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    Sorrento affidata a Nicola Esposito: “Certo che abbia qualità umane e motivazionali per stimolare i ragazzi”

    A seguito della quinta sconfitta di fila rimediata al PalaSurace di Palmi, con la ShedirPharma Sorrento catapultata in zona play-out a seguito dei soli 2 punti raccolti nel girone di ritorno, il presidente Fabrizio Ruggiero ha indetto una conferenza stampa per analizzare il momento ed annunciare alcune decisioni su ciò che concerne la guida tecnica.

    “Da oggi, la squadra è stata consegnata nelle mani del mister 𝗡𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮 𝗘𝘀𝗽𝗼𝘀𝗶𝘁𝗼 ,e dello staff tecnico che già supportava Racaniello. Si tratta della compagine storica con Alfonso Manzi, il prof. D’Argenio, e gli scoutman Giovanni Del Basso e Morgan Celentano. Non ci sono state titubanze, considerando l’abnegazione mostrata da Nicola al servizio di questo progetto tecnico.”

    “Sono certo che lui abbia le qualità umane e motivazionali per stimolare i ragazzi, ed impostare il lavoro ascoltando esigenze nate all’interno dello spogliatoio. Vedo nei ragazzi tanta voglia di risalire la china, lavorare sodo durante gli allenamenti, e mister Esposito possiede il giusto appeal per toccare le corde giuste, e risollevare le sorti della nostra amata Folgore.

    “Ci aspettiamo una Folgore che incarni i valori di chi lotta per la sopravvivenza, perché è sotto gli occhi di tutti che le squadre in lotta per la permanenza stanno vendendo cara la pelle. Non esistono partite facili, se non quelle disputate dai nostri avversari nelle ultime uscite. Domenica non bisogna guardare la classifica, perché al di là della gara rocambolesca persa all’andata che ancora brucia, Bari è una squadra forte. Hanno una diagonale palleggiatore/opposto di tutto rispetto, per cui sarà vietato abbassare la guardia.”

    “Mi aspetto il pubblico delle grandi occasioni al PalAtigliana, ed invito tutti a supportare i nostri ragazzi perché lo meritano. Nel girone di andata, con un palazzetto pieno abbiamo regalato grandi emozioni e splendide prestazioni ai nostri tifosi, e contro Bari vogliamo tornare a far bottino pieno per la nostra Penisola” Giovanni Minieri Ufficio Stampa e Comunicazione ShedirPharma Sorrento

    (fonte: comunicato stampa) LEGGI TUTTO

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    Bernardinho tra famiglia e pallavolo: “Modena? Posso solo ringraziarla per quello che ci ha dato”

    Una sosta in Italia, a Modena, per vedere il figlio e tornare a respirare un pò la magia del PalaPanini. Parliamo di Berdardinho Rezende, padre di Bruno e attuale CT della nazionale brasiliana con cui disputerà i Giochi di Parigi 2024.

    Foto FIVB

    “Modena? Posso solo ringraziarla per quello che ha dato a me, ma soprattutto per quello che ha dato a mio figlio, lo ha accolto e ha allevato a braccia aperte. Abbiamo un debito di riconoscenza nei confronti di questa città” ha spiegato Rezende senior ai microfoni di TCR.

    E sì, perchè Bernardo ha guidato i gialloblù nella stagione 92-93 ma la storia che lega il figlio a Modena è ben più lunga. Il regista arriva a Modena dal Cimed nel lontano 2011 per sostituire un infortunato Mikko Esko nei playoff. Finiti i playoff Bruno torna in Brasile e mette fine alla sua avventura, la prima, sotto alla Ghirlandina. Ma è qui, forse, che è scatta quella scintilla che anni dopo lo riporterà a vestire ancora la maglia di Modena nelle stagioni 2014-2016 e dal 2021 ad ora.

    Foto Modena Volley

    Una Modena che quest’anno, è cosa nota, sta vivendo una delle stagioni più difficili della sua storia. Domenica con Cisterna, la formazione di Giuliani ha ritrovato la vittoria interna dopo due mesi nello scontro diretto per l’ottavo posto. “Bello vedere questa squadra vincere aggiunge Bernardinho. – è importante questa energia per definire la stagione e affrontare i play off. Ho visto una bella Modena.”

    L’alzatore sudamericano anche domenica ha messo in campo una prova da leader trascinando la sua squadra ad una vittoria fondamentale per la stagione: “Se non gioca da leader quando torna a casa lo picchio – continua scherzando il CT Brasiliano. – Fa quello che sa fare e deve trasmetterlo alla squadra.”

    (Fonte: Il Resto del Carlino di Modena) LEGGI TUTTO

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    Tutti i risultati del weekend delle squadre targate Club76

    Un altro fine settimana in campo particolarmente intenso per il Club76. A cominciare dal match casalingo di ieri delle ragazze di coach Bregoli che, in Serie A1, hanno vinto 3-0 contro Bergamo.

    Soddisfazioni anche dalla Serie B2 Under 18 delle le ragazze del duo Moretti – Ollino che, a Orago, hanno vinto 0-3. Le “clubbine”, nonostante un inizio un po’ contratto, sono riuscite a portare a casa il primo set, giocato punto a punto e a dare il meglio negli altri due, vincendo il match. In settimana sarà la volta dei quarti di finale U18 per il titolo provinciale, contro Almese.

