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    Alcaraz pronto l’Australia, con una racchetta più pesante e novità tecniche

    Alcaraz in allenamento in Spagna (foto Marca)

    Sinner e Alcaraz stanno per sbarcare in Australia per il canonico inizio della nuova stagione. Jannik è partito da Nizza direzione Melbourne: il n.1 del mondo arriverà domani “down under” e ha scelto di non disputare tornei pre Australian Open, concentrandosi sino al 31 dicembre sugli allenamenti, e quindi riscaldando il motore per la difesa del titolo negli eventi della settimana che apre il primo major stagionale (giocherà due esibizioni, con Popyrin martedì e poi Tsitsipas al venerdì). Simile la scelta di Carlos Alcaraz, in procinto di lasciare l’Academy di Ferrero e sbarcare in Australia. Dalla Spagna arrivano due interessanti novità sul conto del più giovane n.1 della storia. Secondo quanto riporta il quotidiano Marca, Alcaraz nelle ultime settimane ha lavorato su di una nuova meccanica al servizio e sui materiali, convincendosi di utilizzare un telaio leggermente più pesante per produrre colpi ancor più potenti.
    Non una grande differenza, si parla di 5 grammi, che tuttavia possono rappresentare una configurazione diversa per distribuzione del peso, sforzo agli impatti e sensazioni. Come ha spiegato il Samuel Lopez, new entry nel team di Carlos, “È un altro aiuto per colpire più forte. Con l’accelerazione che ha nei colpi, ne guadagnerà in potenza e peso della palla. Vista la sua qualità di impatto, con una racchetta con più peso, colpendo la palla in anticipo puoi sfruttare meglio la forza di come ti arriva. Si sta notando molto in questi giorni in particolare in risposta”. I 5 grammi sono stati posti nella parte neutra del telaio, in modo da non cambiare il bilanciamento generale; è il modo più utilizzato quando si intende cambiare ma non stravolgere. I tennisti sono spesso assai diffidenti nel cambiare configurazione di racchetta e corde, ma la off-season è il momento ideale per testare qualcosa di nuovo. Dalle parole di Lopez sembra che Carlos sia rimasto soddisfatto della novità, tanto da provarla subito in uno Slam.
    L’altra novità riguarda il movimento del servizio, in particolare la fase di caricamento della racchetta. Dopo le settimane di allenamento svolto in Spagna all’Academy di Villena e in parte negli USA, Alcaraz ha affinato il movimento della battuta a caccia di un gesto più fluido, eliminando l’attimo di pausa del braccio quando questo passava all’indieto per caricare l’impatto verso la palla. Una spinta quindi più continua che dovrebbe aiutarlo a trovare maggior sicurezza e magari anche velocità. Nella breve clip che riportiamo – datata 29 dicembre – si nota in effetti come la racchetta di Alcaraz quando si porta all’indietro per il caricamento non si ferma più come in passato, e come il telaio esegua uno swing non solo più rapido ma anche meno ampio, risalendo velocemente verso l’alto.

    🎥©️: juan202193 via Instagram pic.twitter.com/yIeWkJZNUb
    — Carlos Alcaraz Daily (@alcarazdaily) January 2, 2025

    Spesso cambiare il servizio è faccenda complicata. La battuta è l’unico colpo che si gioca senza ritmo, tutto va fatto in modo autonomo e moltissimo parte dalla testa, dalla disciplina nel replicare in modo perfetto un’accelerazione il più possibile potente e precisa verso la palla. Cambiare la battuta per tanti giocatori ha rappresentato un passaggio difficile, a volte traumatico. Non resta che attendere l’avvio degli Australian Open (12 gennaio), per valutare queste novità nel tennis dello spagnolo, che a Melbourne sarà a caccia del primo successo nel torneo, l’unico Major che manca al suo ricchissimo palmares.
    Marco Mazzoni  LEGGI TUTTO

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    Focus e obiettivi 2025: Jannik Sinner

    Jannik Sinner (foto Brigitte Grassotti)

    “Penso che un sogno così non ritorni mai piùMi dipingevo le mani e la faccia di bluPoi d’improvviso venivo dal vento rapitoE incominciavo a volare nel cielo infinito”
    Non trovo parole migliori del capolavoro di Domenico Modugno per raccontare le emozioni, i brividi, i sogni diventati realtà grazie alle imprese straordinarie di Jannik Sinner nel 2024. Dopo l’eccezionale rush conclusivo del 2023, culminato con la finale al “Masters” di Torino e la vittoria in Davis Cup, ci aspettavamo un Sinner da corsa, forte, vincente. Ma così… oggettivamente no. Jannik ha realizzato in campo quel che ogni tennista sogna nella propria cameretta da bambino, quel che ogni Pro visualizza nella propria testa negli allenamenti e prima di scendere in campo in un match ufficiale. La palla che arriva, il corpo che reagisce in un millisecondo e i piedi che ti portano nel punto ideale per l’impatto, con la racchetta che mulina nell’aria uno swing perfetto e… boom! La palla colpita piena, potente, a disegnare una traiettoria che flirta con le righe. Vincente. Migliaia di questi colpi perfetti, potenti e bellissimi, hanno segnato il 2024 di Jannik, trasformandolo da grande giocatore in Leggenda. Il più forte di tutti, il più tosto, il più continuo. Il più vincente. Lo scorso anno Sinner ha vissuto una stagione clamorosa per risultati e continuità di gioco, diventando una delle migliori di sempre nell’era moderna del gioco. Inutile ripercorrere ora i titoli, li conosciamo tutti a memoria, vissuti match dopo match, palla dopo palla, vincente dopo vincente. Non possiamo che ringraziare il nostro magnifico campione per i successi che nemmeno osavamo immaginare, tanto era ardito farlo. Cosa aspettarci nel 2025 da Jannik? Lasciando totalmente perdere la questione appello della WADA, confidando nell’onestà della giuria, restiamo al gioco, al campo, al fisico e alla testa del nostro azzurro, provando ad immaginare cosa proverà a fare per continuare a vincere e restare lassù, seduto sul trono del tennis maschile. Con qualche paura, per la sentenza e non solo.

    Condizione atletica e spinta continua al miglioramento
    Sinner nel 2024 ha dominato il tennis maschile completando molto del lavoro impostato già da Riccardo Piatti prima e poi con il suo nuovo team, “tailor made”: un vero “maestro” di tecnica come Vagnozzi, il più grande ammiraglio e motivatore dei nostri tempi, Darren Cahill, un rinnovato settore di preparatori atletici e fisio di massimo profilo. Si è lavorato sul fisico, per renderlo più resistente agli sforzi enormi che la spinta dei suoi colpi richiede, confidando nell’innata elasticità e coordinazione, con le quali genera potenza e si muove in equilibrio; si è lavorato in modo spettacolare sul servizio, abbiamo ancora negli occhi le prestazioni a Torino e non solo… ogni volta che il punto scotta o ne ha davvero bisogno, una prima palla di battuta ficcante esce magicamente dalle sue corde. Si è potenziato il diritto, migliorato la posizione in campo sugli attacchi e pure il gioco di volo, non più accessorio o orpello. Risposta top, rovesci chirurgici, bordate di diritto imprendibili, la “macchina” Sinner ha performato come le migliori F1, imprendibili nei rettilinei e stabili in curva. Top. È andato a prendersi grandi tornei e tantissime vittorie contro i migliori, e l’ha fatto non solo imponendo il suo gioco di pressione e potenza, ma cambiando nel corso dei tornei e spesso anche all’interno dei singoli match, segnale di forza, flessibilità, lucidità tecnica e tattica. Due i capolavori di Melbourne, come ha “schiantato” Djokovic in casa sua, e poi come ha rimontato Medvedev, soffrendo e cambiando in corsa, fino al trionfo meritatissimo. Sono tanti i momenti eccezionali del suo 2024, e abbiamo avuto non poca paura in due momenti. Primavera, il k.o. all’anca. Per anni anni abbiamo penato dietro ai problemi fisici di Jannik, ora che tutto pareva sotto controllo, ecco che arriva questo stop, in una parte del corpo delicatissima, ancor più per un ragazzo con una struttura tutto sommato esile e con una tecnica di impatto del diritto non esattamente morbida per quell’articolazione. Brividi veri… Il ricordo di carriere spazzate via di grandi ex ha fulminato le nostre teste. Per fortuna si è ripreso bene, e la situazione sembra al momento sotto controllo. Poi appena prima di US Open, la brutta faccenda Clostebol, sulla quale non voglio ora tornare. Vincere uno Slam, con un peso del genere, con gli occhi di tutti puntati contro, con orde di stolti colpevolisti pronti alla pugna pur di buttarlo giù dal trono, è stata l’impresa nell’impresa, il metro della sua forza mentale. “Ho avuto dubbi e notti insonni, poi mi sono detto… non ho fatto niente di male”. Questa la sua forza, lucida gestione di un qualcosa che ancora pende sulla sua testa e grava sulle sue spalle, ma che con la forza chi sa di essere pulito e innocente riesce in qualche modo a controllare. Non si è N.1 per niente, non si diventa n.1 solo con un gran diritto o due gambe velocissime. Si è il migliore perché si è diversi dentro, nella testa e nel cuore. E Jannik lo è. Ha costruito il suo tennis pezzo dopo pezzo, assecondando un talento naturale con Straordinaria Normalità, forte della cultura del lavoro. “Sono destinato al lavoro”, disse. Niente è più vero. “Devo Migliorare” la locuzione più usata nelle 6500 parole circa che usa nella sua vita. Con questi input, forza morale e volontà, ecco spiegati i risultati.

