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    Australian Open: Sinner regola Johnson in tre set, ottima prestazione per l’azzurro

    Jannik Sinner a Melbourne 2022

    Tutto facile per Jannik Sinner nel secondo turno degli Australian Open. L’azzurro regola Steve Johnson con un perentorio 6-2 6-4 6-3 in un’ora e mezza di gioco, confermando l’ottima forma con la quale ha iniziato la stagione e mostrando ulteriori miglioramenti al servizio. Al prossimo turno se la vedrà contro il nipponico Taro Daniel, giustiziere di uno stanco Andy Murray.
    Sinner partiva nettamente favorito, il campo ha ampiamente confermato il netto gap di qualità tra i due giocatori. Troppo più potente, continuo, veloce ed efficace Jannik, che ha dominato il match in ogni settore. Il tennis muscolare ma con precisi limiti di Johnson è andato a “sbattere” contro il muro Sinner, bravo a tenere alto il ritmo e forzare sul rovescio di Steve, assolutamente non in grado di reggere il confronto sulla diagonale di sinistra o contenere le sfuriate col diritto inside out di Jannik. Johnson ha disputato una partita onesta, ma la palla dell’azzurro gli arrivava costantemente profonda e veloce, lo costringeva a giocare troppo dietro e giocare sopra ritmo per cercare di restare aggrappato agli scambi. Un ritmo insostenibile, che l’ha portato a commettere molti errori forzati. Pochissimi invece gli errori e problemi nel tennis di Jannik oggi. Il servizio ha funzionato bene, con prime solide e seconde palle molto cariche. 11 Ace per Sinner, giocati quasi sempre col punteggio in equilibrio, segno di come senta fiducia con questo colpo. Ha chiuso con oltre l’80% dei punti sulla prima, segno di un netto dominio con la battuta. Il movimento sembra ancor più fluido, corto, con i piedi ben distanziati che danno spinta ed equilibrio.
    Il colpo che ha fatto la differenza tecnica è stata la risposta. Sinner ha risposto con continuità, senza prendersi grandi rischi ma cercando una palla veloce, profonda e centrale, che ha mosso all’indietro l’americano ed ha così cancellato il suo vantaggio al servizio. Potente e sicuro col diritto, molto bene col cross, grazie a cui ha portato spesso Steve a tirare una pallata difensiva troppo complicata da ben fuori dal campo. Benissimo col rovescio, ha condotto tutto il match sulla diagonale “stritolando” letteralmente il rivale, e trovando alcuni lungo linea che hanno portato ampi dividendi. Una soluzione che dovrebbe usare anche più spesso, visto il controllo fantastico con cui riesce a trovare l’apertura di campo improvvisa.
    Tutto bene per Sinner, un “buon allenamento agonistico” in vista di sfide più complicate. Taro non è un avversario impossibile, Tsitsipas anche oggi ha mostrato una forma incerta. Il tabellone di Jannik è molto, molto allettante…
    Marco Mazzoni