    Weekend da dimenticare in B2 per MTS Santena, che ha perso 3-0 a Vigevano. Un primo set contornato da troppi errori e poca difesa permette a Vigevano di posizionarsi in vantaggio. Il secondo set stava per scivolare nelle mani di Santena, che lo ha però perso per un soffio, permettendo poi a Vigevano di chiudere la partita. Ci si prepara ora alla partita casalinga contro Gorla.

    L’U16 regionale con il Club76 Playasti ha vinto 3-0 contro Dogliani, negli ottavi di finale, nel corso di una partita mai in discussione. Per quanto riguarda l’U16 provinciale gruppo Gold, NewVolley Carmagnola Club76 ha perso 1-3 affrontando Volley Almese. Una sconfitta pesante in un match importante delle ragazze di Carmagnola contro un Almese che durante la partita si dimostra più squadra e prende coraggio.

    In Serie C il Club76 Playasti ha ceduto in casa 1-3 contro la Fortitudo Chivasso. Troppi errori da parte delle biancoblù favoriscono le avversarie, che nel terzo set provano a sistemare qualcosa, comandando il gioco, ma non basta per conquistare il match e l’intera posta in palio.

    Sorrisi in Serie D. Rasero Teloni – Playasti Club76 vince 3-1 contro Pallavolo Settimo. Un miglioramento notevole rispetto alla partita di andata, ma le “clubbine” pagano troppo il periodo sfortunato che ha visto il gruppo decimato durante le settimane di allenamenti. Bene anche GS Pino Volley, che vince a punteggio pieno su Sicom Cherasco, per 3-0.

    Per quanto riguarda l’U14 Gold, il Club76 Playasti vince 3-0 contro P.G.S. El Gall 2010. Una vittoria che permette di ottenere il primo posto nel girone. Dal prossimo turno inizierà la fase a eliminazione diretta.

    TUTTI I RISULTATI

    Venerdì 9 febbraioPrima Divisione Femminile C.T. Cuneo Asti Girone B: PGS Jolly vs Club76 Playasti 0-3Prima Divisione Azzurra C.T. Torino Girone C: Poroporati Grugliasco vs GS Pino Azzurra 3-2Prima Divisione Maschile C.T. Torino Girone A: Liquicredit Fenera Chieri76 vs Toplay Kolbe Over 3-1Under 14 F. C.T. Cuneo Asti Girone G: Club76 Playasti Provinciale vs Banca di Caraglio 3-1

    Sabato 10 febbraioSerie C F. C.R. Piemonte Girone A: Club76 Playasti vs Volley Fortitudo Chivasso 1-3Serie D F. C.R. Piemonte Girone B: GS Pino Volley vs Sicom Cherasco 3-0Serie D F. C.R. Piemonte Girone B: Rasero Teloni – Playasti Club76 vs Pallavolo Settimo 1-3Under 14 F. C.T. Cuneo Asti Girone E: Club76 Playasti Gold vs P.G.S. El Gall 2010 3-0Under 14 F. C.T. Cuneo Asti Girone F: L’Alba Volley vs Club76 Playasti 2011 3-0

    Domenica 11 febbraioUnder 18 F. C.T. Cuneo Asti Girone Qualificazione 5°/11°: Club76 Playasti vs New Volley Asti 3-0Under 16 F. C.T. Cuneo Asti Tabellone 1°/16° posto: Club76 Playasti Regionale vs V.B.C. Dogliani 3-0Under 16 F. C.T. Cuneo Asti Tabellone 1°/16° posto: L’Alba Volley Regionale vs Club76 Playasti 3-0Under 15 M. C.T. Torino Turbo D: Volley Parella Torino 2010 Rossa vs Liquicredit Fenera Chieri76 1-3Under 13 F. C.T. Torino Turbo L: Club76 Fenera Chieri vs Volley Parella Torino Blu 0-3Under 13 F. C.T. Cuneo Asti Girone G: Club76 Playasti Gold vs Club76 Playasti 2012 3-0Under 13 F. C.T. Cuneo Asti Girone I: VBC Savigliano vs Club76 Playasti Provinciale 3-1

    (fonte: Comunicato stampa) LEGGI TUTTO

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    Omag verso Lignano Sabbiadoro: “Con Talmassons altra gara difficile”

    Per molti è San Valentino, per altri è il Mercoledì delle Ceneri, ma per la OMAG-MT è Match-Day.

    Il campionato prosegue a ritmo spedito e questa sera, le squadre della pool promozione, si preparano per un acceso confronto. La Omag-MT affronta la CDA Talmassons in trasferta al Palazzetto dello Sport G.Teghi di Lignano Sabbiadoro.

