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Kimi N.1, perchè il modello Mercedes insegna molte cose alla Ferrari


A proposito di giovani, in questo caso di giovanissimi talenti, della loro scoperta e della pazienza con la quale accompagnarne la crescita umana e agonistica, spicca il modello Mercedes in calce allo storico titolo mondiale di Kimi Antonelli. L’esempio risulterà molto utile alla Ferrari e s’attaglia benissimo anche ad altri sport. Per esempio, al calcio italiano, così recalcitrante in questi anni a valorizzare le proprie speranze, con i risultati che conosciamo. In questi giorni celebrativi dello storico trionfo di Kimi, alimentano diverse considerazioni le illuminanti le parole di Toto Wolff, pigmalione, mentore, guida di Antonelli: “Seguiamo i giovani dagli 11 ai 17 anni e siamo gli unici a coprire il 100% dei budget, la Red Bull il 25%, la Ferrari non so. E fondamentale  è il comportamento della famiglia. Sapendo bene che, se le prestazioni non arrivano, ci salutiamo. Ma se dimostri di avere volontà, passione e cresci, siamo al tuo fianco con tutto ciò che ti serve, dal kart in poi“.

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La scoperta di Chiesa

È esattamente ciò che la Mercedes ha fatto con Antonelli. Wolff ha ricordato quanto il merito di avere creduto per primo nel bambino prodigio debba essere ascritto a Gwen Lagrue, responsabile del programma junior con Stephane Guerin. “Incontrai un bimbo minuscolo che indossava una t-shirt Mercedes. Un ruolo decisivo l’ha ricoperto Dino Chiesa, uno che si butterebbe nel fuoco per un giovane. Quanto a me, ho cominciato a capire il potenziale di Kimi nella Formula 4 in Medio Oriente». Chiesa è un’autentica istituzione nel mondo del kart. Intervistato da Fanpage, ha confidato: “Ho vissuto con Kimi  tre o quattro anni nei quali dimostrava continuamente di avere qualcosa di speciale. Non voglio fare quello che dice di aver saputo tutto prima, ma per me il suo successo è stato una cosa naturale. Sapevo avesse le qualità per diventare campione del mondo. La Formula 1 dipende anche dalla macchina: puoi essere fortissimo, ma, se non hai quella giusta, devi aspettare. Quest’anno Kimi ha guidato una macchina vincente e ha fatto ciò che era nelle sue possibilità. Per tanti è incredibile,  per me, che lo conosco da quando era bambino, è quello che mi aspettavo“.

I meriti di Wolff

Il grande merito di Wolff è stato avere intuito le chances di Antonelli in Formula Uno, al punto di sfidare lo scetticismo, le perplessità e anche l’ironia di molti, quando ne decise il grande salto. “Abbiamo creduto in lui sin da quando aveva 11 anni, in Ferrari avrebbero avuto dubbi“. Il team principal Mercedes è elegante: a Maranello, si sa, c’era chi ritenne Kimi “troppo piccolo” il ragazzino che sarebbe diventato un gigante, ma non al volante di una Rossa. Superando pure momenti difficili, come quei nove GP disputati senza riuscire a collezionare un punto. Di nuovo Wolff: “Oggi che è  campione del mondo, in molti dicono: Antonelli ha il talento di Niki Lauda. La gente non lo sa, non sa che questo titolo è il frutto di nove anni di lavoro; di sviluppo della sua carriera con un investimento di dieci milioni di euro; di sacrifici;  di lavoro di squadra con i nostri ingegneri; di straordinario, fondamentale supporto dei suoi genitori che gli hanno trasmesso valori importanti e gli hanno insegnato a guidare. Kimi non ha vinto subito: l’anno scorso, al tempo di quel 9 gare senza punti, lo criticavano, ci criticavano, ci dicevano fosse troppo giovane. Ricordo ancora le lacrime di Spa“. Fu allora che Toto si rivelò un abile psicologo. Motteggiando, disse al pilota che gli avrebbe dato 500 euro se fosse andato a sbattere contro il muro, pur di vederlo guidare senza la paura di sbagliare. E Kimi non ebbe più paura.


Fonte: http://www.tuttosport.com/rss/formula-1

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