La verità è che ce lo sentivamo. Non si poteva dire, ma ci si guardava e ci si capiva: a Monza succederà un miracolo. Dicevano: parte ultimo, o quasi, si punta a fi nire nella top fi ve, sarà già un’impresa. E noi a pensare: ma scherziamo? Un campione che punta ad arrivare “tra i primi cinque”? Un campione vuole vincere e noi sentivamo che Andrea Kimi Antonelli, a Monza, voleva vincere. Ci è stato chiaro quando gli hanno chiesto di commentare la decisione del team di cambiare il motore e dunque di andare incontro a una penalizzazione che lo avrebbe fatto partire in fondo allo schieramento. Lui cosa ha fatto? Si è ribellato, si è lamentato, ha tirato in ballo la sfortuna, ha messo su il muso? No, lui ha sorriso e ha detto: dai, va bene, così corro rilassato, senza pressione, mi diverto. Mamma mia se si è divertito. C’è una cosa che vedi negli occhi delle persone che stanno per fare un’impresa: è una luce speciale, che brilla con un’intensità che non abbaglia ma che porta felicità, ed è una luce molto diversa da quella che arriva dopo, con la vittoria. Dopo, è tutto facile perché è successo, sei tranquillo. Ma Andrea Kimi Antonelli aveva già vinto negli occhi prima di partire, non lo dirà mai perché i miracoli bisogna rispettarli e si sa che i magici equilibri del destino sono fragilissimi e basta un soffi o e vanno in frantumi.
Antonelli e i record in Formula 1: una stagione da protagonista
Con questa gara potremmo passare ore e ore a fare l’elenco dei record stabiliti dal pilota della Mercedes ora leader del mondiale con ben 66 punti di vantaggio sul secondo, potremmo consumare le nostre parole a disposizione con lo stupore di vedere una tale capacità di guida e di concentrazione in un ragazzo così giovane, al suo secondo anno in Formula Uno. Potremmo infi ne scuotere il capo mugugnando che la sua macchina non è del colore giusto. Ma non è qui il punto, non è per nulla qui il cuore della questione del racconto di questo ragazzo che corre e vince su una freccia d’argento (ricordiamo: come Fangio, come lo stesso Hamilton). No, età e record sono interessanti ma devono restare sullo sfondo di questa bellissima avventura che il tempo ci ha fatto il regalo di poter vedere e raccontare. La cosa importante è la bellezza.
Andrea Kimi Antonelli corre così veloce che è bello vederlo, sorride con uno sguardo così aperto che ti commuove, parla come uno che a scuola ha appena fatto una marachella divertentissima e che spera di non essere beccato ma la rifarebbe subito. Quando superava uno dopo l’altro i suoi avversari sembrava che fosse tutto normale, tutto facile: aveva già vinto, doveva solo scavallare una collina dopo l’altra fi no ad arrivare a vedere la bandiera a scacchi. Il tutto aggiungendoci a pochi giri dal termine una scampagnata sulla ghiaia che gli poteva essere fatale, e invece è ripartito come se nulla fosse ed è andato a superare Russell.
Andrea Kimi Antonelli e la nuova generazione di campioni italiani
La cosa davvero importante è che questo ragazzo non vince nonostante la giovane età ma vince proprio in virtù della grazia che la sua giovane età gli concede. Lui sogna, fatica, soff re, si impegna e ci regala la consapevolezza che la sua generazione — guardateli in giro, santo cielo, guardateli davvero i teenagers e i ventenni, non fermatevi ai luoghi comuni o ai vestiti o ai testi di musica che non capite. Guardateli e capirete che i ventenni come Andrea Kimi Antonelli sono i proverbiali ragazzini che possono salvare il mondo e che noi aspettavamo da tanto, troppo tempo. Guardateli, e non lasciate che le cupe ombre del disincanto che avete nel cuore possano oscurare la luce che loro hanno negli occhi.
Kimi, Jannik, tutte le ragazze e tutti i ragazzi della pallavolo, e anche quelli della pallacanestro, e ancora Sara Curtis, e Mattia Furlani e l’elenco per favore continuatelo voi. E non tiriamo fuori il luogo comune più che stantio che il calcio resta fuori, dai: non c’è meraviglia anche in Pio Esposito, o in Niccolò Pisilli, o in Micheal Kayode? Occhio, non stiamo facendo nazionalismo, sia chiaro: la bandiera tutta piene di dediche a pennarello come un diario di scuola che Antonelli si mette sulle spalle come se fosse il mantello di un supereroe non è altro che un sano amore per questo nostro Paese, che nonostante tutto sa mettere assieme l’accento bolognese con quello tedesco, le origini della nostra provincia più tradizionale con quelle di paesi lontanissimi, dai quali sono partite persone con le tasche solo piene di sogni. Ecco, a Monza, vincendo davanti a tantissimi tifosi in rosso in piedi ad applaudire, Antonelli ci ha regalato una piccola icona da custodire accanto a quelle il cui ricordo ci illumina la vita: Valentino Rossi che sfreccia, Alberto Tomba che ferma il festival di Sanremo, Vialli e Mancini che si abbracciano. Che bellezza, quando lo sport genera bellezza. E che conforto nella semplicità e nella purezza con le quali Andrea Kimi Antonelli accetta con umiltà il trionfo. Dopo aver tagliato il traguardo, ha detto “è stato bello vincere”. Non “sono stato bravo” o peggio “sono stato il più bravo”. No, è stato bello. Bello. Grazie, giovane uomo, è stato bello vederti vincere.
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