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    Il tennis italiano piange Lea Pericoli

    Lea Pericoli

    Lutto nel mondo del tennis. Si è spenta a 89 anni Lea Pericoli, leggenda del nostro sport, prima da tennista poi da ambasciatrice della disciplina. Regina di stile e classe in campo, è stata campionessa italiana per 27 volte tra titoli in singolare, doppio e doppio misto. I migliori risultati in carriera li ha ottenuti a Roland Garros, dove ha raggiunto gli ottavi di finale per 4 volte (1955, 1960, 1964 e 1971) e poi a Wimbledon, sempre ottavi in tre edizioni dei Championships (1965, 1967 e 1970).
    È stata la miglior tennista italiano dalla fine degli anni ’50 alla metà degli anni ’70. Agli Internazionali d’Italia ha raggiunto la semifinale nel 1967, per quattro volte i quarti di finale e in doppio insieme aSilvana Lazzarino ha giocato ben cinque finali (dal 1962 al 1965 e nel 1967).
    Nata ad Addis Abeba, dove la famiglia si era trasferita in seguito alla Guerra d’Etiopia, inizia proprio in Africa la sua pratica del tennis grazie al padre. Girò il mondo per studiare, e rientrata in Italia prima di compiere 18 anni scelse di praticare il tennis come strada per la sua vita. Sconfisse per due volte il cancro, nel 1973 (all’utero) e poi nel 2012 (al seno). Guerriera in campo e nella vita.
    In quegli anni era anche una delle tenniste più ammirate al mondo per la sua bellezza, esaltata da completini da gioco per quell’epoca assai arditi, con pizzi e un design iconico ideato dai più famosi stilisti dell’epoca, che l’ha resa famosissima a livello globale. Racconta Lea in merito a quest’aspetto della sua popolarità (tratto dal sito FITP, ndr): “Io cominciai a farmele fare da subito, le mutandine col pizzo: mi piaceva indossare cose carine. L’anno della partita con la Connolly al Foro Italico c’era chi mi lanciava frecciatine perché giravo sempre con Dinny Pails, il campione australiano divenuto poi grande tencico. Dicevano che si era perdutamente innamorato di me. La verità è che ero l’unica che parlava inglese e quando mi conobbe chiese subito alla Federazione che gli facessi da interprete. Così finì che quando i professionisti venivano in Italia (allora c’era ancora la divisione tra i pochissimi ‘pro’ e il modo del tennis dei dilettanti, il mio…), i vari Victor Seixas, Tony Trabert, io giravo con loro. Facevo da interprete. Ero arrivata in Italia a 15 anni, nel 1950. La Connolly era una campionessa di cui avevo già sentito parlare quando ancora vivevo in Africa, ad Addis Abeba. Avevo vinto subito i campionati juniores. E subito mi aveva acchiappato Umberto Mezzanotte, il direttore della rivista Il Tennis Italiano. Ero quella che giocava con me mutande di pizzo. Il primo torneo, mi ricordo, l’avevo giocato a Focette. E la voce si era sparsa. “Uh, gioca l’abissina…” dicevano, “gioca benissimo…”. Venivano a vedermi. Arrivò anche Fausto Gardini, il campione italiano. Si presentò e mi disse “Non faresti una foto con me?”. “Certamente” risposi. Una foto con Gardini? Io impazzivo. Mi mise in mano una bella confezione di dentifricio Binaca. Quell’immagine uscì con la didascalia: Fausto Gardini premia Lea Pericoli con i dentifrici Binaca. Su tutti i giornali italiani venne lanciata una campagna. Per i dilettanti erano cose vietate. Gardini fu squalificato e io venni chiamata da Enrico Piccardo, il segretario della Federazione, un uomo piccolo di statura, tremendo. Io ero tutta contenta di essere chiamata in Federazione. Lui mi disse: ‘Signorina Pericoli, lei è venuta in Italia ha giocato e vinto i Campionati juniores da non qualificata, ha fatto la reclam della Binaca, ha dato scandalo con le mutandine di pizzo a Wimbledon. O lei mi promette che esce da quella porta e non gioca piú a tennis…. Altrimenti la squalifico a vita’. Io spaventatissima promisi. Poi figurati…”.
    “Come ti dicevo, io le mutande di pizzo per giocare me le ero fatte fare sin dall’inizio, da mia mamma o da una sartina. Volevo essere appariscente, ero vanitosetta. Quelle non erano state un’idea di Ted Tinling, lo stilista londinese. Tinling mi vestì per Wimbledon. Successe la fine del mondo. Mi ricordo qulla partita contro la spagnola Maria Josefa de Riba. Io non so come avessero fatto i fotografi ad andarsi a sdraiare dietro il fondocampo per fotografarmi…. Papà si infuriò. E, lì per lì, mi face smettere. Per me comunque era uno svago, il mio divertimento. Dovevo pagarlo di tasca mia. Lavoravo. Quando lasciammo l’Africa, la mia famiglia che là era molto benestante (intorno a casa avevamo un parco col campo da tennis…) dovette ridimensionarsi. L’azienda di mio padre era persa. Il primo lavoro lo trovai da sola. Mi iscrissi a un corso privato, un istituto di Piazza del Duomo dove insegnavano lingue, dattilografia. Chi mi dava lezione, un certo Mr Ottino, non faceva quello di mestiere: aveva un ufficio di Import Export. Capì che ero sveglia, vide come me la cavavo con l’inglese e disse: è inutile che fai un corso. Ti do l’attestato subito e alla fine del trimestre vieni a lavorare da me. E cosí feci, di corsa”.
    (..) “Quando ci ripenso ritorno per un attimo dentro un mondo pieno di magia. Io non ho mai avuto un coach. Per allenarmi dovevo trovare giocatori maschi di terza categoria che avessero voglia di giocare dall’una alle due perché io lavoravo. Oppure alla mattina dalle 8 alle 9: poi doccia e via con la Vespa per andare in ufficio. E nelle serate romane, approfittavamo della folle passione tennistica di tanti personaggi famosi. Uno per esempio era Dino Verde, l’autore televisivo. Un altro l’attore Umberto Orsini , altro ‘maniaco’ di tennis. Facevamo persino dei doppi improbabili con una posta in palio. E così guadagnavamo pure qualcosa. Poi ci portavano fuori a cena. Eravamo giovani, ragazzi senza una lira. Ma felici”.
    Fu importante anche nella diffusione del tennis, con le sue telecronache su Telemontecarlo. Negli ultimi anni, insieme a Nicola Pietrangeli, ha promosso il tennis in infinite manifestazioni, con la sua solita classe umana e sportiva. Sorridente e sempre garbata, è stata l’immagine del nostro sport per decenni.
    Marco Mazzoni LEGGI TUTTO

