Lunedì, martedì e mercoledì, 7, 8 e 9 settembre 2026, tre giorni di passione, amore, stupore, tre giorni esclusivi per la proiezione del docufilm “Ferrari 250 GTO – L’auto di Mauro Forghieri che salvò Maranello”, diretto da Steve Hoover e dedicato al genio di un uomo coraggioso, Mauro Forghieri, giovane ingegnere visionario al quale, a soli 26 anni, fu affidata la sorte della “famiglia” di Maranello per darle un’identità vincente, quella che il “padre” Enzo voleva e cercava per la sua creatura: la Rossa. Come una favola, dopotutto certe storie come quella della Ferrari sembrano uscite da un libro di favole. Il film evento, che dopo la partecipazione a prestigiosi festival internazionali, arriva nelle sale cinematografiche per soli tre giorni, racconta proprio del giovanissimo ingegnere che progettò l’auto da cui ebbe inizio una nuova era per la Ferrari, salvando la piccola azienda automobilistica italiana dalla sua fine e contribuendo a scrivere alcune delle pagine più significative della storia dell’azienda di Maranello. Il docufilm, girato tra Italia, Inghilterra e Stati Uniti, ha il fascino del passato che si perpetua nel pesente e nel futuro attraverso materiali d’archivio e testimonianze che ci restituiscono l’immagine di un ingegnere geniale, praticamente nato e cresciuto in Ferrari, che ha messo la firma nella storia dell’ingegneria e del motorsport, inclusa la Formula 1 con 11 titoli Mondiali. Mauro Forghieri ha progettato le più belle Ferrari della storia, fino alla morte del patron Enzo Ferrari.
L’incontro
Per il regista Hoover il film si è trasformato in qualcosa di più del racconto di un’auto, diventando l’occasione di incontro con l’uomo Forghieri, umile e fiero, che ha incantato Enzo Ferrari – con cui litigava, discuteva, alzava la voce e vinceva – e quindi il mondo intero con i suoi progetti, le sue invenzioni. Così Hoover: “Si stima che nella storia dell’automobile siano state prodotte circa due miliardi di vetture. Ma la Ferrari 250 GTO del 1962 è un caso unico: ha attraversato il tempo, imponendosi nell’immaginario collettivo come un’icona assoluta. Cosa rende questa macchina così straordinaria, così preziosa? Una domanda che ha alimentato la mia passione per questa storia. Così quello che era iniziato come un film su un’automobile si è trasformato nel racconto di un uomo: Mauro Forghieri. Ho avuto il privilegio di trascorrere del tempo con Mauro nell’ultimo anno della sua vita. Con il distacco di chi aveva ormai alle spalle i ventisette anni trascorsi in Ferrari, ha ripercorso la sua carriera con grande umiltà. Per il mondo dell’automobile era un visionario, un genio dell’ingegneria, lui si considerava semplicemente un uomo che aveva avuto la fortuna di fare il lavoro che amava. Quando questo documentario è arrivato nella mia vita, conoscevo poco della Ferrari e ancora meno della 250 GTO, d’altra parte non sono mai stato un appassionato di automobili. Ciò che mi ha appassionato davvero è stato esplorare i personaggi, la loro umanità e le scelte compiute. Ecco perché un film su un’automobile è diventato una riflessione sul tempo, sull’eredità che lasciamo, sulle scelte fuori dagli schemi, accompagnate da determinazione e persistenza sul tempo e sulla storia che crea valore nelle cose che si creano”.
Immagini di archivio e non solo
L’intervista a Forghieri, mentre sfoglia l’album dei ricordi, ci restituisce un’immagine tenera e romantica di un mondo andato e che stride con quello attuale delle auto e delle corse e dei successi. Va oltre. Forghieri ci aiuta a rileggere quel passato non con disincanto né con nostalgia, ma col sorriso che provoca il ricordo di giorni felici e nessuna amarezza nell’essere andati. Hoover con questo film fa entrare lo spettatore in intimità non solo con Forghieri ma con la Ferrari stessa, che ci appartiene, o a cui apparteniamo, amanti o meno di auto e di corse, come parenti vicini o lontani. La Ferrari siamo noi, alla fine. Nel film ci sono tante testimonianze di personalità del mondo dell’automobilismo, del design e della cultura, tra cui il batterista e fondatore dei Pink Floyd, Nick Mason, il fashion designer Ralph Lauren, il grande ingegnere della McLaren Gordon Murray. Insomma, da non perdere questo film che dura circa un’ora e mezza e solo tre giorni di proiezione nelle sale e che permette un incontro con un pezzo di storia del nostro Paese.
Fonte: http://www.corrieredellosport.it/rss/formula-1