    A historic season
    Enjoy @janniksin‘s crazy 2024 highlight reel pic.twitter.com/xJ1jCCKisu
    — Tennis TV (@TennisTV) November 26, 2024

    2025: obiettivi tecnici
    Può sembrare assurdo parlare di obiettivi tecnici per un tennista così forte. Invece ce ne sono eccome, e di importanti. Il servizio di Sinner è diventato fortissimo, ma ancora in qualche giornata la percentuale di prime non è costante, mentre sulla seconda palla è stato fatto un lavoro clamoroso, qua serve mantenere il livello raggiunto. Per detta del “Vagno” il back di rovescio non sarà mai una delle armi di Jan, ma certamente insistere nella fiducia nel colpo e rafforzare la combinazione di precisione nella lunghezza e velocità sarà una bella sfida. Un gran bel taglio sotto alla palla da sinistra può essere assai utile quando vuole rallentare per guadagnare tempo e spezzare il ritmo al rivale, per poi girarsi sul diritto ed esplodere una pallata ingestibile sia inside-out che lungo linea da sinistra, schema che ha iniziato ad usare con sapienza e può (e deve) diventare sicuro. Di sicurezza si parla anche sul net, dove Sinner è migliorato, ma c’è tanto spazio per arrivare nei pressi della rete con tempi migliori e toccare la palla non solo forte a chiudere ma anche corto o in contro piede. Dettagli, quelli che fanno la differenza. Lui lo sa benissimo, il suo mantra al miglioramento continuo ci farà certamente vedere qualcosa di nuovo e diverso nel 2025. Lui è l’uomo da battere, tutti lo studiano e cercano di metterlo in difficoltà. Guai a stare fermi.

    2025: Wimbledon e oltre 
    “Penso che un sogno così non ritorni mai più”. Sinner è fortissimo, il migliore, ma guai a chiedergli di ripetere o addirittura migliorare i risultati del 2024. Sarebbe troppo, ingiusto anche per un campione come lui. Andiamo un passo alla volta, consapevoli che sul duro e indoor è oggettivamente l’uomo da battere se sano e in forma. L’anno inizierà cercando di confermare il titolo a Melbourne, e non sarà una passeggiata perché Zverev si fa sempre più minaccioso, e Alcaraz ha posto AO25 come obiettivo massimo del suo anno, essendo l’unico Slam che ancora gli manca. Oltre al restare sano e sereno, se devo scegliere un obiettivo per il 2025 metto al primo posto Wimbledon. Jannik ha dimostrato di poter giocare molto bene e vincere anche su erba (Halle); è in questa fase storica il più forte, non v’è mai certezza del futuro… quindi è importante cavalcare il momento e provare a vincere, a partire dal torneo più nobile, dove tutto è nato. Sinner può farcela, la speranza è di arrivare in ottima forma fisica e giocando un bel torneo in preparazione. La sensazione è che non giocherà a Bologna in Davis a novembre, vedremo. Molto dipenderà da come andrà la nuova stagione e sua parte finale. Sinner ha un bel margine nel ranking sui rivale. Anche confermare il n.1 a fine 2025 sarebbe importantissimo. Vista la sua qualità generale e l’abilità nel giocare bene in ogni condizione, è un obiettivo possibile, a patto che le stelle non si mettano di traverso per fattori extra campo.

    Le insidie…
    Due su tutte. Inutile prenderci in giro: il rischio di uno stop per la nota vicenda c’è. Ci auguriamo che prevalga il buon senso, la ragione, una corretta interpretazione della parola “administration”, tutto ruoterà sembra su queste maledette quattordici lettere. Incrociamo le dita. La seconda insidia è il dover difendere moltissimi grandi risultati, cosa nuova anche per lui. Vista la sua testa, serenità e ambizione, non dovrebbe essere un peso insostenibile, ma anche un tipo tosto come Jannik camminerà in territori inesplorati, con una concorrenza sempre più agguerrita per batterlo e una pressione costante. Quindi non dobbiamo dare scontato le strisce vincenti, i titoli, i record. Tutto questo è arrivato per suo enorme merito, il lavoro, il talento, la voglia di vincere. Prendiamo nel 2025 ogni vittoria di Sinner come una gioia purissima; e se invece di vincere 73 partite (con solo 6 sconfitte) come nel 2024 fosse in grado di realizzarne “solo” 50, o 60, sarà bellissimo lo stesso se affronterà il futuro con la sua solita classe, purezza e qualità. Jannik sta scrivendo un nuovo linguaggio del vivere lo sport, basato su rispetto, sul comunicare il valore del lavoro e dell’impegno. Se non vinci, impari. Questo è il messaggio che deve arrivare. Se ci saranno anche altri Slam, magari i Championships, avremo ancor più di che gioire. Già poter assistere alle imprese, partite, colpi straordinari e condotta di Sinner è qualcosa di talmente bello che dobbiamo tenercelo stretto stretto. È un dono. Forza e GRAZIE Jannik!
    Buon 2025 tennistico a tutti.
    Marco Mazzoni LEGGI TUTTO

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    Focus e obiettivi 2025: Matteo Berrettini

    Matteo Berrettini a Malaga (foto Brigitte Grassotti)