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    Curiosità: Sinner e Alcaraz volano insieme a Shanghai

    La foto condivisa da Vagnozzi con Jannik e Carlos in aereo

    3 ore 21 minuti di lotta feroce, sportivamente bellissima. La spunta Alcaraz, contro un fortissimo Sinner nella finale di Pechino. Premiazione con reciproci complimenti, press conference, breve riposo con i massaggi di rito e via di corsa verso Shanghai. Insieme. Davvero curiosa e interessante la foto condivisa da coach Simone Vagnozzi con una storia Instagram, che ritrae il team Sinner e quello di Alcaraz insieme in volo verso Shanghai, dove i due campioni saranno al via del Masters 1000 iniziato oggi. Jannik in primo piano e dietro dallo stesso lato un sorridente Carlos.

    Questa foto è la miglior risposta a chi farnetica di problemi tra Sinner e Alcaraz. 3 e 21 minuti di battaglia feroce, poi si vola insieme a Shanghai. Bravissimi!#JannikSinner #Alcaraz #campioni pic.twitter.com/27q3jI3rJN
    — Marco Mazzoni (@marcomazz) October 2, 2024

    I due si sono affrontati oggi per la decima volta a livello ATP, con un bilancio di 6 vittorie a 4 per lo spagnolo. Li aspettano altri importanti tornei in queste ultime settimane di tour, e chissà che non possiamo assistere altre, bellissime, partite uno contro l’altro. La loro rivalità, fatta di un tennis bellissimo e grande rispetto, è la miglior promozione per il nostro sport e la più amata e attesa dai fan a livello globale. Il tennis del presente, e del futuro, è in ottime mani.
    Mario Cecchi LEGGI TUTTO

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    ITIA sul caso Sinner: “Wada ha diritto ad appello, ma il processo è stato condotto secondo le linee guida del Codice mondiale antidoping”

