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    Fantastico Sinner! Batte per la prima volta Rune e con la terza vittoria nel girone è in semifinale come n.1, e qualifica anche Djokovic

    Jannik Sinner (foto Getty Images)

    Più forte di tutti e di tutto Jannik Sinner in quest’edizione delle ATP Finals, anche di un rivale assai scomodo nella lotta e di qualche probabile fastidio alla schiena. L’azzurro nel terzo match del girone verde sconfigge per la prima volta in carriera Holger Rune, 6-2 5-7 6-4 lo score dopo 2 ore e 32 minuti assai intensi di tennis a tratti stellare, a tratti di sofferenza. Proprio l’andamento della partita, iniziata alla grande e quindi complicatasi maledettamente, certifica ancor più lo status di Campione dell’azzurro, sceso in campo già sicuro di esser già tra i semifinalisti del torneo ma non per questo scarico o col freno a mano tirato. Jannik sta attraversando una fase nuova bellissima della sua vita sportiva (e non solo). Sta consolidando vittoria dopo vittoria nuove splendide certezze. Nuovi riferimenti. Nuovi obiettivi, come quel dito puntato al cielo dopo la vittoria. Un dito. Uno come la posizione del gruppo delle Finals, gruppo durissimo. Una come le vittorie contro Medvedev prima, Djokovic poi, e infine Rune. “Vincere aiuta a vincere” non è solo un vecchio adagio, è una necessità per chi ambisce al massimo e vuole crescere partita dopo partita.
    Non ci sono calcoli, la matematica non è roba per tennisti ambiziosi e in ascesa, solo barriere da infrangere e nuovi stimoli per superarsi, partita dopo partita. Questo è che quel che ci lascia e soprattutto cavalca Jannik Sinner da molte settimane, esplodendo proprio nel gran finale di stagione tutta la bellezza, qualità e sostanza di un tennis che sta diventando straordinariamente efficace, continuo e vincente.
    È partito come un treno Jannik stasera, chiaro il suo intento: far capire subito a Rune che non c’erano “biscottini” ad attenderlo, ma solo accelerazioni una più forte ed efficace della precedente. Sinner ha tramortito il rivale con una partenza che neanche Bolt alle Olimpiadi… Servizi, diritti, rovesci, chiusure a rete perentorie dopo affondi precisi. Un campionario semi esaustivo di bellezza, praticità e forza tecnica, fisica e mentale. Un set dominato, come indica il 4-0 iniziale, chiuso 6-2. No match, solo un assolo di Jannik, per l’esaltazione del Pala Alpitour. Che forse si era illuso di una vittoria fin troppo facile. Mai però sottovalutare la reazione, la “tigna” tennistica di un giocatore straordinariamente pugnace come Rune, che proprio sulla lotta l’aveva spuntata a Monte Carlo la scorsa primavera, rimontando l’azzurro. E infatti nel secondo set la partita si accende…
    Sinner si cava dal buco in un quarto game complicato, il primo del match per lui, salvando una palla break. Quindi non riesce a scappare via verso il successo non trasformando a sua volta una chance sul 2 pari. Rune cresce al servizio, spinge di più, sbaglia di meno, trova una posizione più avanzata e controbatte bene gli affondi di Holger. La partita diventa complessa perché i punti col servizio di Jannik calano, e la risposta del danese più aggressiva. Poi la doccia fredda, improvvisa… nel nono game Jannik si tocca la schiena, e tutti crollano nel film dei suoi tanti infortuni del passato. Non sembra una cosa gravissima, ma la spinta soprattutto col rovescio cala, così anche l’efficacia del diritto a tutta, sparato a velocità inferiore. Il timore si trasforma in paura quando Jannik servendo sul 5-6 incappa in un game pessimo. Errori, uno dopo l’altro, crolla 0-40 e capitola al terzo Set point per Rune, gran lob. Si va al terzo.
    Si teme un’altra rimonta, come a Monte Carlo, anche perché Rune ora c’è eccome, ed è bravo a buttarla un po’ anche in caciara, creando quel caos nel quale sguazza meglio di Sinner. O meglio, del Sinner del passato. Il “nuovo “ Jannik ha altra resistenza mentale, anche altra capacità di reagire ai fastidi. Il tennis di Sinner s’impenna di nuovo nel terzo set, ancora non trova tanto dalla battuta ma spinge di più e si procura palle break sia nel terzo che quinto gioco, ma non riesce a scappare al comando. Qua la faccenda poteva complicarsi davvero… ma il “nuovo” Sinner ha altra capacità di reazione alle difficoltà, alle occasioni non trasformate. Non si scompone, anzi, ritrova quella fluidità di movimento, grandi appoggi e scioltezza nella spinta, prima col diritto e poi al servizio. Annulla una palla break delicatissima Jannik servendo sul 3-4, con una seconda palla intelligente, esterna a bassa velocità e carica di effetto, che sorprende il rivale. Scampato il pericolo Sinner alza il livello in risposta sul 4 pari e strappa ben 3 palle break sullo 0-40. Sulla terza, ecco il capolavoro: risponde, si scambia, attacca e vola a rete, dove trova una volée lungo linea fantastica, chiusa con un controllo del corpo in corsa, frenando, esecuzione di una pulizia e bellezza assoluta. È il break che spacca la partita, va a servire e chiude. Alza il dito al cielo, è la n.1 vs. Rune, un’altra prima volta dolcissima.
    Una prima volta “totale”, ottenuta brillando e quindi lottando, soffrendo, superando ostacoli e un rivale tostissimo e cresciuto a dismisura. Se la vittoria contro Djokovic di martedì è stata una sorta di laurea, quella di stasera è come aver completato con successo “Master” di qualità, altra certificazione dello status superiore raggiunto da Sinner. Un Master, già… Siamo proprio al torneo che si chiamava dei Maestri. Il maestro è sempre più Jannik. Forte, tosto. Fortissimo.
    Vedremo che cosa accadrà nel gruppo rosso domani, chi sarà l’avversario di Sinner. Questo Sinner non deve temere nessuno, solo continuare a cavalcare questo momento straordinario.
    Da Torino,Marco Mazzoni

