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Le misure della Coppa: le barche dell’America’s Cup vanno dai grandi AC75 ai più piccoli AC40 


L’AC40 è un monoscafo foiling di 40 piedi, pari a circa 12 metri, sviluppato come versione più piccola dell’AC75. La differenza sostanziale è che si tratta di una barca One Design, uguale per tutti i team sulla quale non è consentito fare ricerca e sviluppo. L’obiettivo è limitare le differenze progettuali e fare in modo che il risultato dipenda unicamente dalla conduzione, dalle manovre, dalla tattica e dalla bravura dell’equipaggio. Dell’AC75 riprende l’impostazione generale, con due foil laterali, un timone dotato di elevator e uno scafo progettato per sollevarsi quasi completamente fuori dall’acqua. Anche sull’AC40, durante la normale navigazione foiling, i punti di appoggio idrodinamico sono due: il foil sottovento e il timone. L’AC40 è condotto da quattro velisti, normalmente distribuiti tra timonieri e trimmer. L’energia necessaria ai sistemi di bordo è fornita da batterie e non richiede la presenza di grinder o cyclor. Un sistema automatico di controllo del volo contribuisce a mantenere la barca all’altezza impostata dall’equipaggio, mentre i velisti continuano a regolare il setting dei foil (Cant) e a gestire la rotta, le vele, le manovre e le scelte tattiche. Nonostante le dimensioni più contenute, l’AC40 è una barca molto potente e veloce, capace di superare i 40 nodi. Richiede tempi di reazione rapidi, precisione nelle manovre e una stretta collaborazione tra i quattro membri dell’equipaggio. All’interno del circuito dell’America’s Cup, l’AC40 viene utilizzato nelle prime Preliminary Regattas, nella Youth America’s Cup e nella Women’s America’s Cup. Nelle regate preliminari disputate con gli AC40, ogni team potrà iscrivere una seconda barca, purché sia composta da un equipaggio misto giovani/donne.

GLI AC75

Sono le imbarcazioni ufficiali dell’America’s Cup. Saranno impiegate nell’ultima regata preliminare, nelle Challenger Selection Series e nel Match finale di Coppa. Introdotte per la prima volta nel 2021, e ormai giunte alla terza versione della Classe, hanno segnato il ritorno ai monoscafi dopo il ciclo dei catamarani, reinterpretandoli però attraverso una tecnologia foiling completamente nuova. Sono monoscafi di 75 piedi, pari a circa 23 metri, privi della tradizionale chiglia e dotati di due grandi foil laterali. Durante la navigazione in volo, lo scafo viene sollevato quasi interamente fuori dall’acqua e può contare su due soli punti di appoggio: il foil sottovento e il timone con il suo elevator. Il regolamento stabilisce dimensioni, pesi, limiti strutturali e alcuni componenti uguali per tutti, ma lascia ai team significativi margini di progettazione. Ciascuno può quindi sviluppare diverse soluzioni relative a foil, flap, timone, vele, aerodinamica, elettronica e sistemi di controllo, nei limiti imposti dalla Class Rule. Il progetto degli AC75 nasce dal lavoro integrato tra ingegneria navale, aerodinamica, idrodinamica, meccatronica, elettronica, software e analisi dei dati. Grazie ai foil che permettono agli scafi di sollevarsi dall’acqua riducendo drasticamente la resistenza idrodinamica, gli AC75 possono superare i 50 nodi (oltre 100 km/h). A queste velocità, anche variazioni minime nell’altezza di volo, nell’assetto, nell’incidenza dei foil o nella regolazione delle vele hanno un impatto importante. La prestazione non dipende quindi soltanto dalla velocità massima, ma anche dalla capacità di mantenere un volo stabile, eseguire le manovre senza perdere quota e gestire con precisione la barca in ogni condizione meteomarina. A bordo degli AC75 ci sono 5 persone di equipaggio e almeno una di queste deve essere una donna della nazionalità del team. Possono esserci fino a due stranieri. È prevista anche la presenza di una sesta persona, un ospite, che non avrà però alcun ruolo operativo. I cyclor saranno sostituiti da un sistema di batterie, progettato per riprodurre la potenza precedentemente generata da quattro ciclisti, compresi i picchi di erogazione e la progressiva riduzione delle prestazioni. La distribuzione dei ruoli non sarà uguale per tutti: ciascun team potrà organizzare a piacimento il proprio playbook per quanto riguarda il timone, il controllo del volo, la regolazione delle vele e la strategia.