    L’ITIA (International Tennis Integrity Agency) ha pubblicato oggi sul sito ufficiale una breve dichiarazione in merito alla decisione della WADA di appellarsi contro la decisione del tribunale indipendente sul “caso Clostebol” che ha visto suo malgrado protagonista Jannik Sinner. ITIA in pratica ritiene legittima la mossa della WADA, ma ribadisce la bontà e correttezza del proprio operato, svolto pienamente secondo le norme vigenti e quindi restando ferma sulla conclusione positiva del procedimento a carico dell’italiano, scagionato totalmente da ogni accusa.
    “L’International Tennis Integrity Agency (ITIA) riconosce la decisione dell’Agenzia mondiale antidoping (WADA) di appellarsi alla sentenza di No Fault or Negligence nel caso del tennista italiano Jannik Sinner, emessa da un tribunale indipendente nominato da Sport Resolutions il 19 agosto 2024. Ai sensi del Codice mondiale antidoping, la WADA ha il diritto finale di appellarsi a tutte queste decisioni.
    Dopo aver raggiunto una serie di fatti concordati a seguito di un approfondito processo investigativo, il caso è stato deferito a un tribunale completamente indipendente dall’ITIA per determinare il livello di colpa e quindi sanzionare a causa dell’insieme unico di circostanze e della mancanza di precedenti comparabili. Il processo è stato condotto secondo le linee guida del Codice mondiale antidoping; tuttavia, l’ITIA riconosce e rispetta il diritto della WADA di appellarsi alla decisione del tribunale indipendente presso la Corte arbitrale dello sport.”
    Mario Cecchi LEGGI TUTTO

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    ATP 500 Pechino: Musetti cede a BU

    Lorenzo Musetti (foto Getty Images)

    Sorpresa, purtroppo in negativo, nel primo match di giornata all’ATP 500 di Pechino. Con una prestazione di grande sostanza e aggressività, il tennista locale Yunchaokete Bu sorprende Lorenzo Musetti, vincendo la loro prima sfida per 6-2 6-4 e qualificandosi per la prima volta in carriera nei quarti di finale di un torneo di questa categoria. Bu conferma l’ottimo momento della sua stagione, sostenuto da un tennis aggressivo e davvero solido in spinta, a tratti ingiocabile per la difesa un po’ troppo flebile dell’italiano, incapace di arginare la vivacità del rivale. Attualmente n.96 del ranking ATP, Bu nella classifica live è già n.83, al proprio best ranking.
    Musetti non è riuscito ad arginare la maggior consistenza e precisione nella spinta del cinese, anche penalizzato da un fastidio all’avambraccio che speriamo non comprometta il prossimo Masters 1000 di Shanghai (ormai alle porte) e il finale di stagione. Sotto di un set e due break (4-1) nel secondo parziale, con la partita ormai ai titoli di coda, l’azzurro ha trovato una buona reazione: spingendo con più convinzione e prendendo subito l’iniziativa è riuscito a strappare due contro break, impattando lo score 4 pari. Purtroppo lì, al momento di prendersi la partita – con Bu più incerto – ha giocato un game di servizio modesto, dove è andato di nuovo sotto ai colpi del rivale ed ha subito il terzo break del set. Bu non ha tremato servendo per chiudere sul 5-4, aggiudicandosi la partita con un’accelerazione perentoria di diritto.
    Numeri scadenti di Lorenzo anche al servizio: 54% di prime palle in campo, vincendo la misera cifra di 47% di punti, da dato bassissimo, mentre Bu ha ottenuto con la prima palla 4 punti su 5. Netto il predomino del cinese nel rapporto vincenti – errori: 18 / 7 per Bu, negativo il saldo di Musetti (9/11).
    Molto difficile l’ingresso nel match di Musetti: cede immediatamente il game di servizio, con la battuta che non ne vuol sapere di entrare. Bu invece è solidissimo, spinge con grande efficacia col diritto e cede solo un punto nei suoi primi turni di servizio. Sul 3-1, Musetti crolla di nuovo sotto 0-40, e cede il secondo game di battuta alla seconda chance per il 4-1 Bu. Il cinese non regala niente e chiude un set dominato per 6-2.
    Purtroppo dopo un discreto primo turno di servizio, Musetti va di nuovo sotto sull’1 pari. Sul 30-40 concede una palla break sotto i colpi pesanti del rivale, che continua a controllare il ritmo di gioco e strappa il break che lo manda avanti 2-1. Musetti non c’è, si ritrova di nuovo sotto 0-40 nel quinto game e di nuovo perde il game di servizio (4-1). Quando tutto pareva perso, ecco la reazione di Lorenzo che finalmente è più aggressivo e si prende due contro break, mettendo qualche dubbio all’avversario. Purtroppo la rimonta è fine a se stessa: sul 4 pari Musetti non bene al servizio, commette errori sotto il pressing del rivale. Bu strappa un altro break (il quinto del match) e chiude poi in sicurezza 6-4.