    [4] Jannik Sinner vs [8] Holger Rune ATP Nitto ATP Finals Jannik Sinner [4]656 Holger Rune [8]274 Vincitore: Sinner ServizioSvolgimentoSet 3J. Sinner 15-0 15-15 30-15 30-30 40-305-4 → 6-4H. Rune 0-15 0-30 0-40 15-40 30-404-4 → 5-4J. Sinner 15-0 30-0 30-15 30-30 40-30 40-40 40-A 40-40 A-40 ace3-4 → 4-4H. Rune 15-0 30-0 40-0 ace 40-153-3 → 3-4J. Sinner 15-0 30-0 ace 40-02-3 → 3-3H. Rune 0-15 0-30 df 15-30 ace 30-30 ace 30-40 40-40 A-40 ace2-2 → 2-3J. Sinner40-A 15-0 15-15 30-15 40-15 ace1-2 → 2-2H. Rune 15-0 30-0 30-15 40-15 40-30 40-40 40-A 40-40 40-A 40-40 ace A-40 40-40 A-40 40-40 A-40 40-40 A-401-1 → 1-2J. Sinner 15-0 15-15 30-15 40-15 40-30 40-40 A-400-1 → 1-1H. Rune 15-0 30-0 40-0 ace ace0-0 → 0-1ServizioSvolgimentoSet 2J. Sinner 0-15 0-30 0-40 15-40 30-405-6 → 5-7H. Rune 15-0 30-0 30-15 40-15 40-30 40-40 A-405-5 → 5-6J. Sinner 15-0 30-0 ace 40-0 ace4-5 → 5-5H. Rune 15-0 30-0 30-15 40-154-4 → 4-5J. Sinner 15-0 30-0 40-0 ace3-4 → 4-4H. Rune 0-15 15-15 30-15 30-30 40-30 40-40 A-40 ace3-3 → 3-4J. Sinner 15-0 30-0 40-0 ace ace2-3 → 3-3H. Rune 15-0 30-0 ace 30-15 30-30 30-40 40-40 A-402-2 → 2-3J. Sinner 0-15 15-15 15-30 30-30 ace 30-40 40-40 A-401-2 → 2-2H. Rune 0-15 15-15 30-15 40-15 40-30 40-40 A-401-1 → 1-2J. Sinner 15-0 30-0 30-15 40-150-1 → 1-1H. Rune 15-0 30-0 30-15 40-15 ace0-0 → 0-1ServizioSvolgimentoSet 1J. Sinner 15-0 15-15 30-15 40-15 ace 40-305-2 → 6-2H. Rune 15-0 30-0 40-0 40-15 40-305-1 → 5-2J. Sinner 15-0 ace 30-0 40-04-1 → 5-1H. Rune 30-0 ace 30-15 df 40-15 40-30 df4-0 → 4-1J. Sinner 0-15 15-15 30-15 30-30 40-303-0 → 4-0H. Rune 15-0 15-15 15-30 30-30 ace 30-40 40-40 ace 40-A2-0 → 3-0J. Sinner 15-0 30-0 40-0 ace1-0 → 2-0H. Rune 15-0 15-15 15-30 30-30 30-400-0 → 1-0
    !DOCTYPE html >Statistiche Tennis: Sinner vs Rune

    Statistiche
    🇮🇹 Sinner
    🇩🇰 Rune

    Aces
    11
    15

    Double Faults
    0
    3

    First Serve (%)
    49/84 (58%)
    70/109 (64%)

    1st Serve Points Won
    41/49 (84%)
    50/70 (71%)

    2nd Serve Points Won
    21/35 (60%)
    16/39 (41%)

    Break Points Saved
    4/5 (80%)
    7/10 (70%)

    Service Games Played
    15
    15

    Return Rating
    138
    83

    1st Serve Return Points Won
    20/70 (29%)
    8/49 (16%)

    2nd Serve Return Points Won
    23/39 (59%)
    14/35 (40%)

    Break Points Converted
    3/10 (30%)
    1/5 (20%)

    Return Games Played
    15
    15

    Net Points Won
    20/23 (87%)
    13/24 (54%)

    Winners
    36
    33

    Unforced Errors
    10
    12

    Service Points Won
    62/84 (74%)
    66/109 (61%)

    Return Points Won
    43/109 (39%)
    22/84 (26%)

    Total Points Won
    105/193 (54%)
    88/193 (46%)

    Max Speed
    211 km/h
    215 km/h

    1st Serve Average Speed
    198 km/h
    195 km/h

    2nd Serve Average Speed
    165 km/h
    164 km/h LEGGI TUTTO

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    Medvedev dopo il successo contro Zverev: “Il tennis a volte è difficile da capire”

    Daniil Medvedev (foto Getty Images)

    Due match, due vittorie in due set. Daniil Medvedev al Pala Alpitour si conferma uno dei tennisti più forti dell’edizione 2023 delle ATP Finals, già sicuro di essere in semifinale sabato. Dopo la solida vittoria contro il tedesco Zverev, nella quale ha badato a giocare più di sostanza che con gli effetti speciali, il russo si è presentato alla stampa parlando non solo del match appena terminato, ma spaziando anche su altri temi. Interessanti le sue risposte a due domande: la notevole dimensione degli out del campo, che gli consentono di stazionare davvero molto dietro la riga di fondo, e anche sulle dinamiche del gioco e sull’impatto delle sconfitte, che a suo dire spesso sono di difficile lettura. E se lo dice uno dei tennisti più cerebrali del tour… Riportiamo alcuni passaggi della sua press conference.
    “È bello essere in semifinale. Due vittorie consecutive” afferma Daniil. “Sicuramente oggi ci sono stati molti momenti in cui la partita per me si sarebbe potuta complicare e magari non finire in due set. È stata una partita serrata. Sono felice di essere riuscito a vincere, indipendentemente dai punti e da come è andata. Sentivo che avrei potuto rischiare di perdere alcune partite come questa, alcuni tie-break. Sono felice che questa volta sono riuscito a batterlo. È sempre fantastico per la fiducia portare a casa un match come questo”.
    Fanno notare a Medvedev quanto sia grande lo spazio dietro la riga fondo, diventa una tentazione per stazionare ancora più indietro? “Beh, al primo allenamento qui sul campo centrale, ho riso. Penso che sia stato con Jannik. Quando lui ha iniziato a servire, sono andato dove sono i giudici di linea. Il fatto è che da laggiù non puoi rispondere, probabilmente la palla rimbalzerebbe due volte prima di prenderla! Ma ii piace quando c’è spazio. Come ho detto, ci sono tornei durante l’anno, anche il Masters 1000 Madrid o Cincinnati, dove non ho, diciamo, la possibilità di arrivare dove voglio. Posso giocare bene in questi tornei, ovviamente, anche se a Cincinnati quest’anno non ho fatto bene, ma una volta ho vinto. Stessa cosa a Madrid. Stavo giocando abbastanza bene. Penso che se vuoi avere il miglior gioco possibile, dobbiamo dare quest’opportunità a tutti i giocatori. Sicuramente ci sono alcuni giocatori che restano vicini alla linea di fondo. A loro non importa. Possono avere un campo molto piccolo e a loro non importa. A me invece piace quando c’è spazio. Sono molto contento quando ci sono tornei nei quali il campo ha tutto lo spazio necessario a fare al meglio il mio gioco“.

