Una poltrona per due. Anzi, i due troni per una coppia di amici. Kimi Antonelli e Marco Bezzecchi, l’Italia dei motori che sogna. Anzi, conquista il mondo. Col sorriso. Il bolognese ad Austin si gioca il primo match point iridato in F1 (+102 su George Russell, deve vincere col compagno di squadra nono), il romagnolo a Phillip Island continua l’inseguimento nella MotoGP dopo l’infortunio del Sachsenring (-46 dal compagno di squadra Jorge Martin e -44 da Marc Marquez con cinque gran premi da disputare). E comunque vada ci sarà un’altra occasione la prossima settimana: uno in Messico, l’altro in Malesia. Intanto Bez dall’Australia ce li racconta. Quand’è nata la vostra amicizia? «Ho conosciuto Kimi quattro anni fa, quando è venuto a vederci al Ranch. E poi ha girato con Valentino e noi sui kart. Da quel momento siamo rimasti in contatto e abbiamo iniziato a sentirci e a vederci sempre più spesso». Cosa le piace più di lui? «È un ragazzo come noi: giovane, semplice, cazzaro. Si può dire? Quando siamo insieme ci divertiamo, facciamo un sacco di cavolate, ci sfidiamo dalle carte a qualsiasi sport esistente. Dai, è bello. Sicuramente la simpatia è la sua dote migliore».
“Vorrei avere la sua freddezza”
Anche la sua… (sorride) «Ehh, dai… Infatti ci troviamo bene». Cosa ruberebbe a Kimi? «In realtà niente, anche se delle volte mi piacerebbe avere la sua freddezza». Ne avete parlato? (sorride) «Sì, ma non so se posso dirvi quello che mi ha detto…». E lei qualche consiglio l’ha dato a Kimi? «Qualcosa sì, ma i nostro due sport, per quanto simili, sono molto diversi. Sicuramente mi ha chiesto anche lui un po’ di cose, ma anche in questo caso non so se ve le posso dire». Neppure del macinino del pepe? «Quello è la cosa che posso dire meno di tutte. E poi gliel’ho già detto a Kimi: l’hai inventato anche tu, spiegalo tu per favore. Ti defili sempre». Il suo Mondiale è solo questione di tempo. «Meritatissimo intanto. Kimi è stato un grande. Ha sempre avuto l’obiettivo in testa ma non ha mai mostrato nessuna debolezza, momento di difficoltà. Niente che lo intimorisse. È stato perfetto». Domenica può vincere il titolo. «Intanto glielo auguro, anche se secondo me sarà un primo match point tosto. Si devono incastrare tante cose. Al di fuori della vittoria, che lui la può conquistare perché è veloce, ma Russell che faccia nono se tutto va bene mi sembra difficile. In ogni caso è lì vicino, quindi deve stare tranquillo, concentrato. Fare quello che sa fare, non inventarsi niente, che mi sembra che sia già abbastanza capace».
“Svariate scommesse se vinciamo il Mondiale”
Gareggiate negli stessi weekend con fusi orari completamente diversi: come vi seguite? «È complicato, anche perché entrambi abbiamo tanti impegni prima e dopo le prove e le gare. E con tutte queste ore di differenza è ancora peggio. Per fortuna ci sono telefonino e tablet. Appena c’è un attimo di tempo ci si riesce a guardare e tifare anche dall’altra parte del mondo». Il titolo di Kimi è lì, il suo è un inseguimento in salita: le ha detto qualcosa? «Sì». Ovvero? «Mi spiace, non voglio risultare antipatico, ma capitemi. Un po’ la scaramanzia, tanto il fatto che sono cose che riguardano anche lui. Non so se le posso dire». Avete fatto una scommessa se vincete entrambi il Mondiale? «Non solo una, svariate. Ci si sono messi in mezzo i suoi amici, i miei. Tutti hanno un’idea. Intanto cerchiamo di far fare a Kimi quello che sa fare in pace, perché è capace. Poi quanto tornerà a casa ne parleremo. Di sicuro gli farò un grande regalo». Magari un cambio di mezzi come a tempo fa Valentino e Hamilton? «Eh, magari. Mi piacerebbe un sacco, magari un giorno. Anche diventare un campione lontanamente paragonabile con quei due. Di sicuro a Kimi l’ho detto tante volte: quando vuole venire in moto con me lo porto. Per ora andiamo in kart. Lì posso e me la cavo».
“Bello tornare a vincere in Indonesia”
Come vive il suo inseguimento al titolo della MotoGP? «Bene. Intanto è un privilegio poter continuare a lottare per il Mondiale con tutto quello che m’è successo. È stato bello tornare a vincere in Indonesia. Era la mia ossessione dopo l’infortunio del Sachsenring. Chiaro che non sarà semplice perché sia Jorge che è in testa, sia Marc che è lì attaccato, sono due avversari fortissimi. Però alla fine io devo solo cercare di guardare a me stesso e fare il mio massimo qui in Australia. E vedremo se alla fine del weekend saremo ancora in lotta, altrimenti cercheremo di imparare per fare meglio il prossimo anno». Ultima chiamata a Phillip Island? «La moto sta funzionando bene, bisogna cercare di lavorare bene e andare forte. Mancano poche gare, quindi bisogna essere sempre competitivi e prendersi qualche rischio in più. L’obiettivo è quello». Si discute sulla possibilità di andare in Qatar l’8 novembre. «Alla fine noi siamo piloti, ovvio che vogliamo correre. Se l’organizzazione sta garantendo la sicurezza, io mi fido. Non penso che siano dei matti scatenati che ci mandano là senza essere sicuri di quello che fanno».
“Vale mi sta molto vicino”
E si parla di ordini di scuderia. «Non ci penso. L’Aprilia non ci ha detto niente. Se e quando lo farà, ascolteremo e vedremo come comportarci di conseguenza». Valentino è ottimista: dice che 46, come i punti che la separano dalla vetta, è un bel numero… «Ehhh, anche a me piace moltissimo e ci sono molto affezionato. Vale mi sta molto vicino». Comunque dopo le paure per il suo addio sono arrivati i Mondiali di Bagnaia e ora ci siete voi: mai l’Italia dei motori è stata così forte. «Non so se sia questione di cicli o emulazione, della voglia di emergere quando uno ce la fa. Sicuramente il momento straordinario è in tutto lo sport italiano. Penso alle Olimpiadi invernali, ai Mondiali di atletica, al tennis… Tanti eventi e discipline in cui gli italiani fanno cose fantastiche. Brignone, Tamberi che ha vinto tutto. Ecco, vorrei incontrarlo per dirgli che è un grande. E ovviamente Jannik. Anche se sta attraversando un momentaccio, ha ottenuto e otterrà ancora risultati incredibili. Insomma, figo. Speriamo di continuare così il più a lungo possibile. E sono sicuro che ci sono tanti nuovi talenti che arriveranno». Siete quasi tutti giovani, freschi, empatici: lottate senza fare guerre. È un momento invece in cui i giovani sono molto… arrabbiati, per non dire peggio? «Non voglio risultare menefreghista, però in questo momento sono talmente concentrato nel fare il massimo nel mio sport e nel mio lavoro che non so utilizzando le energie per nient’altro. Non guardo social, televisione, niente. Quando sono a casa e posso riposare mi risposo. Sto veramente centellinando tutte le energie nel mio sogno».
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