    Bu – Musetti ATP Beijing Yunchaokete Bu66 Lorenzo Musetti [6]24 Vincitore: Bu ServizioSvolgimentoSet 2Y. Bu 15-0 15-15 15-30 30-30 40-30 ace5-4 → 6-4L. Musetti 0-15 15-15 15-30 15-404-4 → 5-4Y. Bu40-A 15-0 15-15 15-30 15-40 30-404-3 → 4-4L. Musetti 15-0 30-0 30-15 30-30 30-40 40-404-2 → 4-3Y. Bu 15-0 15-15 30-15 40-15 40-30 df 40-40 40-A 40-40 40-A 40-40 A-40 40-40 40-A4-1 → 4-2L. Musetti 0-15 0-30 0-40 df 15-403-1 → 4-1Y. Bu 15-0 15-15 30-15 40-152-1 → 3-1L. Musetti 15-0 15-15 15-30 30-30 30-401-1 → 2-1Y. Bu 0-15 15-15 30-15 ace 40-150-1 → 1-1L. Musetti 0-15 15-15 30-15 40-15 40-30 40-40 A-40 40-40 A-400-0 → 0-1ServizioSvolgimentoSet 1Y. Bu 15-0 30-0 40-0 ace5-2 → 6-2L. Musetti 0-15 15-15 30-15 40-155-1 → 5-2Y. Bu 0-15 0-30 15-30 30-30 40-304-1 → 5-1L. Musetti 0-15 0-30 0-40 15-403-1 → 4-1Y. Bu 15-0 30-0 ace 40-02-1 → 3-1L. Musetti 15-0 30-0 30-15 40-15 40-302-0 → 2-1Y. Bu 0-15 15-15 30-15 ace 40-151-0 → 2-0L. Musetti 15-0 15-15 df 30-15 30-30 30-40 df0-0 → 1-0 LEGGI TUTTO

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    Benneteau critica duramente la Laver Cup: “Non c’è alcun valore sportivo, contano solo i soldi”

    Laver Cup, nata del 2017

    È “normale” che un’esibizione tennistica sia trainata dal denaro, non assegnando punti per la classifica mondiale. Ma Julien Benneteau, ex n.25 al mondo e attuale capitano del team francese di Billie Jean King Cup, va giù pesantemente contro la ricca e fascinosa kermesse a squadre conclusa domenica scorsa a Berlino, giunta alla sua settima edizione. All’interno del podcast Grandes Gueules du Sport, il francese afferma che l’unico motore dell’evento siano i soldi, quelli che spingono i giocatori a presenziare, ma che non ci sia vera emozione.
    “In Laver Cup non trovo emozioni”, afferma Benneteau, come riporta tennis365, “Quando vinci anche un ATP 250, c’è un valore sportivo. La Laver Cup non ha alcun valore sportivo perché la selezione dei giocatori è fatta seguendo le idee di Federer e Godsick, non c’è un criterio sportivo”.
    “Si paragona l’evento alla Ryder Cup, ma in Ryder Cup ci sono sei giocatori qualificati grazie ai loro risultati e altri sei scelti dal loro capitano. Ma queste sono scelte sportive, non in base a chi sei rappresentato nel circuito ATP, da quale agenzia sei gestito” continua il francese. “Tabilo è stato presente nella squadra resto del mondo; è il migliore? Non c’è un criterio sportivo”.
    Dura la critica di Benneteau anche ai due statunitensi presenti a Berlino lo scorso weekend: “Tiafoe e Fritz non hanno giocato la Coppa Davis in Cina perché non ci sono soldi, ma hanno giocato la Laver Cup perché c’era un assegno enorme. La verità è che i giocatori partecipano solo perché l’assegno è consistente”.
    Alcaraz, Zverev e tutti i membri del Team Europe, vincitori dell’edizione 2024, hanno ricevuto 250.000 dollari grazie al loro successo di squadra, mentre i giocatori del Team World hanno guadagnato 125.000 dollari nonostante la sconfitta. La Laver Cup riscuote un indubbio favore di pubblico, ascolti tv, media e giocatori, ma resta un evento alquanto discusso.
    Mario Cecchi LEGGI TUTTO