    La cronaca della partita.
    Inizia Johnson al servizio ma è immediatamente travolto dal ritmo e della velocità di Sinner. Comanda col diritto Jannik e si porta 0-40. Steve cerca di uscire dallo scambio con un lungo linea di diritto ma gli esce di poco. Break immediato, 1-0 e servizio per l’azzurro. Diventano 8 i punti consecutivi di Sinner, nessun problema nel primo turno di battuta, il suo tennis scorre fluido e preciso in quest’avvio, senza sbavature, per il 2-0. Johnson muove lo score col servizio, ma nello scambio la palla gli arriva così rapida e profonda che è in netta difficoltà ad imbastire il suo gioco. Cancella la palla dello 0-3 spingendo a tutta col diritto, ma Sinner non molla la presa. Con un rovescio lungo linea spettacolare, imprendibile, Jannik si procura la seconda chance di doppio break. Non la trasforma, ma sfrutta la terza, con classe: dalla difesa ribalta lo scambio col rovescio, entra in campo e chiude con un tocco smorzato delizioso. 3-0 Sinner, doppio break, no match in quest’avvio, troppo superiore l’azzurro in ogni settore di gioco, incluso il servizio. Parziale di 16 punti a 4 per Jannik sul 4-0, e un eccellente 0 agli errori non forzati. Finalmente Johnson entra in partita con un paio di buoni turni di servizio, ma Sinner chiude in sicurezza 6-2, set senza storia.
    L’americano inizia il secondo set al servizio. Nonostante la difficoltà nel contenere la risposta profonda di Sinner, trova un paio di ottimi diritti, a tutto rischio, e muove lo score. Si avanza seguendo i turni di servizio, con Jannik molto sicuro nei suoi turni (cede solo un 15 a game). Sul 2 pari, l’azzurro si procura una palla break sul 30 pari arrivando come una fulmine su di un tentativo di smorzata mal giocato a Johnson. Con una buona prima esterna Steve si salva. L’equilibrio non si spezza, molto sicuro l’allievo di Piatti in spinta, più incisivo il californiano col diritto, col quale commette meno errori e sposta Jannik. Per tutto il set c’era la sensazione che l’allungo di Sinner potesse arrivare da un momento all’altro, eccolo finalmente sul 4 pari. Johnson parte bene, 30-0 (anche un Ace da sinistra, il primo del match), quindi un passante dell’azzurro su di uno smash non definitivo e poi una grande difesa, un diritto cross molto stretto. Si va ai vantaggi, con un diritto non forzato Johnson “regala” la prima palla break del set a Jannik, che se la prende costruendo il punto come un architetto: risposta profonda, sposta l’avversario e lo porta a sbagliare un diritto in corsa. Break Sinner, chirurgico, ha scelto alla perfezione come giocarsi i momenti importanti. Chiude in sicurezza 6-4 al secondo set point (servizio vincente). Bene al servizio nel set e pronto ad avanzare per raccogliere i frutti della sua progressione.
    Sotto di due set, Johnson sembra non crederci più, come dimostrato anche nell’ultimo game del secondo, quando è letteralmente uscito dal campo dopo un recupero che l’ha buttato assai largo. Con poche gambe sulla velocità dei colpi di Sinner, l’americano sbaglia col diritto e concede un’immediata palla break sul 30 pari. Niente prima, Sinner risponde nei piedi e forza l’errore del rivale. Break Sinner, 1-0 e servizio, che consolida senza alcun problema volando 2-0. La partita sembra già, di fatto, chiusa. Sul 2-1, Jannik commette un doppio fallo che lo manda a palla break, la prima da difendere nel match. La cancella con forza, facendo il pugno, non voleva assolutamente cedere il servizio “Jan”. Il quarto game è il più lungo e complicato del match per l’azzurro al servizio, ma con grinta e spingendo forte lo porta a casa. Johnson non crolla, continua a spingere col diritto restando aggrappato alla partita, ma in risposta non riesce più ad incidere, nemmeno sulle seconde – molto cariche e sicure – di Jannik. Sul 5-3, Sinner spinge a tutta in risposta e si procura un match point sul 30 pari. Steve spinge con il peso del corpo mal messo col diritto, la palla muore in rete. Game Set Match Sinner, tutto bene per l’azzurro. Ha giocato bene, ha superato brillantemente ogni momento complicato con grinta e calma. Non ha mai ceduto il servizio, non si è mai avuta la sensazione che il match potesse girare. Avanti tutta Jan!

    GS Australian Open S. Johnson243 J. Sinner [11]666 Vincitore: J. Sinner ServizioSvolgimentoSet 3S. Johnson 15-0 15-15 30-15 30-30 30-403-5 → 3-6J. Sinner 15-0 30-0 40-03-4 → 3-5S. Johnson 15-0 30-0 40-02-4 → 3-4J. Sinner 15-0 30-0 40-0 40-15 40-302-3 → 2-4S. Johnson 15-0 30-0 30-15 40-151-3 → 2-3J. Sinner 0-15 0-30 15-30 30-30 30-40 40-40 A-40 40-40 A-40 40-40 A-401-2 → 1-3S. Johnson 0-15 15-15 30-15 40-150-2 → 1-2J. Sinner 15-0 30-0 30-15 40-150-1 → 0-2S. Johnson 15-0 15-15 15-30 30-30 30-400-0 → 0-1ServizioSvolgimentoSet 2J. Sinner 15-0 15-15 30-15 40-15 40-304-5 → 4-6S. Johnson 15-0 30-0 30-15 30-30 40-30 40-40 40-A4-4 → 4-5J. Sinner 15-0 30-0 30-15 40-154-3 → 4-4S. Johnson 15-0 30-0 30-15 30-30 40-303-3 → 4-3J. Sinner 15-0 30-0 40-0 40-153-2 → 3-3S. Johnson 15-0 30-0 30-15 30-30 30-40 40-40 A-402-2 → 3-2J. Sinner 15-0 15-15 30-15 40-152-1 → 2-2S. Johnson 0-15 15-15 15-30 30-30 40-301-1 → 2-1J. Sinner 15-0 15-15 30-15 40-151-0 → 1-1S. Johnson 15-0 15-15 30-15 30-30 40-300-0 → 1-0ServizioSvolgimentoSet 1J. Sinner 15-0 30-0 30-15 40-152-5 → 2-6S. Johnson 15-0 30-0 40-0 40-151-5 → 2-5J. Sinner 15-0 30-0 30-15 40-151-4 → 1-5S. Johnson 15-0 30-0 30-15 40-150-4 → 1-4J. Sinner 15-0 30-0 40-00-3 → 0-4S. Johnson 15-0 30-0 30-15 30-30 30-40 40-40 40-A 40-40 40-A0-2 → 0-3J. Sinner 15-0 30-0 40-00-1 → 0-2S. Johnson 0-15 0-30 0-400-0 → 0-1
    5 Aces 111 Double faults 256 % 47/84 1st serve in 63 % 45/7170 % 33/47 Win 1st serve 82 % 37/4541 % 15/37 Win 2nd serve 69 % 18/260 % 0/1 Break points won 63 % 5/877 % 10/13 Net points won 73 % 11/1520 % 14/71 Receiving points won 42 % 35/8423 Winners 300 Return winners 336 Unforced errors 152 Return unforced errors 264 Total points won 91 LEGGI TUTTO