    La compagine allenata da coach Barbieri, attualmente sesta in classifica, si è guadagnata la posizione con un gioco solido e determinato, e venderà cara la pelle per evitare di essere sorpassata dalle Zie. Con soltanto un punto a separarle in classifica, ci si può aspettare uno scontro senza esclusione di colpi. Talmassons arriva da una battaglia al tie-break contro Mondovì, mentre la Omag-MT ha ottenuto una netta vittoria contro Messina, dimostrando di essere una contendente seria per i playoff. Appuntamento, dunque, a questa sera alle ore 20, con entrambe le squadre determinate a conquistare la vittoria e a consolidare la propria posizione in classifica.

    Commenta il pregara il libero Giorgia Caforio: “Sicuramente affrontiamo un’altra gara difficile come d’altronde è tutta questa pool promozione. Noi veniamo da una buona gara e dobbiamo ripartire dalla consapevolezza che quando riusciamo ad esprimere il nostro ritmo e il nostro gioco possiamo impensierire chiunque. Sappiamo essere una partita importante in qualità di punti perché ci potrebbe avvicinare al quinto posto, per questo massima concentrazione.”

    A dirigere l’incontro ci saranno Maurina Sessolo e Barbara Manzoni.

    Il Campionato di Serie A2 è disponibile in esclusiva in diretta sul canale VolleyballworldTV , e su Icaro Tv al canale 18 del DTT in differita alle ore 23,50.  Aggiornamenti live anche sui profili ufficiali Consolini Volley Instagram e Facebook

    (fonte: comunicato stampa) LEGGI TUTTO

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    Lions Volley Latina: i risultati del weekend delle formazioni giovanili

    Settimana dei campionati giovanili della Lions Volley Latina con bilancio tra vittorie e sconfitte in perfetto equilibrio, con alcuni tornei che si avviano verso la conclusione della loro prima fase. Di seguito tutti gli incontri e i relativi risultati.

    La settimana neroarancio è iniziata con il piede giusto, con le due U19 e 17 maschili entrambe vittoriose nei loro confronti. La U19, che aveva un doppio impegno, si sbarazza nel primo della Serapo Gaeta in tre set, vincendo ogni parziale con distacchi abbastanza netti, cosa che ha consentito a coach Feragnoli di far ruotare tutti i suoi ragazzi. Senza storia anche la partita del secondo impegno, che nel derby tutto cittadino con la Cosmos Volley, vince 0-3, partita nella quale la panchina neroarancio ha potuto utilizzare tutta la rosa a sua disposizione. Con questa vittoria la squadra balza al primo posto in classifica, pronta per lo scontro diretto finale con Gaeta che decreterà la vincitrice del campionato provinciale.

    Altra bella prestazione della U17 maschile che da continuità al proprio gioco e di conseguenza ai risultati delle ultime partite. Questa volta i giovani ragazzi di coach Bagnara si sono imposti per 3-0 sulla Anzio Pallavolo, “vendicando” il risultato della partita di andata, giocando in modo assolutamente autoritario e convincente, con poche sbavature, meritando alla fine la vittoria.

    Importante vittoria anche per la 1a Div.ne femminile che è andata a vincere in maniera netta nel risultato, 0-3, sul campo della Volley School Aprilia/Ardea che la precedeva in classifica, ma la gara è stata davvero combattuta per i primi due set, giocata punto su punto da entrambe le formazioni, set chiusi entrambi ai vantaggi dalle leonesse, mentre nel quarto la Lions ha sugellato il successo con un distacco notevole.

    Sconfitte purtroppo entrambe le U16 femminili, nel girone F le giovani leonesse hanno perso sul campo della Serapo Gaeta per 3-0, con le padrone di casa meritatamente vittoriose. Nel girone G invece sconfitta delle ragazze di Latina in trasferta contro la Volley Academy Sezze con lo stesso risultato delle colleghe, 3-0, con gara decisamente molto più combattuta.

    Nel derby della U15 maschile, tutto in famiglia tra le due squadre Lions, vittoria abbastanza netta per 0-3 ottenuta dalla formazione di coach Montini che conserva la vetta della classifica del girone.

    Perdono infine entrambe per 3-0 le under femminili più giovani, la U14 in trasferta contro il Pianeta Volley Aprilia e la U13 in casa nel derby con la Volta Latina.

    TUTTI I RISULTATI

    Under 19 M: Lions Volley Latina – Serapo Gaeta = 3 – 0

    Under 17 M: Lions Volley Latina – Anzio Pallavolo = 3 – 0

    1a Div.ne F: Volley School Aprilia/Ardea – Lions Volley Latina = 0 – 3

    Under 19 M: Cosmos Latina – Lions Volley Latina = 0 – 3

    Under 16 F: Serapo Gaeta – Lions Volley Latina = 3 – 0

    Under 16 F: Volley Academy Sezze – Lions Volley Latina = 3 – 0

    Under 15 M: Lions Volley Latina Black – Lions Volley Latina = 0 – 3

    Under 14 F: Pianeta Volley Aprilia – Lions Volley Latina = 3 – 0

    Under 13 F: Lions Volley Latina – Volta Latina = 0 – 3

    (fonte: comunicato stampa) LEGGI TUTTO

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    Merritt Beason, stella di Nebraska: “Bello essere parte di un’evoluzione del ruolo di opposta”

    Pur non avendo le prerogative di avanguardia dal punto di vista tecnico-tattico, il campionato NCAA femminile fornisce sempre dei buoni motivi per essere seguito. Un po’ perché è il primo banco di prova per le giocatrici del Team USA del futuro, e la loro evoluzione attira molto interesse; un po’ per la grande tradizione all’interno di ogni ateneo, con i suoi miti e le sue peculiarità; un po’ perché sì, la pallavolo non sarà al livello di quella dei campionati professionistici, ma di sicuro è intensa ed emozionante. Senza contare che l’atmosfera dentro e fuori dal campo è unica.

