TORINO – Guai a pronunciare la parola Mondiale. Non ci riesce. Come Fonzie con “scusa”. Poi però, tra mille dichiarazioni dopo il trionfo di Austin che l’ha portato a due punti dal titolo che conquisterà domenica in Messico, a Kimi Antonelli sono scappate due dichiarazioni importanti. La prima è che manterrà fede a una (delle diverse, come svelato dall’amico Marco Bezzecchi) scommessa, quella di tingersi i capelli. «Di due colori, ma non dico quali». La seconda, molto significativa e rilasciata ai colleghi svizzeri di Blick è sul numero che utilizzerà il prossimo anno, da campione del mondo: «Prima devo fare il mio dovere in Messico, ma penso che continuerò a correre con il numero 12».
Niente n.1
Insomma, il ventenne bolognese che ha stravolto le gerarchie e la storia della Formula 1 giustamente si sente campione (domenica a Città del Messico gli basterà un nono posto, ma potrà anche ritirarsi se non vinceranno né George Russell né Lewis Hamilton) e soprattutto conferma la grande personalità. Alla Valentino Rossi, che ha sempre voluto mettere sulla carena il 46 nonostante i nove titoli mondiali, sette nella top class. Per fare un esempio, Max Verstappen per quattro volte di fila e Lando Norris quest’anno l’1 l’hanno indossato eccome. Kimi no, manterrà il 12, scelto perché il suo idolo è Ayrton Senna (che correva con quel numero con la Lotus e la McLaren, salvo mettere l’1 da campione del mondo), ma anche perché il suo volo verso la Formula 1 è iniziato a 12 anni, quando la Mercedes l’ha messo sotto contratto. Bisognerà vedere cosa dirà la F1 di Stefano Domenicali, molta attenta all’immagine. E al fatto che il n.1 identifica chiaramente il campione del mondo, come avviene per regolamento dal 1974. Prima veniva dato di gara in gara a chi aveva vinto quel gran premio l’anno precedente. L’ultimo italiano a portarlo dunque è stato Ludovico Scarfiotti a Monza nel 1967.
La festa in Messico, Wolff gode
Ne sapremo qualcosa di più il 12 dicembre, quando Kimi riceverà il trofeo da campione del mondo a Shanghai, in Cina, durante il Gala stagionale della FIA. Di sicuro in Casa Mercedes stanno preparando la festa. In Messico ci sarà tutta la famiglia di Antonelli. Ovviamente papà Marco, che dopo Austin è tornato in Italia per assistere all’ultima tappa del campionato italiano Gran Turismo al Mugello, dove il suo team AKM Motorsport si gioca il titolo. Venerdì volerà a Città del Messico con la moglie Veronica e l’altra figlia Maggie. Nel frattempo Toto Wolff si gode la sua scommessa già vinta. «Kimi ad Austin ha disputato la sua miglior gara finora – sottolinea il team principal Mercedes -. Non è ancora campione, ma ha dimostrato qualità eccezionali, fatto qualcosa di straordinario. Credo che abbia reso al di sopra del potenziale della vettura. Forse è un po’ eccessivo dirlo, ma penso che il suo stile di guida si sposi perfettamente con la macchina. Lo abbiamo visto anche in qualifica, quando, nel suo ultimo giro, avrebbe potuto guadagnare ancora uno o due decimi e mezzo sul tempo di una pole che mi ha totalmente sorpreso».
Toto adora Antonelli, che ha preso sotto la sua ala protettrice bambino, investendo molti soldi (10 milioni di euro in otto anni, già ampiamente ripagati con il titolo mondiale in questo 2026). Ma la sua ammirazione va oltre il lato umano, che conquista tutti. Al punto che pure gli avversari, compresi purosangue come Max Verstappen e Charles Leclerc hanno per lui solo parole buone. Wolff, come tutti in Mercedes, ha capito il vero valore del bolognese, a vent’anni già capace di prendere in mano una squadra in difficoltà e indicare la strada giusta dopo che l’aggiornamento introdotto in Malesia ha reso la W17 una macchina scorbutica. Quello che invece non riesce a fare Russell, sempre più massacrato nel confronto e destinato a un ruolo da seconda guida. Un numero 2 sul quale non ci saranno dubbi: agli occhi di tutti il prossimo anno l’avrà addosso lui.
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