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    Bentornato, Kokk (di Marco Mazzoni)

    Thanasi Kokkinakis

    Non è mai troppo tardi. Per rialzarsi, per lottare, per piangere non di frustrazione ma di gioia. Per vincere. Thanasi Kokkinakis, “The Kokk” per gli amici, ha vinto il torneo ATP 250 Adelaide 2. Visto il talento e tennis dell’aussie, beh, non dovrebbe esserci niente di strano. Un 250 di inizio stagione, pure nella sua città. Invece il successo dell’australiano ha del sorprendente, e del liberatorio. Finalmente questo “cavallino di razza” ha alzato il suo primissimo torneo ATP, a 25 anni suonati, da n. 145 del ranking. Finalmente Thanasi è riuscito ad allenarsi per un discreto periodo di tempo in salute, dopo aver attraversato tempeste e burrasche degne del “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…”.
    Kokkinakis ha vissuto anni da incubo. È stato più volte ad un passo dal gettare la spugna, perché ogni centimetro del suo fisico ha una predisposizione all’infortunio diabolica. Non si è fatto mancare nulla Thanasi, non è praticamente mai riuscito a giocare una stagione intera, o nemmeno 6-7 mesi con continuità senza uno stop grave. Problemi che l’hanno fiaccato nel corpo e nello spirito. Un disastro sportivo per quello che era considerato uno dei talenti migliori della “prima” NextGen. Insieme al suo amicone – di baldorie – Nick Kyrgios, down under pensavano di aver una coppia d’assi insuperabile. Come talento, senz’altro. Purtroppo per loro, Nick si è perso in una spirale autodistruttiva perversa, Kokk si è rotto in continuazione, non riuscendo mai a far esplodere con continuità quel talento che gli aveva consentito di sconfiggere anche un certo Roger Federer qualche tempo fa, e non proprio un Roger dimesso…
    Chi vi scrive, ha sempre creduto in Kokkinakis, da anni. Roland Garros, 2015. Chi ha voglia di andarsi a ripescare dal (cospicuo) archivio di LT, troverà un racconto di un pomeriggio vissuto con il mitico compare di scampagnate parigine Ale Nize sul campo 17, che purtroppo non esiste più, demolito per far spazio ad un’area nuova, bellissima, funzionale, ma più asettica. Un po’ come quei circuiti di F1 costruiti nei paesi arabi, impeccabili ma così “perfettini” da lasciarti insoddisfatto. Sul quel campo, l’ultimissimo dell’impianto, con la rete di fondo che terminava quasi sulla tangenziale, le fronde degli alberi lasciavano passare una luce particolare. Quel giorno ero lì per seguire Bolelli, ma prima sul mio schedule di giornata c’era segnato in rosso Kokkinakis vs. Basilashvili. Due emeriti sconosciuti allora per l’appassionato medio, non per chi segue il tennis nelle sue viscere più interne, quelle dei Challenger e tornei giovanili. Il georgiano entrò in campo con la sua solita maschera impenetrabile, tirando bordate dalla linea di fondo; Kokk, assai poco esperto di terra rossa, pagò inizialmente la velocità e rotazione di Nikoloz (perdendo 6-3 il primo set) ma prese le misure iniziò a sentire la palla, a guadagnare campo, a tenere il ritmo forsennato del rivale e “montargli in testa”. Poche volte ho visto scambi di tale intensità e violenza mista a qualità. Thanasi mi stregò letteralmente, i suoi colpi fluivano sicuri, ma quel che mi colpì fu il suo equilibrio dinamico. Riusciva ad arrivare sulla palla con grande compostezza, riuscendo a gestire la velocità e gli angoli in modo mirabile. Pochissimi i forzati, moltissimi i vincenti. E poi, con quei colpi di inizio gioco, immaginarlo ben presto nei piani alti del ranking era scontato. Alla fine del terzo set, con