    Perciò, abbiamo deciso di portarvi alla scoperta di una delle grandi protagoniste della fall season 2023: l’opposta Merritt Beason, che con le Nebraska Huskers si è guadagnata la luce dei riflettori grazie a prestazioni da urlo, riconoscimenti degni di nota (All-America First Team, Region Player of the Year, All-Region Team, All-Big Ten First Team) e numeri da leader.

    Foto Nebraska Huskers

    Merritt, per cominciare raccontaci qualcosa di te e di come ti sei appassionata alla pallavolo.

    “Mi chiamo Merritt Beason e sono originaria di una piccola città dell’Alabama chiamata Gardendale. Nel sud degli Stati Uniti il football è lo sport più popolare e tutto ruota intorno ad esso. Così, arrivata in prima media, dopo aver smesso di praticare ginnastica artistica perché ero diventata troppo alta, mi sono ritrovata a scegliere quale percorso sportivo intraprendere. Ero indecisa se diventare una cheerleader o fare qualcos’altro. Nel frattempo, ero venuta a sapere che un’amica di famiglia della mia età giocava a pallavolo e aveva preso parte a qualche piccolo torneo. Ne abbiamo parlato con lei e alla fine ho deciso di iscrivermi a un campionato per ragazzine. È così che è iniziato il mio percorso pallavolistico“.

    Dagli inizi in Alabama al college. Come mai dopo due solide stagioni con le Florida Gators hai deciso di trasferirti in Nebraska? Quali erano le altre opzioni?

    “Quando ero nel cosiddetto ‘transfer portal’, le mie prime tre opzioni erano Nebraska, Wisconsin e Auburn. Ovviamente Nebraska e Wisconsin offrivano cose diverse rispetto ad Auburn, ma erano anche più distanti da casa. Trovavo interessanti tutti e tre le possibilità e penso che sarei stata felice allo stesso modo se fossi finita altrove; alla fine, però, ho scelto la University of Nebraska perché non appena sono entrata nel campus mi sono sentita a casa. Poi Lincoln mi ricorda molto Birmingham, che è la città principale più vicina a Gardendale: anche questa somiglianza mi ha fatto sentire come a casa.

    Inoltre, in precedenza ero stata in nazionale con Lexi (Rodriguez, n.d.r.) e Bekka (Allick, n.d.r.) e avevo avuto l’occasione di vedere come giocavano, come facevano squadra e quanto erano motivate; in questo modo mi ero fatta un’idea più precisa di come fosse il programma. Siccome era una decisione importante, poi ho avuto un colloquio con coach Cook e il suo staff. Quando hanno espresso chiaramente che si sarebbero presi cura di me più come persona che come atleta, ho capito che Nebraska sarebbe stata la scelta migliore“.

    Dopo aver vinto la Big Ten Conference, Nebraska si è dovuta arrendere nella finale del campionato NCAA contro le Texas Longhorns. Ci racconti com’è andata la fall season 2023?

    “Senza dubbio la stagione 2023 è stata speciale e credo che a renderla tale sia stata soprattutto la forza del gruppo. Quando 14 ragazze formano una squadra, può succedere di imbattersi in diverse problematiche, ma alla fine ognuna di noi ha sempre voluto il meglio per le persone che aveva accanto: l’altruismo è proprio la caratteristica che ha portato in alto questa squadra. Ovviamente sapevamo di essere forti, ma non avremmo mai immaginato di poter essere così brave. Dunque, per noi all’inizio è stato fondamentale incentivare la chimica del gruppo, lavorare sodo ogni giorno e coltivare il desiderio di spingerci il più lontano possibile. Una volta che la stagione è entrata nel vivo, ci siamo rese conto di essere una buona squadra, e questa cosa ci ha motivato ancora di più, alimentando la nostra curiosità riguardo al percorso che potevamo fare insieme“.

    Foto Nebraska Huskers

    In che modo la prima stagione in Nebraska ha contribuito alla tua crescita?

    “Penso che siano migliorati molti aspetti del mio gioco. Una crescita che non si limita alle abilità ma che riguarda anche la capacità di divertirsi in campo. Mai come in questa stagione in Nebraska sono riuscita a divertirmi giocando a pallavolo, e questo per me è molto significativo. Inoltre, mi hanno aiutato a crescere come persona e come leader“.

    Durante l’ultima stagione hai preso parte al “Volleyball Day”, un momento che ha scritto la storia dello sport femminile a livello mondiale: erano ben 92.003 gli spettatori presenti (battuto ogni record) alla vostra partita contro Omaha. Che esperienza è stata?