    “Il segreto del cambiamento è concentrare tutte le tue energie non sulla lotta al vecchio ma sulla costruzione del nuovo”. Perla di saggezza e verità di Socrate, indispensabile mantra per chi è caduto, per chi si è smarrito in mille difficoltà ma vuole assolutamente rialzarsi e ripartire. Parole che calzano a pennello per rivivere il 2024 di Matteo Berrettini e proiettarsi al nuovo anno, per lui appena iniziato a Brisbane con una sconfitta. Sarebbe stato meglio scattare nella stagione 2025 con una grande W, ma la partita affrontata e persa dal romano non era facile, come non è facile per lui mettersi fisicamente in moto e performare visto il suo “fisicone”. Non lo era per niente all’avvio dell’annata che oggi salutiamo ufficialmente, gravato dall’ennesimo brutto infortunio patito a US Open 2023, da una frustrazione pericolosamente prossima all’insopportabile e da un cambio tecnico traumatico come la separazione da Santopadre, colui che l’ha portato dai campi del club a due set dal vincere Wimbledon… Peso terribile, che manco l’eroe messicano Pipila avrebbe gestito con agilità. E non è stato per niente facile da gestire per Berrettini, ma… quando si è campioni dentro si hanno dei valori importanti, c’è sempre spazio per rialzarsi e ripartire. E tutto è scattato in quel di Malaga nel novembre 2023. In panchina con gli azzurri da tifoso di lusso, i suoi colleghi hanno vinto. Lui ha esultato, ma allo stesso tempo masticato amaro perché sentiva che un grammo di quella Davis se la sarebbe meritata pure lui, e che niente sarebbe stato da lì in avanti più importante di lavorare come un matto per arrivare l’anno seguente ad alzare quella grossa insalatiera. Imperativo categorico trasformato in benzina per azionare il suo corpo, il suo braccio e la sua testa in allenamenti duri. Non è stato un 2024 di rose e fiori, ma Berrettini è tornato, forte e chiaro. Ha vinto tre tornei (pochissimi come lui sul tour in stagione), è stato anche sfortunato a Wimbledon beccando Jannik al secondo turno, e soprattutto per una volta è stato più forte della sfiga e si è presentato prima a Bologna e poi a Malaga con la maglia azzurra in ottima forma, diventando leader e decisivo alla terza Davis italiana nella storia con le sue sei vittorie, cinque in singolare e una doppio. Missione compiuta, ma… la vera missione era tornare. Tirando le somme del 2024, beh, è sicuro che Matteo è tornato. Cosa attendersi ora dal 2025?

    Salute, salute e… un bell’amuleto contro la malasorte
    Magari un viaggetto a Napoli per rastrellare corna rosse o ogni tipo di gadget scaramantico non sarebbe una brutta idea, tanto provarci non costa nulla… Battute a parte, Berrettini sulla soglia dei 29 anni è atleta maturo e consapevole come pochi altri. In attesa di sapere se arriverà un nuovo coach al fianco del romano, oltre al fido Alessandro Bega (e Umberto Rianna), l’aspetto prioritario di Matteo è la salute generale e la condizione fisica. Quando è sano, fresco di testa e ben preparato, ha dimostrato ampiamente di esser un top player, uno che sa vincere le partite e può giocare ad altissimo livello contro tutti. Erba e terra i suoi terreni preferiti, dove ha alzato i suoi 10 tornei ATP, ma anche sul cemento ha ottenuto ottimi risultati, pur senza titoli (le semifinali a US Open e Melbourne, tanto per dirne due non da poco…). Quindi il programma di Berrettini deve essere focalizzato sul lavorare bene, anzi benissimo, sul fisico, sull’elasticità muscolare per prevenire quegli strappi che tanto ha pagato in carriera, sulla resistenza visto che portare a spasso oltre 90 kg di muscoli non è esattamente cosa facile. Per tutto questo c’è grande curiosità nel vederlo all’opera con Umberto Ferrara (già, proprio lui…), nuovo preparatore atletico. Se c’era un investimento da fare per continuare il solco del buon 2024 e ancora migliorare, era quello sulla parte atletica. Vedremo come andrà. Purtroppo c’è da essere realisti: un fisico tanto delicato come quello di Matteo, sottoposto a strappi importantissimi vista la potenza dei suoi colpi, è a rischio di nuovi problemi. Lavorando bene si può fare il meglio per prevenirli; con un fisioterapista di qualità si può recuperare bene e sanare acciacchi “normali”. Berrettini nel 2024 dopo un problema al piede a gennaio è riuscito a giocare con buona continuità, quella necessaria a prendere ritmo partita, far girare a tutta i colpi e vincere. I risultati sono dalla sua parte. Non sarà facile per lui giocare tanto e ancor più difficile essere al meglio tutte le settimane. Oggettivamente, in questa fase della sua carriera e vedendo il suo passato, non è nemmeno così importante. Mi spiego: Matteo è meglio che si faccia trovare sano, pronto e al massimo della forma in quelle 18-20 settimane all’anno decisive, quelle segnate in rosso sul calendario, stagione su erba, Madrid-Roma, tornei indoor, US Open e Australian Open, magari un altro paio di 1000 (Shanghai e Cincinnati, i più rapidi). Lì Matteo può e deve performare, vincere match importanti e togliersi soddisfazioni. Ovviamente serve un po’ di continuità, per il ranking e trovare la condizione, ma ritengo che nel 2025 per lui sarebbe più importante ottenere 4-5 grandissimi risultati che giocare una stagione continua ma “media”, senza picchi massimi. Il suo tennis, quando gira a tutta, può diventare quasi irresistibile per tutti; farlo frullare alla massima potenza a Wimbledon e in qualche altro grande evento è il meglio che gli si possa augurare. Deve essere il suo obiettivo.

    2025: obiettivi tecnici
    Salute prima di tutto, ma anche a livello di gioco, meramente tecnico, c’è sempre qualcosa da migliorare o affinare. Non parlo tanto di tecnica pura quanto di tempi di gioco, di momenti in cui scegliere quali colpi giocare e come sfruttare lo spazio sul campo. Nel 2024 col lavoro con Francisco Roig per esempio, si sono viste due novità intriganti, e che hanno pagato dividendi importanti: un diritto più carico in costruzione, soprattutto al centro, ideale ad allontanare all’indietro l’avversario e quindi dargli il tempo per spostarsi a sinistra e tirare la sua “mazzata” inside out; un uso clamorosamente importante dello slice al servizio da destra, non sempre potentissimo, ma assai preciso, colpo micidiale perché ti mette al riparo da possibili palle break da affrontare. Anche un uso più continuo del classico back di rovescio d’approccio, ottimo per avanzare e scappare da scambi di ritmo troppo lunghi. Sono ottime mosse, da affinare ancora perseguendo tutto questo con continuità perché sono tatticamente perfette. Si parla sempre tanto del lato sinistro di Matteo, il meno forte… Vero che tutti cercano di bloccarlo a sinistra, ma il rovescio di scambio del romano è molto migliorato, soprattutto quando può impattare una palla abbastanza veloce e consistente. Più che un lavoro ancor più massiccio sul colpo a sinistra, personalmente insisterei ancor più sul back, perché ormai tutti tirano forte, tanto forte… e quando la palla corre a tutta Berrettini può andare in difficoltà rincorrendo; meglio cambiare ritmo, rallentare e poi accelerare, per spezzare il tennis monocorde dei tanti “picchiatori” di ritmo del tour. E poi ovviamente lavorare tanto sul servizio: solo con prima palla vincente e seconda molto sicura l’azzurro è incisivo e vincente, il focus sulla battuta deve rimanere massimo, Alla fine, è sempre meglio un tennista non completo ma con armi terrificanti per chiudere il punto, che un tuttocampista poco incisivo.

    2025: Wimbledon e gli Slam
    Vincere finalmente un torneo sul cemento sarebbe un bel risultato per Berrettini, ma il focus deve essere ovviamente sull’erba. Su Wimbledon. Arrivarci sani, possibilmente nelle prime 32 teste di serie (meglio nelle prime 24) e giocare il miglior tennis. Punto. Matteo a Church Road può avere il colpo in canna per una splendida “deep run”, e sognare è lecito. Se fossi uno dei big, il giorno del sorteggio non vorrei vedere nei pareggi del mio percorso proprio Berrettini… Non sarà facile per Matteo ripetere i tre tornei vinti nel 2024, ma nel 2025 sarebbe ancor più importante tornare nelle giornate finali di uno Slam o perché no, puntare a vincere un Masters 1000. Roma è casa, sarebbe un sogno incredibile, ma il mille più nelle corde del nostro è indubbiamente Madrid, dove ha già fatto finale. Un po’ troppo vicino agli IBI sì, ma… tecnicamente e per le condizioni il torneo spagnolo è forse il più fattibile. Tuttavia Berrettini ci ha sorpreso mille volte. Nessuno si sarebbe immaginato di vederlo trionfare a Marrakech, nel “pantano” della terra rossa marocchina, lenta come la sabbia del deserto. Invece, la sua voglia di lottare e di riprendersi tutto è stata più forte di ogni avversario.