    “Carlos? Come ho detto agli US Open, penso che contro di lui, soprattutto per il modo in cui ha giocato oggi, meglio di due giorni fa, bisogna giocare al massimo per batterlo. Devo servire molto molto bene, devo giocare velocemente. Devo creare dei vincenti prima che lo faccia lui. Oggi stava abbastanza bene, sarà un bel test. Ho battuto due buoni avversari e ne avrò un altro tra due giorni. Cercherò di fare del mio meglio”.
    “A volte non capisco completamente il tennis perché esattamente l’anno scorso a Parigi Bercy ho perso contro de Minaur, tre set tirati. Credo che la storia della partita sia stata diversa rispetto a quella con Grigor di quest’anno. Forse questo ha avuto un impatto maggiore sulla mia fiducia perché dopo mi sono preso due, tre giorni liberi. Ero semplicemente perso, forse era la stagione stessa diversa, forse ero più stanco. Non mi sono sentito bene mentre venivo qui. Mi sono trovato bene a Torino, mi piace stare qua, ma in campo sentivo tutto. L’ho detto dopo la partita con Rublev dell’anno scorso, ero contento per come avevo giocato perché prima della partita ero completamente perso. Quest’anno non è stato così. Sicuramente è stata dura la sconfitta contro Grigor. Sono rimasto a Parigi per un paio di giorni, e non mi sentivo bene. Guardare gli altri giocatori competere e tu sei già fuori… Non è una bella sensazione. Ma ho pensato… ok, prova a fare del mio meglio durante gli allenamenti. Penso di aver perso mercoledì e di aver iniziato ad allenarmi domenica. Sono ripartito meglio, mi sentivo bene durante gli allenamenti. Venendo qui, mi sono sentito giorno dopo giorno sempre sempre meglio. Però devi poi dimostrarlo in campo. Ci sono riuscito, quindi ne sono davvero felice. Ma ancora non so bene perché a volte non è così…“.
    Una riflessione interessante, che detta da uno dei tennisti più forti al mondo, e al termine di una stagione per lui molto positiva – anche se non ha vinto nessuno Slam – fa capire quanto sia alta la competizione e quanto una sola sconfitta possa avere un impatto notevole sulla propria fiducia e prestazioni. Il tennis resta uno sport terribilmente complicato…
    Da Torino,
    Marco Mazzoni LEGGI TUTTO

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    Alcaraz dopo la vittoria contro Rublev: “Ho ritrovato il mio tennis. Sinner? Può vincere uno Slam nel 2024 e puntare al n.1”

    Carlos Alcaraz (foto Getty Images)

    Un Carlos Alcaraz sorridente e rilassato si è presentato alla stampa dopo la vittoria contro Rublev, il suo primo successo in carriera alle ATP Finals. Si è detto contento di aver ritrovato il livello di gioco che gli appartiene, visto che le sue sensazioni sbarcato a Torino erano tutt’altro che positive. Si è soffermato anche su Sinner: ha visto la splendida partita contro Djokovic e crede fermamente nelle possibilità di Jannik di vincere uno Slam il prossimo anno e anche puntare al trono del ranking mondiale. Ecco i passaggi più salienti del pensiero dello spagnolo.
    “Penso che di aver disputato una bella partita” inizia Carlos. “Credo che la chiave fosse ritrovare il mio gioco. Non importava vincere o perdere, il focus era mostrare il mio stile, il mio tennis. Penso di averlo fatto abbastanza bene”.
    “Onestamente non ricordo l’ultima volta che avevo perso tre partite di fila. Ho visto poi che era accaduto nel 2021, ma adesso non ricordo le partite (sorride). È passato molto tempo. Dopo la prima partita cerco semplicemente di allenarmi bene arrivando alla seguente con un po’ più di fiducia rispetto a quella che provavo nella prima partita”.
    “Sono davvero, davvero contento della vittoria di oggi. Battere Rublev, un grande giocatore, ti dà molta fiducia. Ovviamente è un po’ più speciale vincere dopo la sconfitta nella prima partita. È stato davvero, davvero difficile per me. Ho sofferto come livello di gioco negli ultimi mesi, pochi tornei. Giocare questa partita con questa qualità, a questo livello, è stato davvero utile per me per arrivare alla terza. Sono davvero felice di ritrovare questo livello e di rendermi conto che il mio livello è ancora lì, che ho ancora una possibilità in questo torneo”.
    “La chiave oggi? Essere più aggressivo di Rublev. So che è davvero difficile esserlo, tutti conoscono la sua potenza, il suo diritto, i suoi colpi. Ma ce l’ho fatta. Mi sono allenato ieri davvero, bene. Ero concentrato sull’eseguire i miei colpi migliori. In allenamento ho puntato a colpire più forte possibile, spingere tanto sopratutto col diritto”.
    “Preparerò la prossima partita come ho fatto oggi. Cercherò di portare in campo il mio meglio e cercherò di battere Medvedev. L’ultima volta mi ha battuto, giocando ad alto livello. Prenderò gli aspetti positivi e quelli negativi di quella partita e cercherò di giocare nel miglior modo possibile venerdì. Non sto pensando alle vacanze in questo momento. Sto pensando di fare del mio meglio e provare ottenere un posto in semifinale”.
    “Sinner – Djokovic? Sì, l’ho vista. Da grande appassionato di tennis, è stata una delle migliori partite dell’anno. La qualità del tennis era massima. È stata una partita incredibile. Davvero lottata. Penso che a tutti sia piaciuta. Onestamente sarebbe davvero dura se dovessi affrontare Jannik in Italia. Il pubblico sarebbe tutto con lui. Ma chi lo sa. Mi piacerebbe giocare una battaglia contro di lui qua. Ogni partita che giochiamo io e lui è fantastica”.
    “Credo assolutamente che Sinner possa vincere uno Slam nel 2024, non ho dubbi a riguardo. È uno dei ragazzi che sono in grado di vincere uno Slam. Penso che nel 2024 si darà la possibilità di raggiungere il numero 1. Questa è la mia previsione (sorride)”.
    “Outdoor il gioco è più lento. I campi su cui abbiamo giocato quest’anno erano assai più lenti rispetto a questo torneo. Nei campi indoor tutto è più veloce. Per me è un po’ difficile adattare il mio gioco e i miei movimenti durante le partite. Ma tutto può cambiare con un buon allenamento, una buona preparazione. Per quanto mi riguarda, ho trovato un po’ difficile cambiare il mio gioco”.
    “Lo swing americano è stato un buon swing per me, anche se non ho vinto nessun titolo, ho raggiunto la finale contro Novak a Cincinnati, ottima partita, e la semifinale di un Grande Slam agli US Open. Non lo prendo come un fallimento. Probabilmente tutti pensano che io debba vincere ogni titolo o ogni torneo. Penso che sia un errore. Ho avuto delle difficoltà negli ultimi mesi. Probabilmente lo swing asiatico, Shanghai, è uno di quei tornei che non sono stati buoni per me”.
    da Torino,
    Marco Mazzoni LEGGI TUTTO