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    Riccardo Bonadio annuncia il ritiro

    Riccardo Bonadio

    “È stato un viaggio fantastico, un susseguirsi di esperienze indimenticabili, di ricordi e soddisfazioni che rimarranno per sempre scolpite nella mia mente; ma nella vita c’è sempre la parte amara perché non c’è giorno senza notte, i sacrifici, i momenti bui e di sconforto più totale, le sconfitte che ogni settimana (o quasi) contraddistinguono questo sport…”.
    Così inizia un lungo e toccante messaggio scritto da Riccardo Bonadio sui suoi canali social, con il quale annuncia il ritiro dall’attività professionistica. “A questo continuo up and down di emozioni devo tutto”.
    “Non c’è alcun lavoro come lo sport e per me il tennis, che possa metterti di fronte a continue sfide, a continui cambiamenti, a scelte difficili da prendere che tirino fuori a volte il meglio a volte il peggio del proprio carattere, ma che sicuramente ti spronano a migliorare”. Riportiamo il messaggio social completo.

    “Ora è tempo di voltare pagina, iniziare un nuovo percorso, quasi ripartendo da zero e sperando di trasmettere tutto quello che ho imparato sulla mia pelle e non solo. Mi auguro di rivivere emozioni uguali, perché noi siamo emozioni. Cechiamo emozioni. E il mio modo di sperimentarle è stato e sarà sicuramente IL TENNIS”, conclude Bonadio.
    Il 31enne di Azzano Decimo ha raggiunto in carriera il best ranking di n.164 ATP il 22 maggio 2023. In carriera ha vinto 10 tornei ITF e ha raggiunto una finale a livello Challenger nel 2022 a Bratislava, dove fu sconfitto da Alexander Shevchenko. In Italia ha giocato due semifinali Challenger, una sui campi dell’Eurosporting Cordenons dove lo scorso agosto disputò il suo ultimo match, perdendo nei quarti dallo spagnolo Taberner.
    Mario Cecchi LEGGI TUTTO

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    Steve Zacks (CEO della Laver Cup): “Parliamo con Sinner per averlo in futuro. La porta è sempre aperta”

    La settima edizione della Laver Cup è andata in archivio con l’ennesimo successo a livello di pubblico, spettacolo e interesse generale, con Carlos Alcaraz grande protagonista della terza giornata e decisivo per portare il successo al team europeo. Moltissimi sono coloro che criticano l’evento, considerato “inutile” in un calendario già bello intasato; ma chiunque l’ha seguita, anche quest’anno, non può non constatare come in campo ci sia un bel mix di intrattenimento ed agonismo, un tennis un po’ meno stressato e tosto di quel che mediamente si ammira sul tour Pro ma di alto livello, e questa maggior leggerezza abbinata a minor fisicità di gioco piace a molti. Piace anche ai tennisti, che non si spremono fino all’ultima goccia di sudore, ma di perdere contro un loro rivale diretto non ne vogliono sapere, e ovviamente se ne tornano a casa con un assegno “consistente”. Inoltre l’effetto team è una diversità che rende la Laver Cup attraente per il pubblico. Resterà sempre una manifestazione divisiva, ma è indubbia la sua qualità e consolidato il suo successo.
    Chi finora non hai partecipato all’evento è Jannik Sinner, attuale n.1 del mondo. Un’assenza “pesante”, vista la forza dell’italiano sia come giocatore che per impatto mediatico. Lo vedremo mai indossare la maglia del team Europe, magari insieme a Carlos Alcaraz per un super-doppio? Il CEO dell’evento, Steve Zacks, parlando a Berlino ha rilasciato una breve dichiarazione di un certo interesse. Jannik è stato invitato, come accade di default per i primi tre tennisti al mondo per l’Europa e per il resto del mondo, ma ha declinato la proposta. Tuttavia, il management della Laver Cup continua a parlare con quello del tennista altoatesino, e leggendo tra le righe trapela un certo ottimismo per una sua futura presenza.
    “Guardate, il sistema funziona così: ogni anno vengono invitati i primi tre giocatori di entrambe le squadre“, afferma Zacks (parole raccolte dal media tennis365), rivelando come funziona il sistema di selezione della Laver Cup. “Nel caso del team World, hanno accettato tutti, e anche di più rispetto ai primi tre nel ranking man mano che si va avanti. D’altra parte, si tratta pur sempre di programmi individuali e di quali sono le priorità di un dato giocatore in quel momento particolare. So che stiamo parlando con lui (Sinner, ndr) in questo momento. Ci piacerebbe averlo. Ma a volte i loro programmi, gli accordi con gli sponsor e così via li spingono a impegnarsi in determinati tornei. Tutti Hhanno bisogno di una pausa, e a volte cade nella settimana della Laver Cup, e noi perdiamo il giocatore. Ma la porta è sempre aperta” conclude Zacks. Una conclusione sibillina, ma possiamo interpretare come qualcosa in più di una semplice speranza o possibilità.
    In Europa finora la tre giorni di gare organizzate dal team8 di Federer ha debuttato a Praga 2017, quindi si è spostata a Ginevra, Londra e nel 2024 Berlino. Manca ancora l’Italia, e visto che per il 2026 ancora non è stata annunciata alcuna sede, chissà che dopo San Francisco 2025 l’evento non si sposti proprio nel Belpaese. Milano? Roma? Vedremo. E nel caso, “basterà” a convincere Sinner a giocare?
    Marco Mazzoni LEGGI TUTTO