    Le insidie…
    A costo di essere monotoni, il fisico. L’infortunio. Il crack che può farlo sprofondare nuovamente nel baratro di un lungo stop. Mentalmente la vittoria in Davis a Malaga, da assoluto trascinatore morale del gruppo, ha confermato quanto il nostro campione avesse voglia di rivalsa, di vincere, di sentire di nuovo quella “strizza” prima delle grandi partite, quelle da vincere. Il 2024 ha restituito a Matteo la sua carriera, un buon posto nel ranking e risultati importanti. Il 2025 deve essere un anno solido, di conferme e ambizioni. La motivazione ci sarà e questo è fondamentale. Ci vorrà anche pazienza, la sensazione è quella di un Berrettini che potrebbe cadere in diverse sconfitte a sorpresa, ma anche esaltare in vittorie splendide contro i grandi giocatori. Alti e bassi probabilmente, non facile tenere a tutta la forma, ma se questa arriverà nei momenti chiave della stagione, potrebbe farci sognare. Oggi tutti “pendiamo” dai colpi esagerati di Jannik Sinner, ma… non ci dimentichiamo che il primo italiano di questo Rinascimento azzurro a farci toccare il cielo con un dito, la top10, la finale più importante di tutte e tanto altro, è stato proprio Berrettini. Uno che sa come si fa a vincere. Uno a cui affiderei ad occhi chiusi un match decisivo. Forza Matteo!
    Marco Mazzoni LEGGI TUTTO

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    ATP 250 Hong Kong: Sonego col turbo, vince e convince contro Nakashima

    Lorenzo Sonego ad Hong Kong

    Iniziare la nuova stagione con una vittoria convincente è straordinariamente importante per un tennista come Lorenzo Sonego, uno che vive di emozioni forti in campo ed è a caccia di nuove certezze e vigore dopo un 2024 al di sotto del suo potenziale. Detto fatto: il piemontese parte a spron battuto e gioca un match di grande sostanza, forza fisica e qualità all’ATP 250 di Hong Kong, andando a prendersi una bella vittoria contro un avversario non comodo come Brandon Nakashima, battuto per 7-6(4) 6-3. Tutto ha funzionato davvero bene nel gioco di Sonego, in particolare i due punti forti del suo repertorio, servizio e diritto aggressivo, ma è piaciuta soprattutto l’attitudine assai offensiva, prontissimo a correre avanti a prendersi il punto sul net ed attaccare appena possibile. Velocissimo in campo, sembra davvero in grande condizione fisica e fiducia, quella che gli permettere di far correre il braccio e prendersi rischi.
    Anche col rovescio ha retto piuttosto bene, ed in risposta è cresciuto progressivamente nel corso della partita, tanto da strappare al tiebreak l’unico punticino che ha fatto la differenza. Vinto un primo set dominato dal servizio, nel secondo il suo gioco ha preso il sopravvento. Sempre più dentro al campo, sempre più sicuro nella spinta col diritto, ha strappato un bel break nel secondo game e non ha concesso niente al rivale. Eccellente aver chiuso il match senza aver concesso una sola palla break all’americano, apparso a tratti impotente contro la potenza del diritto di “Sonny”. Al secondo turno Sonego attende il vincente di Norrie – Tien, rivelazione alle recenti NextGen ATP Finals.
    “Il primo set è stato duro, lui è un ottimo giocatore ed è stata tosta. È una prima vittoria importante nel nuovo anno, anche se siamo ancora nel 2024!” afferma a caldo Lorenzo in campo. “È la mia prima volta qua, l’atmosfera è bella, sono orgoglioso di come ho giocato oggi”.
    L’incontro scatta con il dominio assoluto del servizio, nessuno dei due giocatori riesce ad incidere in risposta, anzi, nemmeno a creare la condizione  per mettere in difficoltà l’avversario. In 22 minuti lo score è 3 pari con una manciata di punti vinti in risposta e solo un turno di Sonego ai vantaggi. Nakashima è terribilmente solido col primo colpo dopo un bel servizio, ma anche il tennis di Lorenzo cresce di potenza e precisione col servizio, tanto da chiudere sesto e ottavo game a zero. 4 pari. Il torinese spara un diritto “killer” all’avvio del nono game, ma Brandon non sbanda, si aggrappa al servizio – perfetto nella direttrice esterna – e vola 5-4. Il primo pericolo al servizio arriva sul 6-5, ed è Sonego sotto attacco. L’americano trova un grandissimo colpo per iniziare il game, poi sul 15 pari è l’italiano a sbagliare un diritto in contro balzo, un po’ di fretta forse per spingere, e 15-30. Sonego trova un Ace indispensabile, poi rischia un attacco e volée profonda nell’angolo, bel rischio ma giocata di qualità. Attacco respinto e tiebreak. Attacca tanto e bene Lorenzo, prontissimo a venire avanti, 2-1. Peccato per il quarto punto, Sonego era in controllo dello scambio ma stecca un diritto, 2 pari. Si gira 3 pari, al termine di un gran bel forcing di Sonego col diritto. Rischia ancora col diritto Lorenzo, trova la riga e siamo 4-3. Bravissimo Sonego a sfruttare la mini-chance di una seconda di servizio di Nakashima: entra deciso in risposta, attacca col diritto lungo linea e vola con l’ombelico sul net a chiudere di volo, 5-3, mini break. Con un servizio potentissimo ecco due set point sul 6-4. Avanti tutta, altro diritto super aggressivo e via. 7 punti a 4, set meritato dall’azzurro per la sua condotta molto offensiva. Super al servizio, solo 3 punti persi con la prima in campo, e 4 con la seconda.
    Il set vinto dà una grande spinta a Sonego. In risposta nel secondo game è molto incisivo, trova profondità e strappa la prima palla break del match sul 30-40. Non va, dopo un’altra super risposta di rovescio sbaglia malamente un drive da sinistra in rete. Poco male, si prende di prepotenza una nuova palla break con una risposta di diritto vincente, sbracciata micidiale, e stavolta il BREAK arriva! Nakashima non mette la prima palla, sulla seconda Lorenzo è bravo a trovare un diritto lungo linea da sinistra che gli vale il punto, e 2-0. Con un buon turno di battuta, chiuso con un Ace, Sonego vola avanti 3-0. Brandon ha smarrito la miglior precisione al servizio, anche col diritto concede qualcosa, ma a 15 vince il suo primo game nel secondo set, 3-1. Il diritto di “Sonny” è in gran spolvero, colpisce decentrato con potenza e precisione, tanto che Nakashima non riesce ad arginarlo. 4-1. Vola sul campo l’azzurro, è padrone del tempo di gioco nei suoi game, che gestisce con sicurezza, tenendo a bada una reazione un po’ flebile dell’americano. Serve per chiudere il match sul 5-3 Lorenzo e si affida al pezzo forte del repertorio, prima palla incisiva e via diritto a chiudere a tutto braccio. Domina col diritto, i piedi lo portano da tutte le parti e il diritto è preciso. 40-0, tre match point. Regala col primo, e sorride beffardo… Poco male, chiude al secondo con un Ace, il sesto del match. Vittoria importante e convincente. Questo Sonego è da corsa nel torneo se continuerà a servire così bene, a giocare con questo piglio super-offensivo. Bravo!
    Marco Mazzoni