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    Sinner: “Battere Djokovic è diverso. A 22 anni puoi solo imparare e migliorare”

    Jannik Sinner. n.4 al mondo

    Un Jannik Sinner sereno e felice si è presentato alla stampa oltre l’1 e mezza. Felice, ma sempre misurato, nonostante la vittoria di ieri l’abbia ancor più issato sull’Olimpo della disciplina. Mai aveva battuto Djokovic, mai un italiano aveva sconfitto nella stessa stagione due n.1.
    “Considerando tutte le circostanze, il fatto di essere a Torino e contro il numero 1, penso che sia una vittoria straordinaria. Anche se avessi perso, sarei rimasto lo stesso soddisfatto perché la cosa più importante era stare vicino all’avversario, per pensare di poter vincere anche in futuro. Ovviamente l’atmosfera è stata incredibile: il pubblico mi ha aiutato molto, è un privilegio giocare qua. Sono contento di essere parte di questa atmosfera. Mi aspettavo un match duro, Con la folla e tutto il resto… Sono ovviamente molto felice di come ho cercato di mettere tutto nella giusta direzione. Quando la partita è così, ovviamente anche se qui in Italia non gioca un italiano, c’è una bella atmosfera; quando gioca un italiano e la partita va così. Sono match davvero tirati. Quest’anno sono cresciuto molto e come dico sempre a ventidue anni puoi solo imparare e migliorare”.
    “Quello che conta più di tutto è il mio processo, soprattutto quest’anno. È stato un buon processo perché ci siamo allenati molto anche durante i tornei. Non abbiamo giocato un paio di tornei per allenarci, per migliorare fisicamente. Questo per me mi ha aiutato molto ad arrivare a fine stagione abbastanza fresco, non solo fisicamente ma anche mentalmente, pronto per giocare, anche se nella mia mente so che dopo qui e la Coppa Davis, è finita l’annata. Eppure fa tutto parte del processo. Ho detto dopo Wimbledon che quest’anno mi sentivo un po’ più vicino a Nole, anche se in quella partita ho perso in tre set. L’anno scorso a Wimbledon avevo perso in cinque set, ma quest’anno mi sono sentito più vicino. Anche oggi potrebbe succedere che perdo facilmente in due, no? Non si sa mai com’è questo sport. Ma ero abbastanza fiducioso di provare a giocare una buona partita, e alla fine è stato così”.
    “La mia vittoria più importante? Mettendo insieme tutte le circostanze, giocando qui a Torino contro il numero 1 del mondo, ha vinto 24 tornei del Grande Slam, con una tale atmosfera e tutto il resto, penso che sia al top, al top, no? Ovviamente, come ho detto prima, anche se avrei perso oggi, la partita è stata davvero bella. Inoltre per me era davvero importante chiudere questa partita, quindi nella mia mente so che posso davvero provare a vincere contro di lui anche nelle prossime partite. Penso che sia tra i migliori, quindi…”.
    “Il tennis è uno sport in cui conta la tattica. La prossima volta che giocherò contro di lui, Nole farà cose diverse per battermi e io mi dovrò adattare, stessa cosa contro Carlos. È incredibile quando vedi giocare Nole, fa tutto bene, fa sembrare tutto facile. A 22 anni non giocava slice e volée come adesso. Questo percorso mi fa capire che è importante vincere una partita, ma anche che ci sono cose da migliorare. Battere Djokovic è diverso. Avevo già sconfitto Alcaraz quando era numero 1 del mondo, ma questa volta è diverso perché siamo giocatori di generazioni diverse. Nole lo guardavo in tv”
    “Adesso devo pensare già a concentrarmi sulla partita contro Rune. Sono contento di affrontarlo di nuovo, sappiamo che sarà difficile, contro un giocatore che sta giocando molto bene. Sono contento di affrontare Rune, di andare di nuovo in campo con un obiettivo, provare a dare il massimo e vedere cosa succede”.
    “Ora devo pensare solo a riposare. Come dormirò? Beh… chiudo gli occhi. Facciamo tardi stanotte, domani vedrò come mi sento. Può darsi che toccherò un po’ la palla, come potrei anche non toccarla affatto se sono troppo stanco. Vedremo domani cosa deciderò”.
    Da Torino,
    Marco Mazzoni LEGGI TUTTO

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    Sinner batte Djokovic alle Finals, una vittoria che vale una laurea

    Jannik Sinner (foto Getty Images)

