po’ beffardi (per gli avversari).
Le combinazioni
Dal 12 ottobre 1942 al 25 ottobre 2026, oggi. Il primo match point iridato per Antonelli, che scattando nel GP delle Americhe sul COTA di Austin con 102 punti di vantaggio su George Russell e 111 su Lewis Hamilton, con 150 ancora in palio, per mettersi al collo la corona mondiale dovrà vincere (sarebbe la nona volta stagionale) con il compagno di squadra al traguardo non meglio che nono e il ferrarista che ha sostituito in Mercedes non meglio che quinto. Combinazioni obiettivamente complicate, a meno di problemi evidenti per i due rivali ancora matematicamente in corsa. Non concretamente, visto che si tratta solo di tempo, di un conto alla rovescia per festeggiare. Nell’altro mondo, appunto. Kimi infatti la prossima settimana (1 novembre) correrà in Messico, da dove (se non realizzerà il suo sogno oggi) dovrà uscire con 101 punti di vantaggio e quella dopo ancora (8 novembre) in Brasile, dove il vantaggio richiesto scenderà a 76 punti. E se non bastassero ancora (dovrebbero davvero succedergli una serie di sfighe incredibili), dopo una settimana di pausa, ecco l’ultimo trittico aperto ancora negli States. A Las Vegas, la capitale dell’azzardo.
La scommessa Mercedes
Quello che per molti (quasi tutti, diciamolo) la Mercedes ha fatto due anni fa, quando ha deciso di sostituire una leggenda come Hamilton (sette titoli, sei con le Frecce d’Argento, due conquistati proprio ad Austin) con un ragazzino ancora non patentato che aveva messo sotto contratto fin da quando aveva undici anni ed era una promessa dei kart. Mercedes che in realtà il vero azzardo per ora non vincente l’ha compiuto aspettando tanti mesi per aggiornare la sua W17, una macchina nata praticamente perfetta e nettamente superiore, che nel frattempo gli avversari avevano quasi raggiunto e soprattutto che il pacchetto di novità introdotto in Malesia ha reso scorbutica, instabile, come di dice nel gergo di questi tempi con una “finestra” molto piccola di utilizzo. «Un po’ come cercare di far passare il filo nella cruna di un ago» ammette Bradley Lord, vice team principal della Mercedes.
Per fortuna però la squadra ha lui, Kimi. Che rende facili le cose difficili. Col sorriso. E l’ottimismo. ««Abbiamo fatto dei buoni passi avanti. C’è ancora del lavoro da fare, ma dobbiamo solo trovare quel qualcosa in più» dice Antonelli. E quel qualcosa, ormai l’abbiamo capito, ce lo metterà lui. Come i fenomeni.
Fonte: http://www.tuttosport.com/rss/formula-1