    ATP Hong Kong Lorenzo Sonego76 Brandon Nakashima [6]63 Vincitore: Sonego ServizioSvolgimentoSet 2L. Sonego 15-0 30-0 40-0 40-155-3 → 6-3B. Nakashima 15-0 15-15 30-15 40-15 ace5-2 → 5-3L. Sonego 15-0 30-0 40-04-2 → 5-2B. Nakashima 0-15 15-15 30-15 40-154-1 → 4-2L. Sonego 15-0 30-0 40-03-1 → 4-1B. Nakashima 15-0 30-0 40-0 ace 40-153-0 → 3-1L. Sonego 15-0 30-0 40-0 40-15 df ace2-0 → 3-0B. Nakashima 15-0 ace 15-15 30-15 30-30 30-40 40-40 40-A1-0 → 2-0L. Sonego 15-0 15-15 30-15 40-150-0 → 1-0ServizioSvolgimentoSet 1Tiebreak0-0* 0*-1 1*-1 2-1* 2-2* 2*-3 3*-3 4-3* 5-3* 5*-4 6*-46-6 → 7-6L. Sonego 0-15 15-15 15-30 30-30 ace 40-305-6 → 6-6B. Nakashima 15-0 30-0 40-05-5 → 5-6L. Sonego 15-0 15-15 30-15 40-154-5 → 5-5B. Nakashima 0-15 15-15 30-15 40-154-4 → 4-5L. Sonego 15-0 30-0 40-0 ace3-4 → 4-4B. Nakashima 15-0 30-0 30-15 40-15 ace3-3 → 3-4L. Sonego 15-0 30-0 ace 40-02-3 → 3-3B. Nakashima 15-0 30-0 40-02-2 → 2-3L. Sonego 15-0 15-15 30-15 40-151-2 → 2-2B. Nakashima 15-0 30-0 ace 30-15 30-30 40-30 ace1-1 → 1-2L. Sonego 15-0 15-15 30-15 30-30 40-30 40-40 A-400-1 → 1-1B. Nakashima 15-0 30-0 40-00-0 → 0-1

    Statistica
    Sonego 🇮🇹
    Nakashima 🇺🇸

    STATISTICHE DI SERVIZIO

    Valutazione del servizio
    328
    306

    Ace
    5
    6

    Doppi falli
    1
    0

    Prima di servizio
    38/61 (62%)
    39/56 (70%)

    Punti vinti sulla prima
    34/38 (89%)
    33/39 (85%)

    Punti vinti sulla seconda
    17/23 (74%)
    10/17 (59%)

    Palle break salvate
    0/0 (0%)
    1/2 (50%)

    Giochi di servizio giocati
    11
    10

    STATISTICHE DI RISPOSTA

    Valutazione della risposta
    117
    37

    Punti vinti sulla prima di servizio
    6/39 (15%)
    4/38 (11%)

    Punti vinti sulla seconda di servizio
    7/17 (41%)
    6/23 (26%)

    Palle break convertite
    1/2 (50%)
    0/0 (0%)

    Giochi di risposta giocati
    10
    11

    STATISTICHE DEI PUNTI

    Punti vinti a rete
    17/17 (100%)
    7/9 (78%)

    Vincenti
    21
    13

    Errori non forzati
    20
    21

    Punti vinti al servizio
    51/61 (84%)
    43/56 (77%)

    Punti vinti in risposta
    13/56 (23%)
    10/61 (16%)

    Totale punti vinti
    64/117 (55%)
    53/117 (45%)

    VELOCITÀ DI SERVIZIO

    Velocità massima
    216km/h (134 mph)
    208km/h (129 mph)

    Velocità media prima
    202km/h (125 mph)
    185km/h (114 mph)

    Velocità media seconda
    170km/h (105 mph)
    161km/h (100 mph) LEGGI TUTTO

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    Focus e obiettivi 2025: Lorenzo Musetti (di Marco Mazzoni)

    Lorenzo Musetti (foto Patrick Boren)

    “Ogni giorno, quello che scegli, quello che pensi e quello che fai è ciò che diventi”. Si possono citare molte frasi celebri sul tema del cambiamento, ho scelto quella di Eraclito per introdurre un pensiero sul 2024 di Lorenzo Musetti, proiettando il “nuovo” Musetti nel 2025. Mai stare fermi, anzi guai a stare fermi… Solo prendendosi il rischio di cambiare, accettando le proprie falle e debolezze e trovando la forza per spingersi oltre superando ostacoli si migliora. Si cresce. Si vince. Non è un percorso facile. Ognuno di noi ha i propri demoni, le proprie debolezze, i propri limiti. Ma anche le proprie qualità, quel pizzico di magia che ci rende unici. Lorenzo ne ha tantissima di magia nel braccio, nel suo modo unico di vedere il gioco, il campo, le righe. Pochi come lui sentono la palla e riescono a domarla ai suoi istinti, creando momenti di tennis meravigliosi. A lungo il suo gioco è rimasto come bloccato in una serie di pennellate ardite, senza completare l’opera. Squarci di bellezza, in mezzo troppi momenti cupi, quelli nei quali cadeva all’indietro in un attitudine troppo attendista e difensiva, zavorrato invece di spiccare il volo. Nel 2024 Musetti si è liberato, ha imparato a cavalcare il vento e ha iniziato a volare altissimo, fino alla semifinale di Wimbledon, al bronzo Olimpico, a tante partite giocate da Campione. C’è ancora moltissimo da fare, il suo potenziale è quasi sterminato, ma dalla primavera dell’anno che sta per chiudersi qualcosa è cambiato. Un clic diventato esplosione di classe. Peccato per la bruttissima sconfitta in Davis Cup a Malaga, non meritava di chiudere una stagione per lui così importante in malo modo, ma sappiamo quanto la maglia azzurra sia qualcosa di tosto da gestire. Aspettiamo Lorenzo nel 2025 pronto a volare ancor più in alto, magari a vincere un torneo e correre qualche “deep run” negli Slam e altrove. Sky is the limit, a patto di crederci sempre di più, lavorare benissimo e continuare a rischiare. A cambiare e credere in se stesso.

    Liberare l’istinto in un game plan più asciutto
    In fondo se ci pensiamo bene, quel che Musetti è stato in grado di fare nel 2024 non è altro che quel che il suo coach Simone Tartarini gli chiedeva da tempo, l’obiettivo scritto a caratteri cubitali nello spogliatoio. Talento, creatività, ma il tutto con un gioco più “asciutto”, razionale, e con un atteggiamento aggressivo. Non facile da farsi per un ragazzo che stentava a liberarsi da timori e tensione, finendo per aggrapparsi ad ataviche certezze, ma non sufficienti a vincere contro i grandi e farlo con continuità. Dopo l’autunno 2022, di vera crescita, ha attraversato il mare agitato di un 2023 a tinte fosche, con qualche acuto ma troppe sconfitte e momenti di negatività. Anche i primi mesi del 2024 non sono andati come sperato, fino a Miami solo una manciata di vittorie e nessuna vera novità. A Miami una bella vittoria contro il “caos” di Shelton, poi la terra. A Monte Carlo due ottime vittorie (Fritz e Fils), poi il “solito” Djokovic a stopparlo. Giù di corda a Roma, non stava bene, schiaffo soprattutto morale, e al Challenger di Torino, dove era strafavorito, si fa sorprendere in finale da Passaro. Non il miglior viatico per Roland Garros, ma lì, sui sacri court parigini, qualcosa scatta. Al terzo turno spinge Djokovic al massimo, a notte fonda. La perde, di nuovo, ma… qualcosa si è visto. C’era una luce diversa nei suoi occhi, a tratti ha messo alle corde il più vincente dell’era moderna con giocate clamorose. Si passa all’erba e la mia palpabile sensazione è che fosse accaduto qualcosa. Che fosse pronto ad esplodere. L’ho scritto e detto in modo chiaro: se Lorenzo prende queste settimane sui prati come “palestra” per adattare il suo tennis e cambiare dimensione, avremo un tennista nuovo e diverso, migliore. Alla fine, era tutto già lì, dentro lui, bastava mettere i pezzi in ordine e farlo con più rapidità di azione. Detto fatto. Per una volta, c’ho visto giusto… Su erba il braccio di “Muso” è costretto a fare tutto prima e a farlo in modo aggressivo, altrimenti non la prendi mai. Ecco che “Lori” vola: anticipa la palla, aggredisce il campo e serve meglio, pronto a colpire il primo colpo di scambio con tempi per lui mai così rapidi. Ecco il tennista capace di liberare l’istinto, il talento, la velocità d’esecuzione con tempi di gioco più rapidi uniti a schemi razionali, pratici. “Asciutti”. Musetti sui prati è cambiato, e tutto è diventato bellissimo. C’è voluto il servizio bomba di Berrettini per stopparlo a Stoccarda in semifinale, poi la maggior esperienza di Paul in finale al Queen’s. E che Wimbledon… una meraviglia contro Fritz nei quarti, e gioca una discreta partita pure contro Djokovic in semifinale. Si torna sul rosso e peccato per non aver vinto ad Umag, arrivato ad un passo contro Cerundolo. La fiducia è massima, e lo si vede ai giochi olimpici, dove vince con grande merito il bronzo, battendo Fritz di nuovo e poi Zverev. Roba da campione, da giocatore che ha interiorizzato la novità e ha alzato il livello. Arriva vicino al titolo a Chengdu, bloccato da un Shang in stato di grazia in finale, e a Vienna batte di nuovo Zverev, arrivando in semifinale. Tanta roba, e non parlo solo di risultati. Lorenzo è migliorato come gioco, e tantissimo come attitudine.