Thanasi già avanti, udivo dietro di me due persone parlare fitto fitto in una lingua non comprensibile. Girandomi, incrociai lo sguardo di Marian Vajda, che era seduto lì dietro, venuto a scrutare questo ragazzo promettente con l’allora preparatore fisico di Novak, visto che poteva essere l’avversario del campione al terzo turno (e infatti, arrivò al match). Incuriosito, mi spostai più in alto, laterale, per vedere come Vajda osservava Kokk. Appunti, qualche battuta non comprensibile, ma diverse occhiate sbalordite al suo compare dopo i vincenti tirati dell’aussie.
    Ricordo di aver scambiato qualche battuta con lui allora, molto giovane. Acerbo, divertente, con un maledetto accento aussie a volte quasi incomprensibile. Ma quello sguardo fiero trasudava consapevolezza dei propri mezzi ed una certa tristezza, inquietudine. Forse quella propria di colui che sapeva di camminare di un di filo, equilibrista di talento con un fisico di cristallo.
    Appunti e ricordi disordinati, ma la sensazione che mi portai a casa quel giorno fu di un talento vero, uno di quelli che passano ogni tanto. Per arrivare sul trono, servono molte qualità. Le puoi costruire e consolidare solo col tempo, con lavoro e con fatica. Purtroppo Thanasi non ha avuto tempo, o meglio, ne ha avuto fin troppo ma non in campo. La fatica l’ha fatta per cercare a rientrare, a tutti i costi, anche quando i venti erano così impetuosi contro di lui che nessun vascello sarebbe riuscito a prendere il largo. Negli anni i migliori giovani l’hanno superato, lui è caduto nel dimenticatoio. Pure il suo sponsor l’ha mollato, tanto che lo scorso anno, tornato a giocare Challenger, ha dichiarato di aver acquistato le sue divise da gioco in un discount per una manciata di dollari australiani, perché di più non gli era concesso. Ma nonostante tutto, disse di aver imparato che la resilienza è una qualità importantissima nel tennis, e che se gli infortuni l’avessero lasciato in pace, sentiva dentro tanta voglia di provarci ancora, perché quel film bruscamente interrotto non gli andava giù. Si è pure avvalso dei consigli di Mark Philippoussis, un altro che dopo i fasti di una carriera che poteva dargli di più è entrato in tantissimi problemi ed è maturato. Alla fine il consiglio più prezioso che gli ha regalato il bel tenebroso finalista a Wimbledon 2003 è stato “devi crederci, perché se non ci credi tu, nessuno lo farà per te”. Messaggio ricevuto, insieme ad un lavoro svolto insieme al servizio che, in questi ultimi match, pare aver funzionato.
    Thanasi nelle ultime due settimane ha battuto fiori di giocatori, ha ritrovato il suo miglior tennis con una testa più matura e consapevole. Ha dimostrato una potenza nei colpi di inizio gioco e una velocità nel prendersi gli spazi in campo formidabile. Ha vinto molte partite, il suo primo torneo e soprattutto ha lottato. Ha sofferto. Ha annullato anche match point avversi nella strada verso la finale. Ma cosa volete che siano dei “match point” da salvare rispetto all’inferno dal quale è uscito…
    A 26 anni da compiere (10 aprile), Kokkinakis ha tutta una carriera davanti e da lunedì un ranking a ridosso della top 100. Dice di aver lavorato bene, che il corpo sembra funzionare come mai prima. Il suo sguardo è sorpreso, divertito. Felice. Questi giorni nella sua Adelaide sono una ventata di ottimismo per tutti coloro che amano il tennis. È la magia che il Tennis giocato riesce a regalare.
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    Caso Djokovic, nessuna novità. La politica sta ancora valutando il caso

