La vera follia Kimi Antonelli la compie alla fine, quando già il sole inizia a calare. Non gli è bastata la botta di adrenalina della marea rossa che inneggia per lui sotto il podio. La nuova rock star che sta stravolgendo la Formula 1 come Valentino Rossi ha fatto con le due ruote si denuda lanciando la maglietta dal muretto, e dopo aver lanciato cappellini a go go lancia se stesso. All’indietro, braccia aperte come un dio. Uno stage diving alla Bono. Non il suo ingegnere di pista ereditato da Lewis Hamilton, il leader degli U2 che parla con i potenti della terra. Kimi dà del tu alle gomme e all’asfalto. È l’ultimo sorpasso, quello più grande e forse definitivo dopo i 26 (sì, 26) messi in scena nel GP d’Italia più pazzo e indimenticabile per andare a prendersi, dalla 19ª posizione in griglia, la vittoria che un italiano a Monza non centrava da sessant’anni (1966 con Ludovico Scarafiotti su Ferrari). Il sorpasso sulla Rossa nella passione dei tifosi.
Russell si arrende: “Merita di essere in testa, ora penso alle singole gare”
Ora il cuore, quello enorme che viene esposto sul rettilineo invaso da migliaia di anime come ai tempi d’oro (404mila spettatori: un record), batte per Antonelli. «Kimi, Kimi» urla il popolo rosso. «Olè olè olè, Kimi olè» continua. Cori da stadio dopo aver trasformato Monza in una Woodstock con «Volare» e «Sarà perché ti amo». Mai visto. Non tanto un pilota capace appunto di scattare da così indietro e vincere a Monza (nel 1971 il britannico Peter Gethin aveva sorpreso tutti con la BRM dalla 11ª casella), navigando come su un aliscafo tra i flutti di due partenze per la bandiera rossa esposta per il gran botto di Charles Leclerc alla parabolica, l’epilogo pauroso e triste di un weekend nero per la Ferrari. E non perché la Mercedes così colorata abbia fatto doppietta. Una Rossa più brutta nella gara di casa che doveva celebrare l’epopea di Michael Schumacher (con John Elkann e Benedetto Vigna a guidare una foto ricordo prima della gara) non si poteva vedere. SF-26 con motore rimpolpato ferma in rettilineo rispetto alle macchine con i propulsori della Stella e Leclerc a buttare fuori pista Hamilton alla prima curva. Fa male. Per fortuna Kimi c’è. Così potente da mettere di secondo piano una domenica che sicuramente avrà strascichi importanti a Maranello e sul Mondiale. Perché Hamilton (sesto e precipitato a -76) è furibondo con il compagno e la squadra che non hanno aiutato nella corsa al titolo e Russell, strabattuto con un sorpassone all’esterno della Roggia dopo una battaglia finita con Kimi nella ghiaia, da -66 alza bandiera bianca. «Il Mondiale? Kimi merita dov’è, io ormai penso alle gare». Ha capito che «Kimi cammina sulle acque», come dice Toto Wolff con un’immagine meravigliosa.
L’affetto di Wolff, il casco di Vale, la briscola con Bez e l’amore dei genitori
Pensare che la sua avventura in F1 è iniziata due anni fa proprio qui contro le barriere alla parabolica (come ieri Leclerc) dopo pochi giri delle prime libere riservate ai giovani delle squadre. E che la scorsa stagione da rookie, in un’estate di crisi, era finito nono. «Ha chiuso il cerchio nel modo migliore e noi abbiamo dimostrato che abbiamo fatto la scelta giusta alla faccia di chi diceva che non era pronto: Kimi farà cose grandi in questo sport» sentenzia Wolff. D’altronde la 50ª vittoria italiana in F1, la settima di Antonelli che diventa anche il più giovane a trionfare a Monza (20 anni e 12 giorni, un anno e due mesi in meno di Vettel nel 2008), era scritta. Non negli astri. Kimi l’ha costruita passo passo nelle prove, maturando nelle qualifiche (rovinate per dare scia a Russell) la rabbia che gli serviva per fare qualcosa di speciale ancora più che la penalità per il cambio motore. Al resto l’ha pensato il contesto e il contorno. L’appuntamento con la storia. Fatto anche di piccole ma significative cose. Il casco tricolore realizzato con Valentino Rossi. La presenza dell’amico Marco Bezzecchi che gli ha ricambiato il favore-portafortuna del Mugello e con il quale ieri ha vinto una partita a briscola all’ultimo sangue contro il suo avvocato e fisio dopo aver perso la prima mano. La bandiera tricolore firmata da centinaia di tifosi che la squadra gli ha fatto trovare la mattina nel suo stanzino nel motorhome. E per ultimo il cartoncino con le parole dell’inno di Mameli che Toto Wolff ha fatto stampare e dato a tutti i membri della Mercedes per cantare sotto il podio. Sì, era già tutto scritto. Fin dalla nascita, il 25 agosto 2006 dopo due giorni di doglie iniziate mentre mamma Veronica guardava al cinema Cars con papà Marco che ora piange con alle spalle Saetta McQueen, l’auto rossa dei sogni. No, Kimi, non è fantasia. Non è un cartone animato. Monza è tua, il Mondiale è lì. Il popolo rosso conquistato, definitivamente. Pronto a vestire altri colori.
Fonte: http://www.tuttosport.com/rss/formula-1