    14 novembre 2023. Save the date. Stanotte al Pala Alpitour si è scritta una nuova pagina di storia del tennis italiano. Jannik Sinner ha battuto per la prima volta in carriera un fortissimo, irriducibile Novak Djokovic al termine di una partita che definire hollywoodiana è persin riduttivo. 7-5 6-7(5) 7-6(2) lo score conclusivo a favore di Jannik, al termine di 3 ore 9 minuti di tennis di un’intensità e qualità stellari. Le vittorie (e le sconfitte) non sono tutte uguali, mai. La vittoria di stasera paradossalmente, essendo venuta in tre set, non assicura a Sinner un posto in semifinale: se nel terzo match del girone Djokovic batte Hurkacz (subentrato a Tsitsipas) e Rune batte Sinner, Jannik sarebbe clamorosamente eliminato. Dinamiche di un torneo tanto straordinario e affascinante quanto anomalo. Ma quello che stasera conta più di ogni altra cosa, più della qualificazione alle semifinali delle Finals 2023, è la vittoria e soprattutto la prestazione di Sinner. Una vittoria arrivata grazie ad una prestazione maiuscola, gigantesca per qualità e quantità. Una vittoria che vale una Laurea: Sinner è riuscito ad abbattere l’ultimo tabù. I miglioramenti che tanto abbiamo descritto e celebrato nelle ultime ottime settimane dell’azzurro, diciamo dal post US Open, sono esplosi in tutta la loro prepotenza, abbattendo il muro Medvedev e poi la “Grande Muraglia” Djokovic. Era la sfida più ardita, andare a stanare e battere il più forte e dominante della storia moderna del gioco. Farlo come l’ha fatto Jannik, “in Style”, dominandolo sul piano della spinta, della intensità, dei vincenti, della qualità complessiva, nel coraggio del giocarsi alla grande i punti decisivi, beh, sono le olive nel Martini, il bacio accademico, la serenata a Montmartre con un tramonto epico. “Cubilete Cosmico”, impresa delle imprese. Jannik è sempre più forte dentro di se, e in campo si vede.
    Solo quando hai cementato nuove certezze e forze, tecniche fisiche e mentali, puoi arrivare giocare con questa intensità mostruosa per oltre tre ore. Arrivando a subire un contro break mortale nel settimo game, quando eri scappato in vantaggio 4-2 grazie a tre risposte da cineteca, e riprendersi con una forza impensabile. Alzi la mano chi pensava che, sul 4 pari, Jannik ce la potesse fare. L’inerzia del match pareva tutta dalla parte di Novak, ancor più perché il serbo era stato bravissimo a spostare lo scambio sulla velocità a lui ideale, e annebbiare così la massima velocità di Sinner. Niente, oggi Sinner aveva dentro un’aura speciale. Chi era seduto lì nell’Arena qualcosa percepiva. Era palpabile. Era il suo sguardo, mai perso nemmeno nei momento di scoramento, come il tiebreak perso nel secondo set, qualche game complicato, e poi quel maledetto contro break. Niente. Sinner guardava avanti, al prossimo punto, da spingere con ancor più potenza e cattiveria agonistica. Non devo cedere, non devo abbassare il ritmo, a costo di sbagliare. E nemmeno la prima palla, l’arma “nuova” che gli ha consentito di abbattere Daniil e altri non c’era più. Ma c’era Jannik. Lucido, forte, chiaro. Aveva davanti a sé un avversario fortissimo, uno che nella lotta e nei rush finali non vuole perdere mai. E tendenzialmente in carriera… non ha perso quasi mai. Ma Sinner stasera aveva una marcia in più. Con i colpi da fondo campo ha colpito per tre ore con una potenza e controllo misteriosamente bellissime, dando fondo a nuove energie, quelle che per tanto tempo abbiamo sottolineato essere un suo punto di relativa debolezza. Jannik ha giocato il tiebreak decisivo con un’arroganza tecnica straripante. Jannik nei momenti chiave del match ha trovato delle risposte precise e con equilibrio “a-la-Djokovic”, ma con velocità e profondità ancor superiore se possibile. Punti che sono risultati decisivi. Punti che sono già entrati nella storia della disciplina, non solo nella sua e nella nostra.
    Dove ha vinto la partita Jannik? Mai come stasera a Torino, palla dopo palla. Si è giocato gomito a gomito, spalla a spalla, con un livello medio mostruoso. Sono stati i dettagli a fare la differenza, e la qualità nel giocare i punti decisivi. Alla fine Sinner ha vinto chiudendo con il 60% di prime palle in campo, vincendo il 79% dei punti, e un buonissimo 55% con la seconda. Djokovic ha avuto numeri migliori al servizio, e questo ancor più è una nota di merito per Sinner. Jannik ha risposto complessivamente meglio, perché è stato più efficace. Ha strappato con la risposta molti “big point”, che sono risultati decisivi anche sul piano mentale, della carica, della forza a sostenere forze calanti per il tanto sforzo.
    Ma una partita così eroica, epica nel senso pieno del termine, sarebbe assai sterile analizzarla e banalizzarla a furia di numeri. I numeri aiutano a spiegare quanto Sinner sia stato forte mentalmente e tecnicamente. Quanto Jannik sia stato continuo e tosto, affrontando molte difficoltà e superandole. Dando dimostrazione di come il percorso di crescita che abbiamo raccontato nelle scorse settimane abbia elevato il suo livello alle stelle. Al livello dei migliori del mondo, ai quali ormai appartiene.
    Sinner ha spinto tantissimo e bene col diritto, soverchiando per potenza Djokovic. Ha tenuto alla grandissima col rovescio, anche su velocità più basse, poi bravissimo a cambiare angolo ed entrare a tutta. È stato fenomenale per la reattività nel fare due passi avanti e prendersi il campo, con rischi anche discretamente calcolati. Ha incantato per diversi “schiaffi al volo” col diritto che gli hanno portato punti importantissimi in più fasi delicate, quando un errore poteva costargli carissimo. Sinner mi ha terribilmente impressionato per la capacità di spingere a tutta, con velocità superiori alla capacità di resistenza di Djokovic, il più forte difensore al mondo. Jannik infatti l’ha soverchiato quando si è scambiato a tutta, ne aveva più di Nole, più potenza e più controllo. Pazzesco.
    Pazzesco Sinner, fantastico in tutto. È il primo italiano a battere il n.1 in un torneo importante come le Finals, è il primo italiano a battere due n.1 nella stessa stagione. È una serata indimenticabile per chi l’ha vista in tv e dal vivo dal campo. Emozioni indescrivibili. Grazie Jannik.
    Da Torino,Marco Mazzoni
    ATP Nitto ATP Finals Novak Djokovic [1]576 Jannik Sinner [4]767 Vincitore: Sinner ServizioSvolgimentoSet 3Tiebreak0*-2 0-3* 0-4* 1*-5 1-6*6-6 → 6-7N. Djokovic5-6 → 6-6J. Sinner 0-15 15-15 15-30 30-30 40-305-5 → 5-6N. Djokovic 15-0 30-0 ace 40-0 ace 40-154-5 → 5-5J. Sinner 15-0 30-0 40-04-4 → 4-5N. Djokovic 15-0 30-0 40-03-4 → 4-4J. Sinner 15-0 15-15 15-30 30-30 30-40 40-40 40-A2-4 → 3-4N. Djokovic 15-0 15-15 15-30 15-402-3 → 2-4J. Sinner 15-0 30-0 30-15 40-152-2 → 2-3N. Djokovic 15-0 30-0 30-15 40-15 ace1-2 → 2-2J. Sinner 15-0 30-0 40-0 ace1-1 → 1-2N. Djokovic 15-0 ace 30-0 ace 40-0 ace0-1 → 1-1J. Sinner 0-15 15-15 15-30 df 30-30 40-30 ace ace0-0 → 0-1ServizioSvolgimentoSet 2Tiebreak0*-0 0-1* 0-2* 1*-2 2*-2 2-3* 3-3* 4*-3 4*-4 5-4* 6-4* 6*-56-6 → 7-6J. Sinner 15-0 15-15 15-30 df 30-30 40-30 40-40 A-406-5 → 6-6N. Djokovic 15-0 30-0 40-0 ace 40-155-5 → 6-5J. Sinner 15-0 30-0 ace 40-0 ace5-4 → 5-5N. Djokovic 15-0 30-0 ace 40-04-4 → 5-4J. Sinner 15-0 15-15 30-15 40-154-3 → 4-4N. Djokovic 0-15 15-15 ace 30-15 40-153-3 → 4-3J. Sinner 0-15 15-15 30-15 40-15 ace 40-30 40-40 A-403-2 → 3-3N. Djokovic 15-0 30-0 30-15 40-15 ace 40-30 ace2-2 → 3-2J. Sinner 0-15 0-30 15-30 30-30 40-30 ace 40-40 A-40 ace2-1 → 2-2N. Djokovic 0-15 15-15 30-15 40-15 ace ace1-1 → 2-1J. Sinner 15-0 ace 15-15 30-15 30-30 40-301-0 → 1-1N. Djokovic 0-15 15-15 ace 30-15 40-150-0 → 1-0ServizioSvolgimentoSet 1J. Sinner 15-0 30-0 40-05-6 → 5-7N. Djokovic 15-0 30-0 40-0 ace 40-15 40-30 40-40 40-A df5-5 → 5-6J. Sinner 15-0 15-15 15-30 30-30 40-305-4 → 5-5N. Djokovic 15-0 30-0 ace 40-04-4 → 5-4J. Sinner 15-0 30-0 30-15 40-15 ace4-3 → 4-4N. Djokovic 15-0 15-15 15-30 30-30 30-40 40-40 A-403-3 → 4-3J. Sinner 0-15 15-15 30-15 30-30 40-30 40-40 40-A 40-40 ace A-403-2 → 3-3N. Djokovic 0-15 15-15 30-15 ace 40-15 ace2-2 → 3-2J. Sinner 15-0 ace 30-0 ace 40-0 ace 40-15 40-302-1 → 2-2N. Djokovic 15-0 30-0 40-0 ace1-1 → 2-1J. Sinner 15-0 30-0 40-0 ace1-0 → 1-1N. Djokovic 15-0 30-0 40-0 ace0-0 → 1-0