    L’avvicinamento all’Australian Open 2022 continua ad essere a dir poco tribolato. Problemi col sorteggio, ritardato, poi l’annuncio che gli spalti del torneo saranno al 50% per l’esplosione di contagi nel Paese per colpa della variante Omicron del virus, ormai predominante anche “down under”.
    Niente si è mosso anche sul “Caso Djokovic”. Nonostante fosse attesa una decisione per oggi, ancor più dopo l’ammissione di colpa dello stesso Novak che pareva un discreto assist alla politica australiana, il ministro dell’immigrazione Hawke non ha comunicato niente, rimandando tutto a domani.
    Una fonte federale ha confermato poco fa che Hawke sta ancora valutando la questione. In precedenza, il primo ministro Scott Morrison nell’attesissima conferenza stampa – è stato rimandato il sorteggio a dopo la press conference – ha confermato che Hawke sta studiando il caso con attenzione prima di decidere l’annullamento del visto del n.1 del mondo, che al momento è regolarmente in cima al draw degli Australian Open.
    “Farò riferimento alla dichiarazione più recente del ministro Hawke in quanto la posizione non è cambiata” ha affermato il Premier, “questi sono poteri ministeriali personali che possono essere esercitati dal ministro Hawke e non faremo ulteriori commenti in questo momento”. Morrison ha poi insistito sulla necessità di far fronte comune per combattere la diffusione del virus in Australia, e che “i cittadini stranieri non vaccinati non possono entrare senza una valida esenzione medica”.
    Quest’ultima frase, visto quel che sta accadendo e le carte ormai diventate di dominio pubblico, lascia francamente perplessi.
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    Martina Navratilova critica duramente Djokovic: “Vuoi essere un leader? Dai il buon esempio per il bene comune”

    Martina Navratilova

    Martina Navratilova è da sempre paladina delle battaglie sociali, una donna che non ha paura di esporsi e dire la sua, anche con parole scomode. Per questo non si è tirata indietro nel commentare la brutta faccenda di Novak Djokovic in Australia. Parlando al programma Good Morning Britain, la super campionessa ceca ha criticato in modo netto il comportamento di Djokovic, che considera presuntuoso e l’esatto opposto rispetto a quello che dovrebbe tenere chi si considera un leader.
    “Vorrei solamente che Novak fosse vaccinato” dice Martina, “lo ammiro molto e l’ho difeso tante volte, ma non posso difendere la decisione di non essere vaccinato. Se rifiuti il ​​vaccino perché non lo conosci o non ci credi, tuttavia, devi fare un piccolo sacrificio per il benessere di tutti. Se vuoi essere un leader, devi essere un esempio, e quell’esempio si basa sul fare ciò che è bene per te, a vantaggio del bene comune. Tutto questo poteva essere evitato, ma ormai chissà come andrà a finire, tutta la faccenda è come impazzita”.
    “Si crede più forte del virus? Non credo sia quello, lui sembra indistruttibile, ha una forma atletica invidiabile, ma c’è gente che è morta pur essendo in ottima forma. Non direi che è arrogante, ma è un po’ presuntuoso di sicuro. Djokovic è sempre stato molto rigido riguardo alla sua dieta e il suo stile di vita, e lo ammiro perché so cosa serve per impegnarsi così tanto in questo senso. Ma in questo caso, non lo comprando. Io mentre stavo facendo la fila per farmi vaccinare, non vedevo l’ora che arrivasse il mio turno per farlo. Avrei più paura di ammalarmi per non essermi vaccinata che degli effetti collaterali. Il tennis resta uno sport egoistico sì, ma è molto importante essere consapevoli e avere considerazione per gli altri”.
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    Il governo australiano sta concludendo il “caso Djokovic”, per la stampa nazionale si va verso l’espulsione

    Novak in allenamento a Melbourne. Riuscirà a giocare il torneo?