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    Federer: “Zverev non ha ancora vinto uno Slam perché gioca in modo passivo i momenti decisivi”

    Federer insieme ai due prossimi capitani di Laver Cup, Noah e Agassi

    Roger Federer fornisce la sua versione sulla difficoltà di Sasha Zverev nei tornei dello Slam, dove ancora il forte 27enne tedesco non è riuscito a trionfare. Lo svizzero ne ha parlato in una delle molte interviste e dichiarazioni rilasciate in questi giorni a Berlino, dove esercita il ruolo di “padrone di casa” alla Laver Cup, evento da lui ideato come concept e quindi messo in opera dal suo forte team manageriale, guidato dal manager Tom Godsick. La stampa tedesca non ha mancato di interpellarlo sul più forte giocatore di casa – presente anche all’evento a squadre di questo weekend – chiedendo al 20 volte campione Slam come mai Sasha non sia riuscito ancora a portare a casa un Major, giocando due finali, una quest’anno a Roland Garros, battuto in 5 set da Carlos Alcaraz. Secondo Roger, non è un problema tecnico o tattico, ma di attitudine, mostrata sia nella prima finale Slam persa a US Open 2020 contro Thiem (dove il tedesco conduceva per 2 set a 0) che quest’anno a Parigi.
    “Contro i migliori giocatori del mondo devi prendere l’iniziativa e giocare in modo offensivo. Lui (Zverev) non lo ha fatto contro Fritz” afferma Federer. “Quando lo guardo giocare, vedo qualcuno che gioca in modo troppo passivo, troppo difensivo nei momenti decisivi. Non gli manca molto, ha tutto per farcela, ma per vincere uno Slam devi fidarti dei tuoi colpi e giocare in modo più offensivo”.
    Un parere diretto al punto, che coglie nel segno evidenziando la più grande debolezza di Zverev, il trattenere il braccio in certe fasi calde dei match e stazionare troppo passivamente in posizione arretrata, sperando di forzare l’errore dell’avversario piuttosto di correre avanti o tirare l’accelerazione  a tutto braccio.
    Le critiche di Roger hanno trovato immediata risposta del fratello di Sasha, Mischa, commentatore di Eurosport e anche parte del team del fratello nel recente passato. “Non vedo le parole di Roger come una critica. Gli è stato chiesto qualcosa, ha risposto apertamente e onestamente”, afferma il fratello maggiore di Alexander, Mischa. “Capisce il gioco, è abbastanza chiaro. Conosce il tennis. Anche Sascha capisce il gioco,. La strada per la vetta è un processo. Sascha è attualmente il numero 2 al mondo. Ci sono molte persone, non Roger, ma le persone in generale, che dicono o scrivono costantemente qualcosa. Ma non bisogna dimenticare che è il numero 2 al mondo e può diventare il numero 1 con la stessa facilità. Sta facendo quello che sta facendo abbastanza bene. Certo, ritengo che Roger abbia ragione, proprio come molti altri, nel dire che ci sono situazioni in cui puoi giocare o comportarti in modo diverso. Ma quando ci si guarda indietro, ogni giocatore sa qualcosa di sé stesso o di qualcun altro che avrebbe potuto fare meglio, indipendentemente dal fatto che vinca o perda”.
    Marco Mazzoni LEGGI TUTTO