    “È stato fantastico! Sono passati più di 5 mesi e ancora faccio fatica a esprimere a parole quello che ho vissuto. Penso che sia stato speciale, quasi surreale, per noi essere protagoniste di un evento così importante per lo sport femminile. Tante ragazzine ci hanno seguito e hanno pensato: ‘Anche noi possiamo farlo; anche noi potremmo essere lì un giorno’. Un evento come il ‘Volleyball Day’ ha dunque un significato più profondo. E credo che lo sport femminile non avrebbe potuto chiedere di meglio“.

    Amie Just (giornalista del Lincoln Journal Star) ha detto di te: “È impossibile immaginare questa squadra senza Beason. Lei è il collante che tiene insieme le Huskers”. Cosa pensi di aver dato a Nebraska quest’anno?

    “Penso di aver disputato una buona stagione, ma so bene di non aver ancora espresso tutto il mio potenziale. Ne ho parlato con l’allenatore proprio in questi giorni. Ci sono diverse cose su cui voglio lavorare e tanti aspetti del mio gioco che posso migliorare. Questa off-season e il prossimo campionato saranno importanti per me, soprattutto per vedere in quali aspetti riuscirò a crescere ulteriormente e dove riuscirò ad apportare piccoli cambiamenti che possono alzare il livello del mio gioco.

    Riguardo all’ultima stagione, ho messo a disposizione della squadra il mio bagaglio di conoscenze pallavolistiche e la mia leadership, e come ho detto in precedenza mi sono focalizzata sulle relazioni. Ero consapevole che, se fossi riuscita a creare legami solidi con le compagne e capire fino in fondo coloro che stavano al mio fianco, avrei potuto tirare fuori il meglio dall’intera squadra. Ovviamente questo meccanismo vale anche nei miei confronti. Dunque, nell’ultima stagione ho cercato di capire come lavorano le mie compagne, di cosa hanno bisogno da me in determinate situazioni e come possiamo lavorare insieme. Ho rivolto il mio focus su tutte queste cose“.

    Come ti descriveresti come opposta? C’è qualche giocatrice professionista che ammiri o a cui pensi di assomigliare?

    “Quando era più piccola mio padre era solito accostarmi a Jacqueline Quade, ex schiacciatrice di Illinois. Tuttavia, colei che ammiro di più è Jordan Thompson: per me è sempre un piacere vederla giocare e rappresenta un punto di riferimento importante per chi ricopre il mio ruolo in campo. Penso che sia speciale, soprattutto a livello universitario, per un opposto saper giocare in ogni rotazione con grande versatilità. e che nella pallavolo femminile questo aspetto del gioco si stia evolvendo. Al liceo non giocavo da opposta, quindi ho dovuto trovare un modo per apprezzare questo ruolo e, una volta superata la fase di apprendistato legata al fatto di essere destrorsa, ho imparato ad amarlo. È bello essere parte di questo processo di evoluzione del ruolo di opposto“.

    Foto Nebraska Huskers

    Qual è il miglior consiglio che hai ricevuto da una leggenda del coaching NCAA come John Cook e dal suo staff (formato da Jaylen Reyes, Kelly Hunter e Jordan Larson)?

    “Sicuramente ho ricevuto un sacco di consigli e insegnamenti nell’ultima stagione, ma in generale penso che i più importanti riguardano come essere una buona compagna di squadra e una grande leader, cosa posso fare nei momenti positivi e in quelli negativi, e quali sono le piccole cose che favoriscono la crescita del team“.

    La filosofia di coach Cook può essere riassunta dall’espressione “Dream Big” (sogna in grande). Dunque, ti chiedo: quali sono i tuoi sogni per il futuro?

    “Sto ancora cercando di capire bene cosa fare. Ci sono un sacco di sogni e obiettivi diversi che sto cercando di perseguire. Il mio desiderio è di giocare da professionista. Non so ancora per quanto tempo, ma sicuramente è qualcosa a cui aspiro e non vedo l’ora di scoprire quali porte si apriranno per me da questo punto di vista. Successivamente mi piacerebbe fare qualcosa nell’ambito della pallavolo: ho già in mente qualche progetto che può aiutare questo sport a crescere nel sud degli Stati Uniti, in particolare in Alabama“.

    Quando un giorno smetterai di giocare e guarderai la tua carriera in retrospettiva, per cosa vorresti essere ricordata?

    “Non ho dubbi sulla risposta a questa domanda. Non voglio essere ricordata per i premi che ho vinto, per quanto punti ho messo a segno o cose del genere. Per me la priorità è sempre stata quella di mostrare che tipo di persona e compagna di squadra sono. Perciò, spero che il giorno in cui appenderò le ginocchiere al chiodo potrò guardarmi indietro e vedere che effettivamente sono riuscita ad avere un impatto – più o meno grande – sulle mie compagne. È per questo che vorrei essere ricordata. Ritengo che l’aspetto relazionale sia molto più importante dei premi e dei trofei vinti“.

    di Alessandro Garotta LEGGI TUTTO

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    Marco Pantani, uno dei più grandi sportivi italiani di sempre