    Il destino di Novak Djokovic sembra segnato, si va verso la cancellazione del visto e la conseguente espulsione dal paese. Questa la conclusione che si attende la stampa australiana, dopo aver appreso da fonti governative che il caso si sta avviando alla conclusione dopo un’attenta valutazione di tutte le carte in tavola.
    Secondo il Daily Telegraph (e anche altri autorevoli organi di stampa), il governo federale nella notte di  mercoledì sta ancora lavorando sul caso, per ultimare i dettagli che porteranno alla revoca del visto di Djokovic, che gli costerà ovviamente l’Australian Open. Non ci sono conferme invece sull’applicazione della norma che prevede anche un ban dal paese per tre anni, dopo aver cercato di entrare in modo irregolare.
    Fonti accreditate affermano che il ministro degli interni Alex Hawke ha ritardato la decisione finale sull’opportunità o meno di invocare il suo potere discrezionale e annullare il visto di Djokovic perché il caso ha gravi implicazioni per le politiche di protezione delle frontiere imposte dal governo. Si ritiene che qualsiasi mossa per allentare le regole governative sull’immigrazione Covid e consentire al tennista numero uno al mondo di rimanere in Australia creerebbe un pericoloso precedente.
    La fonte ha affermato che il governo è pronto a resistere al contraccolpo internazionale che la decisione provocherà perché è nell’interesse nazionale e coerente con gli “sforzi in corso da due anni per controllare la diffusione del Covid”. È confermato tuttavia che ancora non è stata presa la decisione definitiva, sembra che sia prevista per domani (giovedì).
    La posizione di Djokovic si è aggravata anche per via delle sue dichiarazioni – riportare direttamente sui social – in cui si è scusato, confermando che il suo entourage ha commesso un errore sui suoi moduli di dichiarazione di viaggio. Ha anche usato il post per chiarire i tempi dei suoi test Covid positivi e le successive apparizioni pubbliche, confermando di aver incontrato persone nonostante fosse a conoscenza di esser positivo al virus.
    Questo post è stato probabilmente un autogol per la vicenda legale in corso: il team di Djokovic sperava che le parole del n.1 avrebbero tolto un po’ astio dalla questione, facendo risaltare il lato umano della vicenda, ma invece ha apparentemente evidenziato nette incongruenze nel caso legale di Djokovic e nelle dichiarazioni pubbliche del suo team. Un sondaggio online di News Corp ha raccolto oltre 35.000 voti con oltre l’80% degli australiani che sono a favore di una mossa del governo per rispedire a casa il serbo. Anche le dichiarazioni di alcuni colleghi, ed i tanti like posti da altri tennisti a chi ha esternato il proprio disappunto, fornisce un quadro di come il mondo del tennis stia vivendo dal di dentro questo caso.
    Comunque vada a finire la faccenda, l’immagine di Djokovic ha certamente subito un brutto colpo.
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    Le autorità australiane esigono spiegazioni sul “caso Djokovic”

    Rod Laver Arena, Melbourne

    In Australia il “caso Djokovic” ha scatenato, come prevedibile, un vero e proprio putiferio. Non si contano le reazioni indignate di appassionati e gente comune, che ha puntato il dito contro le autorità che hanno permesso l’esenzione medica al n.1 del mondo, con i social letteralmente intasati da critiche molto pungenti. Arrivano le prime reazioni ufficiali, che vanno nella medesima direzione: serve chiarezza sul perché sia stata concessa l’esenzione medica.
    “L’aspettativa del nostro Governo è che Novak spieghi alla comunità quali sono le circostanze della sua esenzione, nonché i motivi che spiegano tutte le sue azioni volte a venire a competere in Australia“, ha affermato il primo ministro ad interim Jacinta Allan. “Le regole per le quali gli è permesso giocare sono legittime poiché hanno seguito la procedura stabilita, ma la cosa più decente che un tennista possa fare è spiegare tutto quello che è successo”.
    Il deputato liberale Trent Zimmerman è stato assai critico: “È vergognoso, un vero schiaffo in faccia a tutti gli australiani che hanno fatto la cosa giusta e hanno seguito tutte le linee guida. L’esenzione dovrebbe essere revocata se la credibilità del torneo e delle regole stabilite dal governo per entrare nel paese sono da mantenere. È un risultato molto deludente che può generare un’enorme frustrazione nelle persone”.
    Carolyn Broderick, direttore medico di Tennis Australia. “Nessuno dei collegi medici che hanno preso la decisione è stato incaricato di provare la veridicità dei documenti presentati, il loro ruolo non è stato quello di indagine. Tuttavia, hanno chiesto che tutta la documentazione avesse i relativi sigilli ufficiali, sebbene alcuni dei le cose ricevute erano semplici rapporti di laboratorio”. Una dichiarazione che lascia quantomeno perplessi, visto che l’ha pronunciata.
    Craig Tiley, il capo di Tennis Australia, stenta a prendere una posizione chiara, segnale di quanto sia in grave difficoltà. Ha dichiarato infatti: “Non c’è stato alcun trattamento favorevole per Djokovic, alcune esenzioni sono state respinte e siamo stati molto rigorosi quando si trattava di far entrare nel Paese una persona non vaccinata. Siamo empatici con le persone che potrebbero essere arrabbiate con la posizione di Novak sulla vaccinazione, ma è sua responsabilità spiegare tutto e dare i motivi per cui hai ricevuto l’esenzione“. In pratica, Tennis Australia ha dato l’esenzione a Novak, ma solo Novak che può spiegare  perché l’abbia ricevuta.
    La sensazione che siamo solo all’inizio di una vicenda che in ogni caso guasta non poco il primo Slam stagionale.
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    Roman Safiullin, il “nuovo” Karatsev?