    Statistiche Tennis: Djokovic vs Sinner

    Statistiche
    🇷🇸 Djokovic
    🇮🇹 Sinner

    Aces
    20
    15

    Double Faults
    1
    2

    First Serve (%)
    63/100 (63%)
    71/118 (60%)

    1st Serve Points Won
    51/63 (81%)
    56/71 (79%)

    2nd Serve Points Won
    22/37 (59%)
    26/47 (55%)

    Break Points Saved
    1/3 (33%)
    2/3 (67%)

    Service Games Played
    18
    18

    Return Rating
    105
    137

    1st Serve Return Points Won
    15/71 (21%)
    12/63 (19%)

    2nd Serve Return Points Won
    21/47 (45%)
    15/37 (41%)

    Break Points Converted
    1/3 (33%)
    2/3 (67%)

    Return Games Played
    18
    18

    Net Points Won
    21/31 (68%)
    7/12 (58%)

    Winners
    42
    39

    Unforced Errors
    26
    33

    Service Points Won
    73/100 (73%)
    82/118 (69%)

    Return Points Won
    36/118 (31%)
    27/100 (27%)

    Total Points Won
    109/218 (50%)
    109/218 (50%)

    Max Speed
    214 km/h
    213 km/h

    1st Serve Average Speed
    197 km/h
    198 km/h

    2nd Serve Average Speed
    167 km/h
    167 km/h LEGGI TUTTO

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    Alcaraz dopo la sconfitta a Bercy: “Nessun problema fisico, in campo non mi trovavo”