    Marco Pantani non è stato solo uno dei più forti corridori di sempre, è stato uno dei più grandi sportivi di sempre. La sua apparizione sulle scene rappresentò anche una ‘rivoluzione’ nel modo di vivere e raccontare il ciclismo. Oggi quel ciclismo non esiste più, ma molto è nato da lì
    PANTANI PER SEMPRE: LO SPECIALE

    Ci sono modi e modi di raccontare o ricordare un campione. Se poi quel campione è Marco Pantani tutto diventa diverso. Perché, a distanza di vent’anni, si fa ancora fatica a non emozionarsi quando si parla o si scrive di lui. Perché Marco Pantani è stato il campione di tutti. Quello capace di rendere ancora più popolare uno sport che è da sempre nel DNA del nostro paese. Dai tempi di Coppi e Bartali, passando per la guerra e gli anni immediatamente successivi fino ad arrivare al dualismo Saronni-Moser. Solo per citare alcuni esempi. Ecco Marco Pantani non aveva un rivale italiano, ma è stata la miccia che ha fatto reinnamorare del ciclismo milioni di italiani. Soprattutto una generazione, quelli dell’inizio degli anni ’80, che aveva ricevuto in dono, per lo più dai nonni, la passione per uno sport che alcuni ritenevano per vecchi. Il ciclismo agli inizi degli anni 90’ non era quello di oggi. Ecco perché, provare a raccontare chi è stato Marco Pantani, per chi come chi scrive l’ha vissuto nella fase della fine dell’adolescenza, a chi è nato dopo il 2000 può essere un modo diverso di far capire di raccontare il Pirata. All’epoca le dirette integrali delle tappe erano un sogno. Ci si accontentava dei vari rotocalchi che precedevano il Giro e degli ultimi 40-50 km della tappa, raccontati dalla mitica voce di Adriano De Zan con il commento tecnico di Vittorio Adorni. Diretta preceduta dalla immancabile sigla Rai (“Nessun dorma”) cantata da Pavarotti. Quando partiva quella canzone era il momento di andare a svegliare nonno Felice perché “la corsa”, come la chiamava lui, stava per cominciare. Era un appuntamento fisso che si ripeteva ogni pomeriggio.

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    Una rivoluzione anche mediatica
    Ecco Pantani rappresentò una rivoluzione anche dal punto di vista televisivo. Perché per la prima volta. Nel 1993 il Giro non fu trasmesso dalla Rai, ma da Mediaset. E si trattò di una autentica rivoluzione. Perché Giovanni Bruno capo progetto di quei Giri riuscì a rovesciare completamente il modo di raccontare la corsa. Di fatto cominciò a nascere l’idea di creare “l’evento”, in cui l’attesa della tappa diventava parte integrante del racconto. E così quando Pantani si fece conoscere agli occhi del mondo, nella 15^ tappa del Giro 1994, la voce non era più quella di Adriano, ma di suo figlio Davide De Zan con Beppe Saronni al commento tecnico. 195 km da Merano ad Aprica con Stelvio e Mortirolo nel mezzo. Da quel momento, da quello scatto, da quell’arrivo in solitaria la Carrera non sarà più solo Chiappucci. Ma anche e soprattutto Marco Pantani.

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    Ciclismo
    “Pantanissimo”, un eroe sempre in prima pagina

    Con le sue gesta straordinarie, Marco Pantani ha stregato il mondo del ciclismo e non solo. A vent’anni dalla sua morte, vogliamo ricordarlo nelle sue numerose imprese a Giro e Tour, testimoniate dai titoli e dalle prime pagine dei più importanti quotidiani sportivi dell’epoca
    PANTANI PER SEMPRE: LO SPECIALE

    IL MITO DI MARCO PANTANI SULLE PRIME PAGINE DEI QUOTIDIANI SPORTIVI

    Dal 1994 al 2000, il Pirata ha fatto innamorare il mondo del ciclismo. A vent’anni dalla sua morte, vogliamo ricordarlo nelle sue numerose imprese a Giro e Tour, testimoniate dai titoli e dalle prime pagine dei più importanti quotidiani sportivi. In un’epoca in cui i social ancora non esistevano, ecco come veniva celebrato il campione di Cesenatico sui media

    3 AGOSTO 1998: MARC DE TRIOMPHE

    La Gazzetta dello Sport celebra la vittoria di Pantani al Tour 1998 con un geniale “Marc de Triomphe”, con la foto del Pirata festeggiato da Felice Gimondi, ultima maglia gialla italiana prima di lui nel 1965

    3 AGOSTO 1998: PANTANISSIMO

    L’Equipe conia un superlativo in ricordo del grande Fausto Coppi (Campionissimo) per descrivere la vittoria di Marco Pantani al Tour del 1998. Un grande onore per il ciclista romagnolo