AC40 – I NUMERI

40 – Il nome della classe monotipo AC40 deriva dalla lunghezza dello scafo: 40 piedi, equivalenti a 11,3 metri

3,38 – La larghezza massima in metri dello scafo, senza calcolare l’apertura dei foil

18 – L’altezza dell’albero, paragonabile a un edificio di sei piani, misurata in metri dal livello di coperta fino alla testa

2 – Tonnellate, è il peso di un AC40 in navigazione

63 – La superficie velica della randa in metri quadri. Il piano velico di un AC40 è poi composto da un fiocco, scelto prima della regata in base all’intensità del vento, da un inventario di tre grandezze diverse: 38, 32 e 26 mq (rispettivamente, dal più grande al più piccolo, per vento leggero, medio e forte)

4 – Le persone d’equipaggio di un AC40: due timonieri e due trimmer (regolatori) dei foil. In occasione delle regate preliminari, alcuni team mandando a bordo una selezione della rosa che salirà poi a bordo dell’AC75, altri scelgono di far fare esperienza a chi si è allenato o ha regatato di meno. Nel caso di team che mandino in regata due barche, il secondo equipaggio deve essere misto, composto da due uomini e due donne (in genere, due ragazzi del team Youth e due ragazze della squadra Women)

120 – Il numero di sensori che i team installano a bordo per registrare i dati della telemetria (carichi, velocità, angolazioni e tanto altro) o per utilizzarli in diretta durante la navigazione stessa. Alcuni team arrivano a montarne anche fino a 200

50,09 – La velocità massima raggiunta in allenamento da un AC40, espressa in nodi (dove un miglio marino equivale a 1.852 metri). Corrispondono a 92,77 km/h

45.000 – Sono le ore lavoro totali di tutto il personale di cantiere necessarie per realizzare un AC40. Trattandosi di una barca monotipo fabbricata in serie, la fase costruttiva nel tempo è stata sempre più ottimizzata e per mettere in acqua gli ultimi esemplari sono bastate 30.000 ore lavoro

AC75 – I NUMERI

75 – La lunghezza fuori tutto misurata in piedi, che equivale a 22,86 metri, di un’imbarcazione AC75. A differenza dell’AC40 (classe monotipo), l’AC75 è progettato all’interno di una box rule, giunta alla versione 3. I team lo realizzano con componenti one design (forniti dall’organizzazione e uguali per tutti) e con parti disegnate in libertà e autonomia. La classe AC75 è utilizzata per la terza volta di seguito, dopo le regate del 2021 ad Auckland (Nuova Zelanda) e del 2024 a Barcellona (Spagna). Le barche che regateranno a Napoli saranno le stesse dell’ultima America’s Cup

55,6 – La velocità massima in nodi (102,97 km/h) registrata a oggi da un AC75 in regata

26,5 – L’altezza in metri dell’albero, misurata dalla coperta dello scafo alla testa. Una quota pari a un palazzo di circa otto piani o esattamente quanto la Torre dei Segnali di Viarigi. L’albero è un pezzo dell’AC75 uguale per tutte le barche, realizzato da un unico produttore e fornito ai team dall’organizzazione dell’America’s Cup

5 – La larghezza in metri dell’AC75 a riposo (non in navigazione, con i bracci dei foil abbassati). Cinque sono anche i metri del pescaggio, ovvero la distanza dalla linea di galleggiamento (la superficie del mare) al punto più basso all’estremità delle ali immerse quando i bracci dei foil sono tirati giù (in verticale)

6,5 – Il dislocamento in tonnellate di un AC75 in navigazione, al netto del peso dell’equipaggio

33 – Il numero totale di vele che può utilizzare un team durante tutta una campagna di Coppa America per il proprio AC75, così ripartite: massimo 10 25.000 rande (di cui 6 nuove e 4 ereditate dalle edizioni precedenti) e non più di 23 fiocchi (13 nuovi e 10 tra quelli già in dote negli anni precedenti)

25.000 – I componenti (progettati e costruiti singolarmente) necessari per l’assemblaggio finale di un AC75

300 – La quantità di sensori che si trovano a bordo di un AC75. I team e l’equipaggio li utilizzano per raccogliere i dati della telemetria (carichi, velocità, angolazioni, carica delle batterie, pressione del circuito idraulico e tanto altro ancora) e per ricavarne informazioni in diretta che aiutino a condurre al meglio la barca (anche se non tutti i dati possono essere trasmessi durante la regata). Alcuni team arrivano a installarne anche 400

100.000 – Le ore lavoro totali di un’intera squadra di costruttori impiegate per realizzare il primo esemplare di AC75 nel 2020. Ridottesi da un minimo 65.000 a un massimo di 90.000 per gli ultimi modelli varati

 


Fonte: http://www.tuttosport.com/rss/motori

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