in

Zandalasini ora è grande: vuole al dito l’anello “vero”


Il viaggio negli States di Cecilia Zandalasini da Broni, 10mila abitanti ai piedi delle colline, nell’Oltrepò Pavese, è un romanzo di formazione. All’ultima pagina, però, nessun lieto fine da scolpire: un anello da indossare, semmai. Quello che la 30enne proverà a mettersi al dito nel pomeriggio italiano di domani, con le Golden State Valkyries, per fare il paio con quello già dietro la teca dal 2017, conquistato allora con la casacca delle Minnesota Lynx. Eccolo, allora, il romanzo di formazione: la Ceci d’Italia, nell’età della maturità, è tornata a un solo passo dal titolo Wnba, ovvero il più ambito al mondo, ma questa volta da straordinaria protagonista. Dopo il successo, a soli 21 anni, da stupenda comprimaria, entrata in roster a stagione in corso dopo aver impressionato in azzurro durante gli Europei 2017.

Il boom della WNBA

Questa, ordunque, è un’altra Zandalasini, e non è soltanto questione di carta d’identità. Ma anche e soprattutto di personalità, di esperienza, di fiducia nei propri mezzi. Sì: nelle prossime ore si assegna l’anello più luccicante del basket femminile mondiale e un’italiana è sul parquet a decidere le sorti della sua squadra. Come sta facendo, appunto, da titolare o impattando a partita in corso, fin dall’inizio della serie, che vede ora le Valks in vantaggio per 3-2 sulle Atlanta Dream. In un appassionante duello che sta tenendo l’America intera con il fiato sospeso: le Wnba Finals non sono mai state così seguite e chiacchierate, in tv come al palazzetto, in cui nei primi cinque capitoli si è assistito ad altrettanti sold-out da oltre 17mila spettatori ad Atlanta, dove si tornerà domani alle 12.30 locali, ovvero alle 19.30 italiane, e da oltre 18mila a San Francisco.

L’impatto da leader

E se sarà match-point in favore delle ragazze della Baia, c’è eccome lo zampino di Zandalasini. Che in gara-5, una sfida caratterizzata da un punteggio bassissimo, si è distinta con 12 punti e il 50% dal campo, compresa una provvidenziale tripla che, nel momento più delicato, ha interrotto un’emorragia di punti delle Valkyries che durava da quasi 5’. Come sono lontani i tempi del titolo con le Lynx, quando la lombarda era stata confinata ad appena 11’ totali in campo framezzati in cinque incontri dei playoff . Ora l’azzurra è una leader in campo e nello spogliatoio, osannata dal caloroso pubblico che segue puntualmente lei e compagne dagli spalti. Lei che, proprio in gara-5, alzandosi dalla panchina, ha inciso in maniera cruciale sul match, realizzando con un sontuoso +9 il miglior plus/minus tra tutte le giocatrici impegnate in campo. E condividendo il titolo di mvp della partita con la concreta Kiah Stokes, autrice di 13 punti e di tre chirurgiche triple. Unite ad almeno tre stoppate per la sesta partita consecutiva di post-season, statistica che rappresenta la più lunga sequenza nella storia della Wnba (e che ci ricorda quanto gli americani amino questo genere di numeri…). Ora l’ultimo passo, per diventare la prima azzurra a indossare due anelli. Il primo se l’era messo al dito ben nove anni fa, diventando la seconda italiana a conquistare il titolo Wnba dopo Catarina Pollini, che ci era riuscita nel 1997 con le Houston Comets. Ma questo romanzo di formazione non è ancora arrivato ai titoli di coda… 


Fonte: http://www.tuttosport.com/rss/basket

Tagcloud:

Martin, corsa contro il tempo. Marquez contro Sepang

Atp Vienna, Cobolli al 2° turno: Dimitrov battuto in tre set