    Roman Safiullin

    Alla mezzanotte gli azzurri scendono in campo a Sydney per continuare la corsa all’ATP Cup (in tv, diretta esclusiva su Supertennis). Un solo risultato possibile: battere la Russia, prendendosi anche la rivincita della finale 2021 persa da Medvedev e compagni. Proprio i compagni del n.2 al mondo sono diversi quest’anno. Niente Rublev e Karatsev (k.o. per il Covid), ma Roman Safiullin, un nome poco noto al grande pubblico ma estremamente interessante. Sarà l’avversario di Jannik Sinner nel primo match, la sfida tra i n.2 di ogni paese.
    Il 24enne il Podolsk ha un passato junior di altissimo livello: ha vinto gli Australian Open junior nel 2015 ed è stato n.2 al mondo di categoria. In patria si pensava che fosse lui il “cavallino” di razza, insieme al Rublev, molto precoce; più di Medvedev, che invece da giovane e nei primi anni sul tour alternava sfuriate di classe pazzesche a momenti di buio totale. Purtroppo per Roman, il passaggio al tennis Pro è stato molto difficile.
    A vederlo in campo questa settimana all’ATP Cup, Safiullin sembra un giocatore maturo, solido, forte, esperto. Sta molto bene in campo, ha un tennis non così appariscente ma molto concreto. La risposta è un colpo temibile, costruita su di un tempo d’impatto splendido, grazie a cui riesce a trovare profondità e precisione. È un giocatore “tattico”, scambia e poi cambia ritmo, trovando angoli interessanti col rovescio e pronto a fare due passi avanti per chiudere col diritto. Palla sicura, leggermente lavorata, non grandi lacune tecniche. Non è velocissimo in campo, ma legge bene il gioco, e con la prima di servizio non trova molti punti diretti. Come mai ha stentato così tanto per affermarsi? Oggi è solo al n. 167 del raking ATP, conquistato faticosamente con risultati al piano di sotto (quarti raggiunti in alcuni Challenger nel 2021 e un paio di main draw negli Slam).
    “Nel tennis junior ero tra i più forti, ma il passaggio al mondo Pro per me è stato difficile” afferma Roman al sito ATP. “È splendido giocare quest’evento con i migliori al mondo e vedere che il mio tennis è a questo livello”.
    “Lavorare con la testa è la cosa più difficile per me. Non so come sarà per gli altri, forse c’è chi lo trova facile. Lavoro molto nel fisico, mentre dal punto di vista mentale ho iniziato a lavorare da poco e, per ora, è il più complicato di tutti. Sto cercando di migliorare alcune cose. Quando perdo la concentrazione, è qualcosa che si vede molto facilmente nei giochi, e mi costa caro”.
    Daniil Medvedev su di lui dice: “Il modo in cui ha reagito dopo un set molto difficile è stato fantastico, irreale, sono felicissimo per lui. Roman è la nostra arma segreta! Da junior era un avversario terribile da superare, quando vedevo che Roman era dalla mia parte di tabellone, tremavo… In realtà abbiamo giocato molte finali, semifinali, molte partite, alcune erano partite di tre ore e tre set, era sempre una battaglia contro di lui, era molto forte. Adesso non abbiamo mai giocato da Pro contro, magari accadrà presto”.
    Safiullin è un grande appassionato di motori e della saga di Harry Potter.” Ogni volta che ho tempo, mi piace guardare i film di nuovo. Quando sono a casa, soprattutto. Li ho già visti tre o quattro volte”. Ama molto il cinema, anche Matrix ed i film fantasy e di fantascienza. Sarà forse per l’incredibile somiglianza con l’attore Jude Low…
    Che Roman possa essere la sorpresa del 2022, come è stato Karatsev nel 2021? Aslan l’anno scorso è decollato dopo un grandissimo Australian Open. Safiullin sta giocando molto bene in ATP Cup, potrebbe essere il torneo che gli regala la definitiva consapevolezza dei propri mezzi, lanciandolo finalmente verso quel tennis di vertice a cui tutti pensavano che fosse destinato. Di sicuro Jannik Sinner dovrà tirar fuori il meglio del suo tennis per portare a casa un punto fondamentale per l’Italia, e far scendere in campo Matteo Berrettini contro Medvedev con meno pressione.
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    Tsitsipas: “Australian Open? Non sono più così sicuro…”