    Un ciclismo inimmaginabile 
    Era un ciclismo inimmaginabile quello di allora per i ragazzi d’oggi. Le gabbiette per le scarpe avevano lasciato da poco tempo spazio alle tacchette. Le bici non erano leggere come oggi. Pensate che qualsiasi bici moderna fa apparire come un pezzo di antiquariato i top di gamma dell’epoca. Il carbonio sarebbe arrivato molti anni dopo. I telai erano in alluminio. Le ruote ad alto profilo non esistevano, al massimo per le crono si usavano le lenticolari. Ma nulla a che vedere con quello che si vede in corsa oggi. I freni a disco sono una scoperta degli ultimi anni. Le leve del cambio avevano già lasciato i tubolari per andare sulle leve dei freni. E va da sé che i cambi elettronici sembravano fantascienza. Stesso discorso per gps e computerini vari. Si iniziavano a vedere i primi cardiofrequenzimetri e le crisi, di fame e non, erano abbastanza comuni. I gel non esistevano e i corridori facevano il carico di carboidrati con la pasta a colazione, con panini di rinforzo, dolci e salati in corsa. Spesso in discesa per ripararsi dal vento utilizzavano dei giornali sotto la maglia. L’obbligo del casco per l’intera durata della corsa è arrivato solo nel 2003. Non a caso uno dei gesti tipici di Pantani, un must ormai, il simbolo dei suoi attacchi: era il lancio della bandana prima dello scatto in salita.

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    La sfortuna prima dei grandi successi
    Il Giro del 1994 fu solo l’inizio. In mezzo tanta sfortuna, ma nessuna voglia di mollare. Fino a quel giro 1998. La voce era tornata quella di Adriano De Zan con accanto un giovane Davide Cassani. La squadra di Pantani non era più la Carrera, ma la Mercatone Uno. Erano cambiati i rivali, su tutti, un altro russo: Pavel Tonkov. Corridore tosto, a cronometro come in salita. Con una resistenza allo sforzo incredibile. La tappa era la 19esima: Cavalese-Plan di Montecampione. Pantani appassionava ed entusiasmava tanto la gente che la diretta integrale della tappa stava per abbandonare l’ambito dell’eccezione, per entrare in quello della normalità. Tonkov non molla. Davanti alla tv c’è un Nazione intera a tifare per la maglia Rosa. Marco ha un vantaggio ristretto sul russo e alle porte c’è una cronometro, in cui Tonkov parte nettamente favorito. A 3km dall’arrivo, nella parte transennata, arriva l’attacco decisivo e vincente del Pirata. Una cavalcata stupenda segnata da tanta sofferenza anche per chi seguiva da casa.

    La doppietta Giro-Tour
    Pantani vince quel giro davanti a Tonkov e Guerini e va al Tour. All’epoca la doppietta Giro-Tour non era un azzardo come spesso viene visto oggi. Non a caso, la scelta di Tadej Pogacar di correre i due grandi giri per eccellenza quest’anno continua a fare discutere. Ma all’epoca non era così. Certo non era una passeggiata. Ma nemmeno una chimera. Per intenderci: Indurain riuscì a piazzare la doppietta nel 1992 e nel 1993. Quel Tour fu un Tour strano, caratterizzato dalla macchia del doping, dalle sirene delle gendermerie. Dalle minacce di sciopero dei corridori. Ma fu soprattutto il Tour di Marco Pantani. Il suo rivale era un tedesco: il capitano della Telekom. Uno che la Grande Boucle l’aveva vinta l’anno prima: Jan Ullrich. E se Tonkov era tosto, Ullrich lo era all’ennesima potenza. Ma Pantani era uno di quelli che non mollava mai. E il Pirata lo dimostra nella Grenoble-Les Deux Alpes. In una giornata infernale, sotto una pioggia torrenziale, sul mitico Galibier, a 50 km dalla fine, sulla penultima salita, Marco parte. “Un attacco annunciato” come lo definirà Cristiano Gatti, ospite della Rai. Perché ormai l’attacco di Pantani era parte dello spettacolo delle frazione di montagna. Qualcosa di atteso. Che vagava nell’aria. E così un uggioso pomeriggio di luglio francese entra nella leggenda grazie a Marco Pantani, che plana in discesa e va a vincere con 9’ di vantaggio su Ullrich. Una doppietta Giro-Tour che lo manda nell’Olimpo dello sport. Perché Pantani non è stato solo uno dei più grandi ciclisti di sempre. E’ stato uno dei più grandi sportivi di sempre. Uno capace da audience da finale di mondiali di calcio. Uno capace di entrare nel cuore delle persone. Un campione capace di far innamorare del ciclismo anche quelli che non avevano a casa un nonno capace di trasmettergli la passione per questo meraviglioso sport. Questo era Marco Pantani per chi è nato agli inizi degli anni ’80. 

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    Chi era Marco Pantani: resta per sempre il simbolo del ciclismo

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    Vent’anni sono tanti o non sono nulla. Il tanto può essere riferito a quel lasso di tempo che intercorre dalla data…14 febbraio 2004. Il nulla riguarda il valore personale del ricordo e quello pubblico delle sue imprese. Se torno a quella maledetta data di venti anni fa e che celebra la festa degli innamorati, non è altro che un brivido lungo la schiena, lo stesso che avevo quando, con mani basse sul manubrio, Marco Pantani scattava appena la strada saliva. Ora quel brivido e urlo di letterale gioia mi si strozza in gola, diventa un macigno, un vero e proprio uragano, un maledetto vortice emotivo di immane tristezza ed angoscia. Quel giorno facemmo “nuda cronaca” quando invece volevamo solo piangere. Una giornata, serata, passata a dare informazioni, all’epoca Sportime, il primo tg di SkySport, senza sosta e senza soluzione di continuità vista la gravità dell’episodio. Quel giorno raccontammo, annientati dal dolore, tutte le sue vittorie, tutte le sue gesta, tutti i suoi momenti ripercorrendo passo dopo passo la sua vita, assai breve e per certi versi triste e drammatica come epilogo. 