    Carlos Alcaraz, uscita di scena prematura a Bercy

    Il Masters 1000 di Parigi Bercy ha perso a sorpresa uno dei suoi maggiori protagonisti, il n.2 al mondo Carlos Alcaraz. Lo spagnolo è stato protagonista di una partita incolore, subendo le accelerazioni continue e il tennis geometrico di Roman Safiullin, che così chiude il 2023 con lo scalpo più prezioso in carriera. Oltre all’ottima prestazione del russo – tennista dal potenziale ancora inesplorato nonostante non sia più un ragazzino – è da sottolineare come Alcaraz abbia prodotto un tennis modesto. Semplicemente ieri sera sotto le luci di Bercy non era lui, poco produttivo, pochissimo esplosivo.
    In molti hanno pensato a un infortunio, o qualche cosa che non va nel suo fisico. In realtà Carlos nella breve conferenza stampa post partita ha respinto questa versione dei fatti, parlando solo di una giornata no, nella quale non si sentiva per niente a suo agio e nulla ha funzionato come voleva. Osservando la partita, in realtà è sembrato evidente come lo spagnolo sia “agotado”, ossia esausto, prosciugato da una stagione molto lunga e probabilmente anche dal suo stesso tennis, che richiede livelli di energia enormi per esplodere quell’intensità e colpi clamorosi.
    “Non mi ha sorpreso affatto” racconta Alcaraz parlando di Safiullin dopo la brutta sconfitta di ieri. “Sapevo che negli ultimi mesi aveva giocato ad alto livello, battendo grandi rivali e arrivando in finale a un torneo. Sapevo che avrebbe giocato ad alto livello. Non mi ha sorpreso affatto”.
    “Problemi fisici? Nient’affatto. Semplicemente non mi sono trovato in campo. Ho tante cose da migliorare, tante cose da allenare. Non mi sono sentito bene con il mio gioco. Non mi sono mosso bene. Per quanto riguarda i colpi, penso che ci sia stata una buona qualità. Fisicamente, nella parte motoria, devo migliorare molto”. Qua Carlos un po’ si contraddice… Non ha problemi fisici, ma non si è mosso bene – questo è stato evidentissimo, soprattutto nella corsa verso destra per recuperare le accelerazioni incrociate – deve migliorare fisicamente. È reduce da un problema muscolare, ma… ha ancora un po’ di benzina per far ripartire a tutta la macchina del suo corpo?
    Ormai alle ATP Finals mancano pochi giorni… Come ci arriverà? “Non lo so” risponde Alcaraz. “Ho tempo prima delle ATP Finals, molti giorni per allenarmi, per poter raggiungere il livello a cui voglio giocare. Non sono qui per parlarne adesso. Sinceramente dopo la sconfitta devo prendermi un po’ di tempo prima di pensare ai prossimi giorni. Ma ovviamente abbiamo tempo prima dell’inizio delle ATP Finals. La stagione è stata molto, molto lunga, e questo probabilmente influisce sul mio gioco, ma non lo so. Penso che questo sia un torneo ricco di sorprese, forse perché è alla fine della stagione, ma parlando di me, non lo so. Devo trovare il modo di fare bene in futuro in questa parte della stagione“.
    Le ultime parole della sua conferenza stampa sono il sunto di tutto. “Devo trovare il modo di fare bene in futuro in questa parte di stagione”. Non è altro che l’ammissione di esser arrivato nelle ultime settimane dell’anno senza quelle energie che gli consentono di esplodere quell’intensità di gioco, anticipo con piedi e colpi con i quali diventa un tennista formidabile. Probabilmente Carlos necessita di migliorare nella gestione della sua attività e prestazione. Moltissime volte abbiamo sottolineato quanto sia spettacolare vederlo dominare il gioco con un’energia clamorosa, quasi troppa… Una potenza, rincorse e dispendio non necessari a raggiungere il risultato. In questo ricorda il paradigma del suo formidabile connazionale Rafa Nadal, un altro che ha fatto della forza fisica e intensità la chiave dei suoi successi, e che a fine anno è sempre arrivato con pochissime energie per brillare negli eventi che chiudono la stagione. Due tennisti completamente diversi per gioco e colpi, ma accomunati da un tennis fin troppo dispendioso. Carlos e JC Ferrero hanno di che lavorare in quest’ambito.
    Marco Mazzoni LEGGI TUTTO

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    Un 1000 in Arabia per aprire la stagione? No, grazie

    La coppa della Diriyah Cup, esibizione saudita

    Il calendario della stagione tennistica è il vero nodo della disciplina, un problema atavico al quale è necessario porre rimedio con un intervento “importante” e scelte coraggiose, ma l’ipotesi di iniziare l’annata a gennaio con un Masters e WTA 1000 in Arabia non è la soluzione, sarebbe l’ennesimo errore e terribile complicazione. Potrebbe trasformarsi in una sorta di Shinkansen che rischia di traghettare la disciplina verso un buco nero. È bene andare dritti al punto, senza girarci troppo intorno.
    Nell’ambiente da tempo girano voci “inquietanti”, connesse alle sterminate risorse dei famigerati fondi d’investimento sauditi, arricchitisi a dismisura con tonnellate di petroldollari e che necessitano di ulteriori sbocchi per continuare ad essere moltiplicatori economici a favore di una manciata di privilegiati. Facile pensare allo sport. Detto fatto. Motori, atletica, motonautica, golf, calcio, ora pure il tennis è entrato nel mirino di questi cecchini che ci vedono benissimo e fiutano business immensi, tutto a loro favore ovviamente. Tutto è iniziato con qualche esibizione, e questo ci sta, del resto il concetto stesso di “esibizione” è legato a qualcosa di ricco, di una tantum, di momento extra per far felici spettatori e protagonisti. Poi si sono accaparrati il primo torneo ufficiale maschile, le NextGen ATP Finals, che dalla fascinosa Milano – con un ottimo successo, tra l’altro, ben superiore alle attese iniziali anche grazie a un’eccellente organizzazione italiana – si spostano a fine anno proprio in Arabia saudita. Un test, ovvio, per qualcosa di grosso. Sarebbe stolto pensare che questi emiri così sfrontati da volersi comprare il mondo intero possano accontentarsi di una rassegna giovanile, di prospettiva, ma indubbiamente marginale nella disciplina. No. C’è di sicuro molto altro che bolle in pentola. Del resto lo stesso Presidente dell’ATP Andrea Gaudenzi ha affermato di recente che qualche ipotesi di ingresso saudita è già sul tavolo, che se ne sta parlando.
    L’uscita di ieri del Presidente della Federtennis Binaghi ha spalancato le porte a nuovi scenari. Concreti. Un possibile Masters e WTA 1000 in Arabia, a gennaio, primo evento dell’anno. Massima vetrina, sicuramente in un impianto da fantascienza e con un Prize money da Slam. Vetrina eccellente per i proprietari, diritti tv venduti a peso d’oro, e pure tour operator a leccarsi i baffi con proposte di viaggi di capodanno al calduccio ai ricconi di turno con inclusi i biglietti per ammirare Alcaraz e Sinner. “Tutto molto bello”, già. Ma… per un catalogo patinato, o per una propaganda del denaro. Siamo sicuri che lo sarebbe per lo sport? E quali le conseguenze?
    Intanto mi piace sottolineare l’aspetto a cui tengo maggiormente. Portare il tour Pro, soprattutto quello femminile, in un Paese nel quale le donne non hanno accesso a libertà fondamentali e vengono relegate a uno stile di vita medioevale è filosoficamente e umanamente sbagliato. Non è tollerabile. Ne hanno parlato più giocatrici, sia in attività (Cornet, per dirne una) o ex tenniste (Martinez, Navratilova, per dirne altre). Visto che il CEO del tennis rosa Steve Simon sembra piuttosto attento ad aspetti sociali e umani che vanno oltre al puro fatto agonistico, un WTA 1000 in Arabia non s’ha da fare. Punto. E l’ATP dovrebbe sostenere questa posizione, visto che si cerca sempre più una maggior integrazione tra i due tour, a ragione.
    In secondo luogo, aprire l’annata in Arabia comporterebbe discreti problemi per la trasferta in Australia. Gli Australian Open hanno quella data (ultime due settimane di gennaio) per motivi molto importanti alla vita sociale nel paese. Si incastrano alla perfezione in un calendario già bello pieno di eventi, e la quindicina finale di gennaio coincide anche con gli ultimi giorni di vacanze scolastiche, periodo che permette alle famiglie di godere a pieno del torneo. Un torneo che laggiù è attesissimo. L’Australia è probabilmente il paese con la maggior passione tennistica in assoluto nella società. Nei pub di Sydney e Melbourne si beve in allegria una birra con gli amici vedendo tennis, se ne parla per strada. Ovunque. L’Australian Open è quello che gli stessi giocatori chiamano “Happy Slam”, l’atmosfera è la migliore dell’anno e non solo per il caldo, e anche se è la trasferta più pesante per distanza e fuso orario tutti amano iniziare l’anno lì, immersi un clima bello, nell’amore e cultura del gioco.
    Cultura del gioco, già. Un 1000 in Arabia finirebbe in ogni caso per scassare il mese di tennis “down under” che funziona benissimo, che è super amato e seguito, che è vissuto con piacere dai protagonisti e appassionati …per cosa? Solo per soldi, una vagonata di soldi, perché dai sauditi il concetto di cultura sportiva non rientra nel vocabolario. C’è un’altra visione del mondo, quella di potersi comprare ogni cosa senza badare a nient’altro. Perché l’ATP dovrebbe impoverire gli eventi in Australia, o eventualmente un Sud America se qualcosa della leg australiana dovesse essere spostato dopo gli Australian Open per non esser cancellato, andando così a sovrapporsi alle (poche) settimane di eventi tra Argentina, Brasile, Cile, altri paesi che amano il tennis e hanno grande tradizione?
    Il potere dei soldi sauditi è talmente forte che prima o poi, se vogliono, riusciranno ad entrare nel calendario. È inevitabile perché il nostro amato sport è anche un enorme business, sarebbe stupido non sottolinearlo. Ma qua entra in gioco la forza e valori dell’ATP e WTA. L’ITF già è discretamente scivolata con la pessima faccenda Davis-Kosmos… Concedere spazi a nuovi mercati non è peccato, ma questa scelta deve essere ponderata ed adeguata, non deve pregiudicare le poche cose che funzionano, come la leg australiana. Una soluzione potrebbe essere quella di riservare loro altre date meno “ambite” o critiche. Sarebbe corretto sfruttare quest’eventuale nuova opportunità per rimettere mano a più nodi del calendario, razionalizzarlo come tempistiche, spostamenti tra continenti, rotazioni delle superfici, date degli Slam, ecc, tenendo conto di un elemento imprescindibile: il tennis è uno sport antico, con una cultura che deve essere preservata perché è la forza stessa della disciplina. E la cultura non è mai in vendita. 
    Marco Mazzoni LEGGI TUTTO