    2025: obiettivi tecnici
    Servizio, servizio, e ancora servizio. Come tutti i tennisti creativi, che prendono rischi e giocano a tutto campo, se vuoi arrivare ai vertici non puoi prescindere da una prima palla molto consistente, che ti porta punti gratis e ti apre il campo, sostenendo la fase offensiva; ancor più da una seconda di servizio che ti mette al riparo dall’aggressione degli avversari. Sulla prima palla si è lavorato bene, ma c’è da insistere sulla continuità e stabilità del colpo, mentre sulla seconda palla è necessario aggiungere velocità e sicurezza, e qua si passa dalla testa anche, dalla gestione della tensione. È una catena cinetica che deve funzionare, altrimenti tutto va in tilt. Sicurezza e fiducia, due ingredienti necessari a giocare sciolto e poco teso, in modo da far correre il braccio e non colpire trattenuto, sia la battuta che il primo colpo successivo, momento decisivo nella prestazione di Lorenzo. Nelle sue migliori vittorie del 2024, Musetti infatti ha incantato per come col diritto dopo il servizio sia stato incisivo, offensivo e rapido: un passo avanti, apertura e via deciso nella palla per crearsi spazio nel campo. Attendismo: zero. Questo deve diventare nel 2025 una certezza, in modo da iniziare lo scambio in una posizione di vantaggio e così far esplodere tutte le frecce nella sua faretra, assai ben fornita. Altro obiettivo tecnico del 2025 per Musetti è assolutamente la risposta. In alcune partite del 2024 ha risposto in modo splendido, entrando nella palla con decisione e controllo. Questa deve essere la base, rendere ancor più performanti i colpi d’inizio gioco. Allo stesso tempo, Lorenzo dovrà mantenere attitudine creativa e offensiva, rapidità nell’aggredire la palla per governare il tempo di gioco. Le sue difese spesso sono eccezionali, sono quei colpi che entrano nella top10 dei tornei, ma solo di highlights non vinci i tornei. Mai.

    2025: confermare la sua forza negli Slam
    Ovviamente vincere il terzo titolo in carriera sarebbe eccellente, ma la dimensione a cui vogliamo vedere Musetti è quello di tennista competitivo negli Slam, capace di arrivare nella seconda settimana pronto a battagliare ad armi pari contro i migliori. Anzi, battere i migliori. La semifinale di Wimbledon non è arrivata per caso: è stato il frutto di un lavoro splendido su testa e colpi fatto per mesi ed esploso sui prati, dove si è adattato alla perfezione ai sincronismi più rapidi richiesti dalla superficie e ha fatto sue queste novità. Su terra battuta ed erba, dove può far valere i suoi cambi di ritmo e fantasia, la speranza è di vederlo super competitivo e vincente. Sul duro, il lavoro su risposta e servizio sarà decisivo per arrivare a risultati importanti e un rendimento più costante. La sensazione è che Lorenzo difficilmente sarà un tennista pronto a giocare al suo 100% ogni settimana, è nella sua indole creativa vivere fiammate pazzesche e bellissime, ma anche qualche momento di “down”; tuttavia l’obiettivo per il 2025 è di giocare il suo miglior tennis in tanti tornei, avvicinandosi anche alla top10. Non è affatto un sogno, deve essere un qualcosa in cui credere.

    Le insidie…
    Non sono poche, e sono tutte relative a fiducia e attitudine. Credere di farcela, di essere abbastanza forte e attrezzato per vincere, è il primo passo di un lungo viaggio. Il pericolo è rivivere quello che accadde all’avvio del 2023: dopo un bell’autunno, ripartì con qualche torneo girato male e una trasferta in America Latina molto al di sotto delle attese che finì per ingrigirlo, appesantito, senza entusiasmo e sicurezze. Non deve succedere perché il talento cristallino di Musetti brilla quando è animato dalla tensione positiva, quell’adrenalina che scorre nelle vene e pompa energia, dando potenza e lucidità nelle scelte di gioco. Il buonissimo 2024 deve aver fornito al toscano tante certezze e una nuova dimensione, che vale molto di più dei dieci posti nel ranking guadagnati in un anno solare. I numeri per Musetti contano relativamente: tutto ruota intorno alla prestazione, al performare. Il tennis c’è, il fisico pure. Sono la testa, la forza nella lotta e la fiducia a far girare la sua “macchina”. Senza aver paura di mostrare debolezze, senza aver timore di cambiare. Il cambiamento genera forza, mai stare fermi, il suo 2024 è lì a dimostrarlo. Forza Lorenzo!
    Marco Mazzoni LEGGI TUTTO

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    Focus e obiettivi 2025: Matteo Arnaldi

    Matteo Arnaldi (foto Patrick Boren)

    A caccia della massima stabilità, per esplodere il talento, quella “mano” tennistica capace di generare traiettorie meravigliose. Già, stabilità. Secondo Treccani, è “la condizione e la caratteristica di essere stabile, sia in senso proprio, cioè ben basato ed equilibrato, capace di resistere a forze e sollecitazioni esterne”. La parola stabilità racchiude l’essenza di Matteo Arnaldi, delizia ma anche croce. Il suo fantastico equilibrio dinamico è quel che lo distingue ed eleva, l’abilità di restare ben equilibrato anche negli allunghi più estremi in modo da controllare la palla, attacco e soprattutto difese; stabilità negli impatti, per rubare tutta l’energia dei colpi del rivale e rimettere la palla forte e precisa.
    Ma la stabilità è necessaria anche dal punto di vista mentale, perché quando le “sollecitazioni esterne” mettono pressione allora la stabilità si perde in una fretta che diventa il peggior nemico, e Matteo l’ha vissuto sulla propria pelle nel 2024, col best ranking in agosto (n.30, dopo l’indimenticabile corsa in semifinale al M1000 canaedese) ma anche troppi alti e bassi e chiusura al n.37. Lui stesso non è del tutto soddisfatto del suo anno, ed è una cosa ottima: sente di valere e di volere di più. Motivazione per correre sicuro e veloce nel 2025, appena scattato. Ma, senza perdere stabilità…