    Stefanos Tsitsipas

    Sguardo sofferente, con il ghiaccio sul gomito destro. Un’istantanea da Sydney di Stefanos Tsitsipas che non lascia affatto tranquilli. Il greco si è operato al gomito subito dopo il ritiro dalle ATP Finals di Torino, per risolvere un problema infiammatorio che lo tormentava da tempo. Si è detto molto fiducioso sul pronto in recupero, in tempo per iniziare al 100% il 2022. Il rientro in campo è stato più duro del previsto, con il gomito che ancora lo tormenta, tanto da mettere in serio dubbio la sua partecipazione all’Australian Open. Ecco le parole di Tsitsipas a riguardo.
    “È stato bello vedermi a un tale livello. non me l’aspettavo (dopo il match in singolare contro Schwartzman, ndr). Le cose hanno funzionato meglio di quanto pensassi. Sono stato in grado di colpire le palle che avevo paura di colpire due settimane fa, quindi sto andando nella giusta direzione. È stata una partita molto combattuta e mi sono divertito, nonostante abbia perso. Mi è piaciuto combattere, ho goduto l’emozione di lottare in campo. Mi è piaciuta l’atmosfera che le persone hanno creato”.
    “Ho un po’ di dolore. È normale. Ho servito più servizi di quanti ne abbia mai serviti nell’ultimo mese. Ho servito vicino a 180 servizi oggi credo. Mi sono allenato, cercando di fare 50, 60 servizi. Ho cercato di evitare il dolore. Ma devo finire la partita in qualche modo. Il mio servizio è molto calato, non ero proprio in grado. Non mi piacciono le scuse, ma non ero al 100% per servire  come volevo. Avrei voluto davvero evitare il dolore e servire meglio, perché mi avrebbe aiutato molto”.
    “Non so quali siano i miei piani futuri per questo torneo. Non sono veramente sicuro. Mi piacerebbe giocare, ma non so davvero come mi sentirò domani. Questa era una delle maggiori preoccupazioni: se giocherò questa partita oggi, come sarà il recupero domani? Era il problema con il doppio di domenica. Ho finito il doppio. Il giorno dopo, non ho potuto servire. non ero in grado. Ho sofferto molto. Quindi spero davvero di poter entrare in campo domani e allenare il servizio senza dolore. Questo è il mio obiettivo più grande in questo momento, aver recuperato al 100% il gomito. Ho fatto molte cose nelle ultime due settimane per cercare di proteggerlo il più possibile e riportarlo al 100%. In questo momento mi concentro sulla mia salute più di ogni altra cosa”.
    Tsitsipas torna all’infortunio e alle aspettative realistiche per l’inizio della stagione: “Il gomito migliora ogni singolo giorno. Il mio servizio mi ha deluso in questo match, ma credo che abbiamo un sacco di tempo prima che inizi l’Australian Open, e penso che se prendo le giuste precauzioni e seguo quello che dice il mio dottore, allora posso essere al 100% all’Australian Open. Sottoponendomi a quell’intervento (il 25 novembre, ndr), anche il dottore non era sicuro se fosse una buona idea giocare all’Australian Open. La mia guarigione è stata molto migliore di quanto si sarebbe aspettato rispetto ad altri giocatori che ha trattato in passato, quindi è rimasto sorpreso. È venuto a Dubai ed è stato sorpreso di vedermi raggiungere quasi il 100%. Probabilmente ho dei buoni geni, DNA, non lo so. È la prima volta che sperimento un recupero del genere, quindi ora non so cosa aspettarmi. Sto meglio, ma l’Australian Open chissà. Ho ancora tempo, ma vediamo come starò nei prossimi giorni”.
    Stefanos ha pertanto chiarito che l’impatto principale del problema al gomito è al servizio, il colpo che maggiormente ha risentito dall’infortunio e ora, in fase di recupero, continua a dargli problemi.
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