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    Raducanu sul rapporto difficile con i coach: “Non sono una che esegue, prima voglio capire il perché e quindi lo farò”

    Emma Raducanu in un servizio fotografico

    Emma Raducanu ha rimandato il ritorno sul tour WTA al 2024. La stellina del tennis britannico, più giovane campionessa a US Open nel 2021 a soli 19 anni, si sta riprendendo dopo la triplice operazione alle ossa di polso e piedi resa necessaria per risolvere una grave infiammazione che per oltre un anno l’aveva penalizzata, trasformando gli allenamenti in un cumulo di dolore e poco intensi. In Gran Bretagna è acceso il dibattito sul suo difficile rapporto con i coach. In pochi anni di vita sportiva ne ha cambiati molti, fin troppi per gli osservatori che predicano pazienza e lavoro per ricostruire quel tennis fantastico che nella quindicina newyorkese aveva esaltato il mondo della racchetta.
    In una breve chiacchierata alla radio BBC 4, Raducanu si è soffermata su quest’argomento, affermando che le relazioni con i suoi coach in passato non hanno funzionato per vari motivi, ma in particolare perché pone molte domande e sfida il loro modo di pensare. Un’attitudine che ha finito per provocare le rotture della collaborazione.
    “Faccio molte domande ai miei allenatori” dichiara Emma. “In certe occasioni non sono riusciti a tenere il passo con le domande che ho posto e forse è per questo che è finita. È qualcosa che ho sempre fatto, fa parte del mio carattere. Continuo a stimolare e fare domande agli allenatori e sfidare anche il loro modo di pensare. Non sono qualcuno a cui puoi semplicemente dire cosa fare e io lo farò, devo capire il perché della richiesta e poi lo farò.” conclude Raducanu.
    Un’affermazione che rivela un certo carattere, aspetto positivo per eccellere in una disciplina tanto complessa come il tennis, nella quale la capacità decisione – con tempi di gioco e reazione minimi – è uno dei punti di forza; ma allo stesso tempo anche una spigolosità e forse presunzione che non aiuta a costruire rapporti duraturi e di successo. Un successo che lei ha bisogno di costruire lavorando su fisico e molti aspetti tecnici.
    Raducanu ha iniziato la sua carriera con l’allenatore Nigel Sears, che se ne andò poco dopo aver raggiunto gli ottavi a Wimbledon nel luglio 2021, prima che Andrew Richardson la guidasse alla sua clamorosa vittoria a Flushing Meadows un paio di mesi dopo. Torben Beltz è diventato suo coach nel novembre 2021 ma ha lasciato l’incarico nell’aprile 2022. È stato sostituito da Dimitri Tursunov, che ha mollato poco dopo mettendola in guardia contro le “troppe campane” e potenziali problemi se Raducanu avesse continuato ad ascoltare troppe voci intorno a lei e non farsi guidare da una persona.
    “Tornerò con una classifica molto bassa, ma in realtà non vedo l’ora di ricominciare, una specie di reset”, ha detto alla conduttrice Karthi Gnanasegaram. “Ho ancora nuovi obiettivi, nuove cose che voglio raggiungere. Ma mi restano ancora circa 15 anni nella mia carriera, quindi non c’è fretta. Slam e Olimpiadi i miei obiettivi. Da piccola ho sempre guardato tutte le Olimpiadi, è un’esperienza che non vedo l’ora di provare” conclude Emma.
    Vedremo la prossima stagione come la britannica tornerà sul tour, e se sarà assistita da un nuovo allenatore o allenatrice. Qualcuno, forse, capace di tenerle testa e farsi ascoltare…
    Marco Mazzoni LEGGI TUTTO