    Continuità nell’equilibrio, e pazienza
    L’essenza dell’equilibrio, della stabilità di gioco e della lucidità tattica è davvero la materia prima di Arnaldi, è quello che l’ha issato nel 2023 da discreto prospetto a tennista clamorosamente forte, per colpi e agonismo. È stato uno degli eroi della seconda vittoria in Davis, ma anche tanto, tantissimo altro. Nel 2024 ci sono stati dei momenti di grande tennis, partite dove è riuscito a capitalizzare l’esperienza maturata in prestazioni di grandissimo profilo, e non solo nella decina magica in Canada. Battere Fritz sul cemento in America (Acapulco) è stata roba per pochissimi nel 2024, come le ottime vittorie a Miami e poi la vera lezione impartita a Rublev a Roland Garros, irretito da una serie infinita di angoli, attacchi e difese. Tuttavia nell’ultima stagione del ligure ci sono state anche diverse partite perse “male”, con un comune denominatore: una fretta nel voler chiudere il punto subito con colpi a bassa percentuale, quasi sempre in fasi calde, i 4 pari o 5 pari, o tiebreak. Strano e non positivo per un giocatore che invece tante volte, e in Davis, ha dimostrato ampiamente di saper giocare con gambe e tantissima testa i punti decisivi. Cosa è successo allora? È parte della crescita, il voler evolvere, il sentire e pretendere da se stesso qualcosa di diverso dallo star lì a soffrire e rincorrere per generare dalla difesa l’attacco, aprire il pertugio per infilarci la palla, laggiù dove l’altro non può. Una pazienza un po’ smarrita in una voglia di fare molto bene. Si torna all’incipit: stabilità. Se la perdi, perdi il focus e magari la pallata a tutta non va, non è proprio il tuo marchio di fabbrica e per cambiare c’è bisogno di lavorare tanto. Work in Progress. Per questo non ritengo il 2024 di Arnaldi negativo, tutt’altro. Il secondo anno di altissimo livello è il più difficile, è quello delle conferme. Chiaro c’era spazio per fare anche meglio, magari vincere un torneo o perdere meno partite (ha chiuso con 28 vittorie e 25 sconfitte, bilancio appena positivo), ma c’è del buono da salvare. Non poco.

    2025: obiettivi tecnici
    Come tecnica di gioco Matteo è un tennista piuttosto evoluto, ma lo spazio per crescere c’è. A partire dal servizio, dove se prende ritmo fa bene, ma non sempre lo trova, e la seconda palla resta un colpo da rafforzare assolutamente, non tanto di velocità pura ma di gestione delle rotazioni per essere meno prevedibile ed attaccabile. Sulla gestione dello scambio, Matteo è già quasi un laureato, pochi come lui sono capaci di gestire e passare da difesa ad offesa, allungarsi e rimettere palle che tanti nemmeno proverebbero a rincorrere… ma è indispensabile insistere sulla stabilità mentale per capire quale sia il momento di provarci e spingere subito, e quali è meglio costruire, esplorare il campo e portare l’avversario in zone scomode per punirlo con un cambio di ritmo dei suoi, micidiali. Per tenere questa condotta di gara assai evoluta e raffinata serve freschezza atletica per aver prontezza mentale, di lettura e quindi esecuzione. Arnaldi ha dimostrato di esser freddo e lucido, ma anche di cadere preda della fretta e quindi smarrirsi un po’. L’obiettivo tecnico-tattico del 2025 sarà certamente mantenere il più a lungo possibile il miglior equilibrio per gestire il momento del match, massimizzando così le sue enormi qualità tattiche. Personalmente cercherei anche di insistere su di un diritto carico di spin il più “pesante” possibile (relativamente al suo punch, ovvio), perché con un colpo del genere, più consistente in costruzione, potrebbe aprirsi il campo allontanando il rivale e quindi sfruttare la sua enorme bravura nell’entrare in anticipo nell’angolo – spaziale col rovescio.

    2025: puntare a un titolo, ma soprattutto un gran risultato in uno Slam
    Vincere un torneo ATP sarà un grande obiettivo per Arnaldi nel 2025, finora non è mai arrivato nemmeno in finale; farcela sarebbe il completamento di un viaggio, una bandierina scintillante nel navigare della sua carriera, da cui ripartire per orizzonti ancor più lontani. Lo ritengo un traguardo alla sua portata, magari sul cemento outdoor dove può incontrare al meglio la palla consistente dei rivali e diventare molto ostico anche per quelli più attrezzati. Ma vista la discreta sua esperienza al massimo livello e la capacità di giocare bene anche nei match 3 su 5, un obiettivo altrettanto stuzzicante e possibile sarebbe infrangere la barriera del quarto turno in uno Slam, raggiunto dal ligure a Roland Garros (2024) e US Open (2023). La sensazione è che Matteo possa essere il “classico” giocatore col colpo in canna in un Major, uno con il gioco e gambe per prendersi una (o più!) grosse soddisfazioni nei quattro massimi appuntamenti stagionali. L’importante è arrivarci in grande forma fisica, e fiducia.

    Le insidie…
    Forma fisica e fiducia, questi i due “impostori” che Arnaldi dovrà gestire nel 2025 per arrivare agli obiettivi ambiziosi che sicuramente si è posto nella off-season ormai agli sgoccioli. Matteo ha un tennis non facile, chi lo considera un difensore buono solo a correre e rimettere ha perso la trebisonda… Arnaldi è fine spadaccino, capace di mandar nei matti i più forti con le sue parate e poi affondi di fioretto, uno che ti spara in faccia una giocata talmente spettacolare che ti deprime e alza la tensione… Ma è un tennis complesso, oltre ad una ottima condizione atletica è necessaria serenità e focus per giocare così, cambiare ritmo, esplorare tutto il campo fin dalla risposta, anche venire a rete. La sensazione è che Arnaldi sia in una fase di cambiamento e trasformazione, e cambiare ingranaggi non è mai facile, ancor più sotto lo stress della partita. Mai restare fermi: anche se il contrattacco è e probabilmente resterà il punto di forza del suo gioco, anche saper attaccare subito e cambiare può e deve essere un obiettivo, ma non è facile da consolidare. Il rischio per il suo 2025 è continuare in questi alti e bassi eccessivi, che possono minare la sua fiducia e focus. Magari iniziare molto bene l’anno con qualche bel risultato può esser lo slancio per ripartire ancor più forte. Forza Matteo!
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    Focus e obiettivi 2025: Flavio Cobolli (di Marco Mazzoni)

    Flavio Cobolli (foto Patrick Boren)

    “Il secondo album è sempre il più difficile”, canta il sagace Caparezza, perla di saggezza che possiamo passare agilmente anche al tennis, dove confermare una splendida annata è molto spesso l’impresa più tosta di una carriera. Questo e molto di più vivrà Flavio Cobolli nel 2o25, stagione per lui fondamentale dopo la spettacolare esplosione e crescita vissuta mese dopo mese in un 2024 davvero di grande qualità e complessivamente sorprendente, che l’ha issato dal limbo della top100 al grandissimo tennis.
    In estrema sintesi Cobolli dovrà chiedere al nuovo anno e soprattutto a se stesso di consolidare la crescita tecnica ed agonistica vissuta nel 2024, alzando ancor più asticella e ponendosi l’obiettivo concreto di vincere un torneo ed essere convocato per la Final 8 di Bologna in Davis Cup. Vediamo nel dettaglio.

    Condizione fisica e tennis offensivo
    Fin dal primissimo torneo del 2024, gli Australian Open, Cobolli ha fatto capire che qualcosa di grosso era accaduto. Flavio ha passato “le quali” di slancio lasciando per strada solo 17 game in tre partite, e nel main draw ha sbattuto fuori un tipo tosto come Jarry (n.18 al mondo) stroncandolo in un durissimo quinto set. Si è confermato nella classica prova del 9 contro Kotov e si è arreso solo a un De Minaur troppo rapido e motivato, ma è stato lampante come la palla di Flavio fosse davvero rapida, di come le sue caviglie scattassero come molle e di come l’intensità del suo gioco avesse raggiunto picchi superiori e mai visti. Torneo dopo torneo ha messo mattoncini importanti, uno sopra all’altro, facendo esperienza e affinando ancor più quel rovescio lungo linea diventato a tratti molto temibile, e anche il servizio, progressivamente più incisivo e continuo. Anche la “sveglia” sofferta da Nadal a Barcellona è servita, perché dopo quella severa sconfitta ha capito come gestire meglio la pressione dell’evento e dell’avversario, tanto che di battute d’arresto cos brusche non ne ha subite più. A fine primavera la semifinale a Ginevra, poi la furibonda battaglia a Roland Garros con Rune (5 set durissimi, purtroppo alla fine sconfitto), quindi qualche vittoria su erba, indispensabile a continuare il solco di un gioco sempre più aggressivo. A Washington una delle sue pagine più belle, quattro splendide vittorie e finale, dove ha strappato un set a un Korda a tratti enciclopedico. Peccato, alzare un trofeo sarebbe stato divino, ma questo diventa l’obiettivo reale per il 2025. Ha terminato l’annata con qualche alto e basso, buone prestazioni e qualche problema fisico, anche per il grande sforzo profuso mese dopo mese. Proprio una condizione fisica spettacolare in tantissimi tornei ha sostenuto il suo gioco in grande spinta con le gambe e col braccio, bravissimo a contenere e contrattaccare, ma sempre più pronto a prendere l’iniziativa per primo e imporre colpi diventati davvero incisivi. Cobolli ha rivoltato tutto, ha terminato l’anno da n.32 con pieno merito e forte della sensazione che ci sia ancora un discreto spazio per crescere.