    Le tante domande
    Così si è celebrato il campione, così si è omaggiato il personeggio con mille domande sulla sua fine. Un turbinio di emozioni e sensazioni che frullano nella testa nel bene e nel male. Ora è indubbio che si è detto, scritto, visto e non visto anche troppo. Di considerazioni e ragionamenti ve ne sono ed eccome ma di Marco Pantani è bello e doveroso ricordare altro. Certo è che tra inchieste, processi, sentenze, appelli, indiscrezioni, verità nascoste, scoop o simili, rilievi, pareri, confessioni, rivelazioni, ipotesi e tanto ma tanto altro ci hanno inondato, sommerso e troppe volte annientato. E ancora, avvocati, famiglia, manager, sostenitori, denigratori, amici o finti tali, fans, tifosi, malavitosi, ergastolani, corrieri, fidanzate, parenti, psicologi, criminologi, esperti, tuttologi e…non so chi altro sono intervenuti con perenni dichiarazioni, supposizioni, congetture e deduzioni. Un vero mistificante frullato del nulla. Non voglio dire che non bisogna arrivare alla verità o rispondere ai tanti perché, ci mancherebbe…ma ne sono uscite troppe, mai chiare e francamente poco edificanti per la sua Memoria, maiuscolo. 

    Una cosa è certa. Marco Pantani quel giorno è morto. Marco Pantani non c’è più da quel 14 febbraio del 2004. Marco Pantani, quell’omino con la testa luccicante al sole, che diventa un gigante sulla bici non è mai morto. Come tutti i grandi, le leggende e i miti, Marco Pantani corre sempre nei ricordi e nella memoria di tutti. Mi ha fatto un gran piacere i recenti paragoni che hanno avvicinato la popolarità di Sinner ad Alberto Tomba, Valentino Rossi e… Marco Pantani. Ecco perché non manca, è sempre lì mani basse smorfie all’ultimo tornante e poi il colpo di pedale, quello con cui staccava tutti diveniva più soffice e morbido sotto lo striscione dell’arrivo. Marco Pantani è ed era il ciclismo, quell’eroe che si esalta solo al vedere in lontananza la montagna. Una sfida infinita: “Vado così forte in salita per abbreviare la mia agonia”. Ecco chi era Pantani. Abbiamo tutti presente che cosa ha fatto con la maglia Carrera e qualche capello in testa o con i colori della Mercatone di Luciano Pezzi con bandana ed orecchino. Giro e Tour. Ha vinto poco o molto per troppo poco tempo…inizi da giovane gregario e spalla di campioni come Chiappucci poi libero di interpretarsi con pezzi di autore, poi i tanti incidenti le tante ripartenze i regolamenti e la lotta con sé stesso. Il suo vissuto è una sorta di continuo saliscendi e in questo si inserisce anche il nostro racconto. Ci ha portato ed accompagnato su tante strade, ha fatto tifare tutta l’Italia senza distinzione di età, ci ha fatto scoprire il concetto dell’impresa, della sofferenza, della solitudine del numero Uno. Ecco chi era Pantani, attore protagonista di un film con ragazzo innamorato della bici. Il suo cavallo alato che lo liberava dalle sue angosce era un ragazzo libero quando cavalcava la sua bici. Si aspettava Marco Pantani, dalla Tv le immagini uscivano con la voce rotta di Adriano De Zan e di un giovane esordiente Davide Cassani, un racconto di esaltante epopea di un quasi antico ciclismo. Record di ascolti e di presenze agli arrivi e sulle strade. Ecco chi era Marco Pantani. I suoi gesti, il suo rituale era la preparazione a quello che attendevi…scatti e controscatti per stroncare chiunque, il popolo ciclistico in visibilio, il suo autografo per il ricordo perenne. Ecco chi era Marco Pantani. Il suo sguardo sfuggente ed impaurito quando aveva intorno troppa gente mi è sempre presente. Il suo sorriso liberatorio ad occhi chiusi e braccia larghe sotto i traguardi è stampigliato nella mia memoria. La rabbia per l’ennesima rinascita e i pugni al cielo sono per me indelebili. Strade, salite, strappi, discese, curve e tornanti, ogni metro percorso sono i suoi lasciti. “Per vincere Pantani non ha bisogno del Doping, ha bisogno delle salite”, diceva in terza persona, quanto è vero Marco. Mi permetto di passare al tu per quelle volte che abbiamo pedalato insieme e per le tante che ti ho raccontato anche nel finale di quel pantano della vita reale. Immagini, foto, maglie raccontano il piccolo grande uomo. 20 anni che non cambiano le nostre emozioni.
    Ecco chi era Marco Pantani.

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