    2025: obiettivi tecnici
    Dove migliorare il tennis di Flavio? Visto che il 2024 è stato in fondo il suo primo anno “vero” nel grandissimo tennis, si potrebbe dire che il gioco del romano possa migliorare un po’ ovunque. Stabilità col diritto, colpo pesante e vincente, ma non sempre costante nel rendimento; confermare i passi in avanti eccezionali col rovescio, magari usando anche di più il back per spezzare il ritmo quando necessario; migliorare assolutamente i tempi degli attacchi, che nel 2024 ha gestito più di forza e impeto che con schemi offensivi delineati a tavolino, e servizio… tanto tantissimo servizio. Non è un caso che alcune delle sconfitte più brucianti, in fasi di lotta o contro avversari battibili, siano arrivate con la tensione che mandato in tilt la qualità della prima palla, visto che sulla seconda c’è ancora da fare per gestire al meglio la profondità e la velocità media in massimo controllo del colpo. Pure in risposta sono convinto che Flavio possa migliorare, riuscendo a gestire un colpo profondo al centro per guadagnare una posizione di vantaggio, oltre a quelle sbracciate improvvise di forza leonina su cui ha costruito importanti vittorie.

    2025: a caccia di un titolo ATP
    Lo ha sfiorato a Washington, può assolutamente farcela nel 2025. Cemento all’aperto e terra battuta i territori di caccia prediletti, Flavio ha tutto quel che serve per trionfare in un torneo nella prossima stagione, deve essere un obiettivo concreto. La sua mentalità è quella giusta: credere nei suoi colpi, nell’intensità generale, in quelle difese eccellenti che lo portano a ribaltare lo scambio in suo favore e mettere così pressione psicologica all’avversario. Ci prova Flavio e spesso ci riesce, e non lo fa sospinto da lucida disperazione, entra sempre nella palla divorandola con gli occhi e sentendo di poterla spingere con forza e precisione. Continuando il lavoro e la mentalità al miglioramento vista nel 2024, Cobolli può diventare un nuovo vincitore di torneo italiano l’anno prossimo.

    Le insidie…
    Ce ne sono, molte. Come l’adagio iniziale, ripetersi non è mai facile. Credo che per Flavio sarà importantissimo partire bene, sperando i problemi al braccio – spalla di fine 2024 siano del tutto superati, perché il tennis così in spinta del romano necessita di fiducia, quel pizzico di sana incoscienza che ti porta a giocare libero e crederci, anche quando la posizione in campo è difficilissima e hai quintali di acido lattico nelle gambe. Flavio è intensità, è forza abbinata a controllo; se dovessero arrivare un po’ di risultati al di sotto delle aspettative e magari il ranking di pari passo dovesse peggiorare – scenario non desiderato ma possibile – dovrà essere bravissimo a mantenere la calma e pensare alla prestazione. Nient’altro. Se Cobolli sarà performante, ci potranno essere delle cadute, ma i risultati arriveranno. Insieme alla calma e fermezza mentale, decisivo tenere ben oliata la macchina del suo fisico, al riparo da infortuni e problemi. Gioca un tennis esplosivo “Cobbo”, poderoso ma anche dispendioso, serve forza e tenuta, altrimenti il giocattolo si rompe e non ci si diverte più. Difficile essere al top 11 mesi di fila, ma il più possibile sì. Forza Flavio!

    Marco Mazzoni LEGGI TUTTO

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    Ivanisevic sprona Rybakina: “Deve imparare a mostrare più emozioni”

    Rybakina con Ivanisevic e il resto del suo team

    Il mondo della racchetta guarda con estrema curiosità alla nuova super-coppia Djokovic Murray, ma c’è un altro nuovo team che desta enorme curiosità e che potrebbe portare a grandissimi risultati nel 2025: Rybakina – Ivanisevic. Il croato dopo molti anni passati con Novak ha deciso di ripartire con una sfida per lui del tutto nuova, tennis femminile e un vero “purosangue” come Elena, già campionessa a Wimbledon e con un potenziale ancora inesplorato. Rybakina riparte con nuove ambizioni dopo aver archiviato il rapporto importantissimo ma altrettanto turbolento con il suo storico coach Vukov dal quale si è separata la scorsa estate, satura da un clima di estrema tensione che a detta di giornalisti russi l’ha portata di fatto ad un esaurimento nervoso. Aria nuova ora con Goran, tennista unico e poi coach capace di migliorare in modo decisivo il servizio di Djokovic e fornire una dimensione più offensiva al gioco del serbo.
    Ivanisevic ha parlato Tennis Channel delle prime settimane di lavoro con Rybaina, andando subito dritto al punto, diretto e senza fronzoli come è nel suo stile. Elena deve esplodere non solo colpi potentissimi ma anche un po’ di emozioni, per generare un flusso di energia positiva necessario a rafforzare il proprio gioco.
    “È una persona molto diversa e molto calma, ma sto cercando di spingerla a mostrare più emozioni perché penso che questo possa aiutare nel suo gioco” afferma Ivanisevic, che poi si concentra sugli aspetti tecnici del suo piano di lavoro. “Abbiamo lavorato per un paio di settimane a Dubai. In particolare ci siamo concentrati sul servizio, e sul cercare di farla arrivare di più a rete. Ha un gioco molto potente e può finire i punti molto prima di quanto ha fatto finora”.
    Forte delle esperienze con Berdych, Cilic e Djokovic, Goran ha ben chiaro che giocatrice la kazaka possa diventare: “Elena deve mettersi in testa che può giocare in modo più aggressivo, andare a rete e concludere qualche punto con la volée”.
    Rybakina dopo l’esordio in United Cup si dice molto fiduciosa del lavoro iniziato con il croato. “Nel 2024 ho saltato i tornei cinesi per colpa di alcuni problemi fisici, nel 2025 voglio giocare una stagione intera senza intoppi, per questo devo saper gestire i tanti impegni del calendario e per farmi trovare pronta per i grandi match. Cercherò di fare bene negli Slam e nei tornei più importanti”.
    La visione di Ivanisevic sulla “nuova” Rybakina è corretta. Con la pulizia dei suoi impatti e la precisione dei suoi fendenti, Elena può certamente diventare una tennista ancor più offensiva e rapida nella chiusura sullo scambio, visto che quando l’avversaria riesce a difendersi la kazaka può andare in discreta difficoltà se costretta a correre lateralmente. Con la sua “apertura alare” sul net non è affatto facile passarla, quindi avanzare la posizione e seguire naturalmente l’inerzia in avanti dei suoi colpi è il piano teoricamente più efficace da perseguire. Vedremo a Melbourne in che condizioni fisiche e tecniche si presenterà Rybakina, se potrà essere la vera rivale di Aryna Sabalenka, vera favorita per il primo Slam del 2025.
    Marco Mazzoni LEGGI TUTTO